Il rispetto. Un percorso personale e relazionale dedicato alle donne

Il Progetto “Il rispetto: op­portunità pedagogico-cliniche” è stato ideato su richiesta della prof.ssa Lucrezia Carlucci, Vice­presidente della sezione di Ma­tera della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari), con l’intento di rafforza­re la coesione interna, l’amici­zia, la dialettica e la collegialità tra le donne aderenti all’Asso­ciazione.
Ispirato al tema nazionale 2009- 2011 della FIDAPA, che solleci­tava un percorso del rispetto fi­nalizzato all’affermazione della donna come soggetto attivo del cambiamento e del superamento della crisi socio-economica, il progetto pedagogico-clinico ha inteso proporre un’esperienza di riscoperta, riaffermazione e ri-valutazione del ruolo e dei ruoli della donna in un contesto di regressione economica e culturale.
La specificità della domanda ha orientato la nostra risposta, so­prattutto in considerazione della recente fase politica attraversata dal Paese e dei condizionamenti di una certa cultura che tendeva a determinare il valore, anche economico, della donna a secon­da del grado di accondiscenden­za al potere maschilista.
Nell’ambito delle nostre rifles­sioni, non è stata ritenuta secon­daria la diffusione di fenomeni quali la violenza di genere, il femminicidio, lo stalking; inol­tre, la domanda della FIDAPA appariva ancor più interessante e impegnativa perché giungeva a noi mentre il mondo si mobilita­va per scongiurare la condanna a morte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana as­surta a simbolo delle martiri del­la Sharia. In molte aree del mondo, la donna non vede an-cora riconosciuto il fondamenta­le diritto all’autodeterminazione, all’affermazione di sé come soggetto attivo, capace di fare la differenza.
In quest’ottica, il rispetto come percorso verso una maggiore consapevolezza di sé, delle potenzialità e delle qualità perso­nali, si è inquadrato nel tema proposto dalla Federazione In­ternazionale BPW (Business and Professional Women), power to make a difference, il potere di fare la differenza, che, com’è ri­badito nei documenti ufficiali della FIDAPA, offre un’occasio­ne unica e irripetibile per scova­re, trovare e fare emergere le po­tenziali future Donne-Leader-Dirigenti dell’Associazione, capa­ci di continuare a fare sempre di più la differenza, orientando l’a­gire associativo verso risultati concreti che incidano nel terri­torio locale e nazionale a favore del genere donna.
Da questi spunti di riflessione e per rispondere all’esigenza di nelle donne una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e del proprio valore, il nostro pro­getto pedagogico clinico sul rispetto è stato un percorso di ap­profondimento personale e relazionale centrato sulla donna in quanto capace di creare relazioni autentiche con le altre persone, finalizzando la propria azione al ben-essere comune.
Il termine “rispetto”, dal latino respecto, respectare, significa guardare indietro, ossia ri-guar­dare, tornare a guardare. Riguar­dare qualcosa di già visto impli­ca una maggiore attenzione, un atteggiamento di ricerca: si torna a guardare quando si è perso qualcosa o si teme di averlo per­so, quando si vuole cogliere un dettaglio o si cerca qualcos’al­tro. Il rispetto, dunque, implica un affinamento delle capacità percettivo-sensoriali e un poten­ziamento dell’attenzione che, nei riguardi dell’altro, si traduce in termini di sensibilità, disponi­bilità all’accoglienza e capacità empatica.
Le tecniche e i metodi della Pe­dagogia Clinica, favorendo il raf­forzamento dell’unità psicofisi­ca, determinano il superamento dei dualismi tra mente e corpo, tra emozionalità e razionalità, tra passato e presente, tra tutti gli opposti e le contrapposizioni che, talvolta, rendono la persona distratta e poco attenta al respec­to; inoltre, stimolano la scoperta e il potenziamento della creativi­tà personale, mobilitando ener­gie ed insospettate risorse inte­riori. Lo sviluppo creativo genera un approfondimento per­sonale, la conoscenza di sé, quei tratti specificamente individuali che rendono ogni persona unica, ma universalmente umana, con­sentendo di rintracciare negli al­tri, nella diversità altrui, quei tratti che accomunano tutti gli esseri senza alcuna esclusione pregiudiziale. La conoscenza di sé è presupposto per il riconosci­mento ed il rispetto dell’altro, la cui diversità è dialetticamente assunta come arricchimento.

Il percorso del rispetto
Il progetto, strutturato in quattro incontri variamente tematizzati, ha avuto come meta il raggiungimento di un rapporto più signifi­cativo con se stessi e con gli al­tri.
Partendo dall’idea che la vita è un ciclo, che l’età evolutiva non finisce con l’adolescenza, ma prosegue per tutta l’esistenza, abbiamo strutturato un percorso circolare che – in futuro – po­trebbe ampliarsi per ri-guardare, cogliere altro, fare nuove sco­perte.
Abbiamo avviato il percorso in­vitando le donne partecipanti a rimettere in gioco le abilità accantonate o disperse; sperimen­tare possibilità alternative; son­dare potenzialità; approfondire l’identità personale attraverso la riscoperta ed il rafforzamento dell’unitarietà corpo-mente, il riequilibrio psico-emozionale e posturale, la riorganizzazione spazio-temporale in rapporto agli altri ed all’ambiente ester­no.
In questa prima fase le esperien­ze sono state centrate sul metodo Edumovement®, integrato con altre tecniche e metodi espressi­vo-organizzativi (Prismograph®, Gestalt Dance, Disegno onirico, Psicodramma pedagogico).
Successivamente, abbiamo sol­lecitato una maggiore attenzione alla propriocezione, proponendo attività che hanno coinvolto la sfera sensoriale, la memoria, la voce, la respirazione. In questa fase abbiamo seguito i suggeri­menti del metodo Memory Power Improvement®, integrato con altre tecniche pedagogico cliniche che hanno modulato piacevolmente sia l’esperienza individuale che quella di gruppo, puntando al rafforzamento delle capacità di concentrazione e cooperazione.
A questo punto il gruppo si è mostrato pronto a procedere verso la scoperta di nuove modalità espressive; le esperienze proposte hanno riguardato l’ap­profondimento della sfera emo­zionale.
Seguendo alcune tecniche pro­prie del metodo Musicopedago­gia®, integrato con altre tecniche, il gruppo si è avviato ad una co­municazione più autentica. Le donne partecipanti si sono mo­strate in grado non solo di co­gliere il potere trasformativo di ogni atto esperienziale e cono­scitivo, ma anche di condividere le spinte creative personali, ge­stendo con maggiore consapevo­lezza lo sviluppo intrapersonale ed interpersonale.
La conclusione del percorso ha segnato l’avvio di un nuovo ci­clo: grazie ai principi che hanno accompagnato le esperienze de­rivate dal metodo Inter-Art® sono state mobilitate le potenzialità espressive, emozionali e creati­ve, sempre nel perfetto equilibrio mente-corpo. Le parteci­panti hanno scoperto come il soffio vitale, l’atto respiratorio sia regolatore della gestualità e della tonicità muscolare, speri­mentando nuove possibilità di­chiarative di sé, comunicazionali e relazionali. Ogni forma di linguaggio ha consentito nel­l’ambito del gruppo, di vivere in ciascuno una realtà complemen­tare e reciprocamente trasfor­mante.

Patrizia Napoletano
Rosalia Tedeschi
Pedagogista Clinico®