Il simbolo: “la simbologia della torre”

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Non esiste  una teoria unitaria e quindi definitiva del simbolo, ma ne sono state formulate varie e spesso contraddittorie; meglio quindi partire dalle origini, ricostruendone la storia a cominciare dalla parola “simbolo”, in greco ‘symbolon’ derivato di ‘symballo’: “ mettere assieme”.

Nella Grecia antica era usanza tagliare in due una moneta o un qualsiasi altro oggetto e darne una metà ad una altra persona. Queste due metà, conservate dall’una e dalla altra parte, di generazione in generazione, davano la possibilità ai discendenti delle due persone, amici, parenti, ospiti…di riconoscersi. Questo segno di riconoscimento si chiamava simbolo. Il simbolo, la parte spezzata, non è quindi un elemento separato, esso porta con sé e identifica, in qualunque luogo si trovi, la totalità della quale ha fatto parte e la situazione della quale fu metà.

Anche Platone, riferendosi al mito di Zeus che deciso a castigare l’uomo, senza però distruggerlo, lo tagliò in due, concluse che da allora “ciascuno di noi è il simbolo di un uomo”, la metà che cerca l’altra metà, il simbolo corrispondente ( Convito, 189-193).

Nella sua evoluzione la funzione simbolica non è rimasta ristretta a situazioni e casi particolari, ma è passata a costituire un principio di applicabilità universale che comprende tutto il campo del pensiero umano.

Il simbolo ha così 1) applicabilità universale, 2) variabilità e mobilità, nel senso che il simbolo crea una tensione, una spinta in avanti, apre un nuovo dislivello energetico, si protende verso un equilibrio che rimane costantemente al di là di esso (metapoietico-trasformare), 3) funzione mediatica: la comunicazione non potrebbe infatti fluire pienamente, né potrebbe arrivare ad un livello ottimale di sviluppo ed evoluzione, se non attingesse ad un complesso sistema di simboli.

Il senso completo di un simbolo non può essere imprigionato entro i limiti ristretti di significato e definizione, e soltanto attraverso alcuni dei significati tradizionali che certi simboli hanno acquisito nel corso dei secoli, è possibile inoltrarsi in quel regno che va oltre la parola.

Esso costituisce la chiave per accedere ad una sfera di comprensione più grande. Un simbolo rende più intelligibili determinate realtà e mentre le enuncia, si afferma come parte dell’unità che rappresenta.

E’ un valore, un contrassegno che ci porta ad essere riconosciuti e a riconoscerci come parte di un tutto in forma armonica. Ed è potente, perché possiede potere in senso etimologico e perché pur essendo da noi percepito come forma esso è in realtà una forza che ha assunto una forma,  è energia che  esprime una dimensione dinamica e una proporzione creativa, è propulsore di vita.

Il simbolo può essere in tal senso considerato “la struttura portante della materia vivente dell’universo”, una verità che prescinde dalla transitorietà della vita individuale o generazionale, legata piuttosto alla perennità della vita cosmica. Questo carattere permanente gli attribuisce così una notevole capacità esplorativa, come una bussola che indica la strada della nostra crescita interiore; e quando noi riusciamo ad acquisire la dimensione simbolica, entriamo in una fase di raccolta di dati e di valori inconfondibili che ci forniscono le nostre coordinate, i nostri punti di riferimento nel mondo.

I simboli presentano una certa costanza nella storia delle religioni, della società e delle singole personalità. Essi sono legati a situazioni, a pulsioni…come sostiene Carl Jung ’ il mondo parla attraverso il simbolo’ .

Gran parte del simbolismo riguarda direttamente l’interazione di forze antitetiche nel mondo dualistico della manifestazione.

La torre è uno di questi simboli. Le sue caratteristiche opposte ci mostrano quanto sia vivo nel simbolo un dinamismo organizzatore di una scissione esistenziale che inizia come molteplice e si restringe poco a poco fino ad essere ridotta a due poli che manifestano due tendenze antitetiche: “ il bene ed il male”.

La torre è da una parte simbolo di ascesa, un edificio sacro elevato verso il cielo, alla cui origine vi era senza dubbio il desiderio di avvicinarsi alla potenza divina e di canalizzarla verso la terra. Condivide il simbolismo della scala come desiderio di innalzarsi a un nuovo livello ontologico e quello della colonna, nel rappresentare la colonna vertebrale o asse del mondo, come elemento di supporto che collega i diversi livelli garantendone la solidità.

La parola Ziqqurat, ad esempio, che designa le torreggianti strutture mesopotamiche, deriva dal verbo babilonese zaqaru, che significa ‘essere alto – elevato‘.

Infatti queste costruzioni non avevano la funzione di dare l’assalto al cielo, ma appunto quella di elevare le menti ed i cuori alla contemplazione del soprannaturale, dando allo stesso tempo la possibilità agli dèi di avere una scala per scendere sulla terra.

Infatti l’intero universo era visto come un’entità animata da una unica vita, le si riconosceva un’armonia dei mondi superiori e inferiori: ‘il sopra scende’ ‘il sotto s’innalza’. Ed il simbolo spaziale che lo rappresenta è la torre del tempio sumerico a gradoni dove i gradoni corrispondono ai diversi livelli di manifestazione della coscienza umana.

