Il rispetto: un percorso dedicato alle donne

di Patrizia Napoletano, Rosalia Tedeschi

 

Il Progetto “Il rispetto: opportunità pedagogico-cliniche”  è stato ideato su richiesta della prof.ssa Lucrezia Carlucci, Vicepresidente della sezione di Matera della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari), con l’intento di rafforzare la coesione interna,  l’amicizia, la dialettica  e la collegialità tra le donne aderenti all’Associazione.

Ispirato al tema nazionale 2009-2011 della FIDAPA, che sollecitava un percorso del rispetto finalizzato all’affermazione della donna come  soggetto attivo del cambiamento e del superamento della crisi socio-economica, il progetto pedagogico-clinico ha inteso proporre un’esperienza di riscoperta, riaffermazione e rivalutazione del ruolo e dei ruoli della donna in un contesto di regressione economica e  culturale.

La specificità della domanda ha orientato la nostra risposta, soprattutto in considerazione della recente fase politica attraversata dal Paese e dei condizionamenti di una certa cultura che tendeva a determinare il valore, anche economico, della donna a seconda del grado di accondiscendenza al potere maschilista.

Nell’ambito delle nostre riflessioni, non è stata ritenuta secondaria la  diffusione di fenomeni quali la violenza di genere, il femminicidio, lo stalking; inoltre, la domanda della FIDAPA appariva ancor più interessante e impegnativa perché giungeva a noi mentre il mondo si mobilitava per scongiurare la condanna a morte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana assurta a simbolo  delle martiri della Sharia. In molte aree del mondo, la donna non vede ancora riconosciuto il fondamentale diritto all’autodeterminazione, all’affermazione di sé come soggetto attivo, capace di fare la differenza.

In quest’ottica, il rispetto come percorso verso una maggiore consapevolezza di sé, delle potenzialità e delle qualità personali, si è inquadrato nel tema proposto dalla Federazione Internazionale BPW (Business and Professional Women), power to make a difference, il potere di fare la differenza, che,  com’è ribadito nei documenti ufficiali della FIDAPA, offre un’occasione unica e irripetibile per scovare, trovare e fare emergere le potenziali future Donne-Leader-Dirigenti dell’Associazione,  capaci di continuare a fare sempre di più la differenza, orientando l’agire associativo verso risultati concreti che incidano nel territorio locale e nazionale a favore del genere donna.    

 Da questi spunti di riflessione e per rispondere all’esigenza di promuovere nelle donne una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e del proprio valore,  il nostro progetto pedagogico clinico sul rispetto è stato un percorso di approfondimento personale e relazionale centrato sulla donna in quanto capace di creare relazioni autentiche con le altre persone, finalizzando la propria azione al ben-essere comune.

Il termine “rispetto”,  dal latino respecto, respectare, significa guardare indietro, ossia   ri-guardare, tornare a guardare. Riguardare qualcosa di già visto implica una maggiore attenzione, un atteggiamento di ricerca: si torna a guardare quando si è perso qualcosa o si teme di averlo perso, quando si vuole cogliere un dettaglio o si cerca qualcos’altro. Il rispetto, dunque, implica un affinamento delle capacità percettivo-sensoriali e un potenziamento dell’attenzione che, nei riguardi dell’altro, si traduce in termini di sensibilità, disponibilità all’accoglienza e capacità empatica.

Le tecniche e i metodi della Pedagogia Clinica  , favorendo il rafforzamento dell’unità psicofisica, determinano il superamento dei dualismi tra mente e corpo, tra emozionalità e razionalità, tra passato e presente, tra tutti gli opposti e le contrapposizioni che, talvolta,  rendono la persona distratta e poco attenta al respecto; inoltre, stimolano la scoperta e il potenziamento della creatività personale, mobilitando energie ed insospettate risorse interiori.  Lo sviluppo creativo genera un approfondimento personale, la conoscenza di sé, quei tratti specificamente individuali che rendono ogni persona unica, ma universalmente umana, consentendo di rintracciare negli  altri, nella diversità altrui, quei tratti che accomunano tutti gli esseri senza alcuna esclusione pregiudiziale. La conoscenza di sé è presupposto per il riconoscimento ed il rispetto dell’altro, la cui diversità è dialetticamente assunta come  arricchimento.

 

Il percorso del rispetto

Il progetto, strutturato in quattro incontri variamente tematizzati, ha avuto come meta il raggiungimento di un rapporto più significativo con se stessi e con gli altri.

Partendo dall’idea che la vita è un ciclo, che l’età evolutiva non finisce con l’adolescenza, ma prosegue per tutta l’esistenza, abbiamo strutturato un percorso circolare  che – in futuro – potrebbe  ampliarsi per  ri-guardare, cogliere altro, fare nuove scoperte.

Abbiamo avviato il percorso invitando le donne partecipanti a rimettere in gioco le abilità accantonate o disperse; sperimentare possibilità alternative; sondare  potenzialità; approfondire  l’identità personale attraverso la riscoperta ed il rafforzamento dell’unitarietà corpo-mente, il riequilibrio psico-emozionale e posturale, la riorganizzazione spazio-temporale in rapporto agli altri ed all’ambiente esterno. 

In questa prima fase le esperienze sono state centrate sulle tecniche del metodo Edumovement®,  integrate con  altre tecniche e metodi espressivo-organizzativi della Pedagogia Clinica.

Successivamente, abbiamo sollecitato una maggiore attenzione alla propriocezione, proponendo attività che hanno coinvolto la sfera sensoriale, la memoria, la voce, la respirazione. In questa fase abbiamo seguito i suggerimenti del metodo Memory Power Improvement®, ed altre tecniche pedagogico cliniche che hanno modulato piacevolmente sia l’esperienza individuale che quella di gruppo, puntando al rafforzamento delle capacità di concentrazione e cooperazione.

A questo punto il gruppo si è mostrato pronto a procedere verso la scoperta di nuove modalità espressive; le esperienze proposte hanno riguardato l’approfondimento della sfera emozionale.  Seguendo alcune tecniche proprie del metodo Musicopedagogia® il gruppo si è avviato ad  una comunicazione  più autentica. Le donne partecipanti si sono mostrate in grado non solo di cogliere il potere trasformativo di ogni atto esperienziale e conoscitivo, ma anche di  condividere le spinte creative personali, gestendo con maggiore consapevolezza lo sviluppo intrapersonale ed interpersonale.

La conclusione del percorso ha segnato l’avvio di un nuovo ciclo: grazie ai principi che hanno accompagnato le esperienze derivate dal metodo Inter-Art® sono state mobilitate  le  potenzialità espressive, emozionali e creative, sempre nel perfetto equilibrio mente-corpo. Le partecipanti hanno scoperto come il soffio vitale, l’atto respiratorio sia regolatore della  gestualità e della tonicità muscolare, sperimentando nuove  possibilità dichiarative di sé, comunicazionali e relazionali. Ogni forma di linguaggio ha consentito nell’ambito del gruppo, di vivere in ciascuno una realtà complementare e reciprocamente trasformante.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n.24/2011).

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