Nella tradizione occidentale, ispirata alle costruzioni medioevali ricche di torri campanarie, la torre non è solo simbolo di ascesa, ma anche di vigilanza. Esse nel medioevo potevano servire a scorgere eventuali nemici, ma non avevano perduto il senso antico della elevazione; il rapporto tra cielo e terra che essa rappresenta per mezzo degli scalini era presente, ogni gradino della scala, così come ogni piano della torre segnava una tappa nell’ascesa. Il suo simbolismo nasce infatti da un mito ascensionale che raccoglie l’energia generatrice del sole e la comunica alla terra.

C’è anche un significato intermedio nella simbologia della torre che si ritrova, ad esempio, nelle fiabe in cui la principessa è chiusa in una torre; in questo caso essa assume il significato di luogo recintato con caratteristiche ambivalenti di protezione e di prigione.

Tornando alle torri babilonesi, nell’antropologia biblica la Torre di Babele è divenuta al negativo simbolo dell’eccesso dell’orgoglio umano che porta l’individuo a tentare di superare  il divino, e nell’epilogo della sua storia possiamo ritrovare questo dualismo.

La Torre di Babele, come altre torri della Mesopotamia, era di struttura cilindrica, costruita con mattoni cotti e bitume, a più piani e coronata da un tempio affinché  la sua vetta fosse simile al cielo, dimora degli dei.

All’origine anche questa torre aveva sicuramente lo scopo di ristabilire con un artificio l’asse primordiale rotto e di elevarsi suo tramite al divino, ma si è poi trasformata nel mito biblico: è divenuta il tentativo umano di innalzarsi con presunzione al livello di Dio.

Dice la Bibbia che fino a quel momento, gli uomini parlavano un’unica lingua e che per punire la loro superbia il Signore confuse il loro linguaggio e li disperse sulla faccia della terra, affinché non si intendessero più gli uni con gli altri. Questa mutata situazione li obbligò ad aprire le finestre al mondo e ad uscire dal loro ambiente nel quale avevano vissuto fino ad allora agglutinati nella loro unicità. In tal senso possiamo leggere nel simbolo di questo mitica costruzione due significati ambivalenti: da una parte essa rappresenta una struttura di falsi valori, o di valori troppo elevati, quegli atteggiamenti che il nostro Io costruisce come difese dal mondo esterno, dalla vita in genere, o come copertura di quelle pulsioni che riteniamo inaccettabili e che sono contenute in quella zona posta dentro di noi che Jung definì “l’ombra”, dall’altra  esprime,  nel momento in cui si interrompe la sua ultimazione, l’apertura verso l’esterno e l’evoluzione che ne consegue.

A livello di personalità i due significati opposti della torre sono presenti dentro di noi: da una parte c’è il bisogno e il desiderio di integrarsi al mondo di kairos (l’universo), dall’altra la paura di uscire da quelle strutture interne che ci sono utili fino a che non si trasformano in corazze, in schemi mentali troppo rigidi, inflessibili. Queste strutture sono paragonabili alla nostra colonna vertebrale che ci sostiene eretti, ma che quando diventa rigida torre, provoca esplosioni interne che hanno lo scopo di liberarci da situazioni divenute stagnanti; queste fasi rappresentano momenti duri, ma segnalano anche nuovi inizi offrendoci ulteriori opportunità di cambiamento.

La Torre di Babele rappresenta anche l’attaccamento eccessivo a ciò che è materiale, è il monumento alla mancanza di visione ecologica, olistica che rende l’essere umano separato dal resto dell’umanità e dalla natura.

La caduta della Torre di Babele ci indica pertanto la caduta di vecchie forme di essere e di comunicare, allo scopo di riscattare e di recuperare le parti di ognuno di noi che sono rimaste prigioniere all’interno di quella struttura rigida di cui abbiamo parlato e che non ci permette di crescere ed espanderci nel rispetto della propria natura. E cade dentro di noi simbolicamente ogni volta che qualche cosa dentro la nostra interiorità è giunta al punto di ebollizione e ha bisogno di espandersi.

Il messaggio della caduta in questo mito è che un cambiamento significativo è in atto dentro di noi e che la possibilità dell’illuminazione come presa di coscienza è presente nella mente umana, sia sul piano individuale che collettivo. Le ‘esplosioni’ che nella nostra personalità si manifestano a livello corpo con sintomi funzionali, a livello mente con paure eccessive, idee fisse, insonnia e a livello ambiente con comportamenti sociali inadeguati, possono manifestarsi in situazioni che ci scuotono fortemente, come la perdita di progettualità, dispiaceri affettivi, problemi sociali, o qualsiasi altra situazione limite. In questi casi la via  della trasformazione è aperta solo quando avviene l’incontro con qualche altra dimensione del nostro Io profondo che è fonte viva e creativa di risposte alle vecchie e nuove esperienze.

Seguono alcune esperienze di visualizzazione:

Utilità delle esperienze: sviluppo immaginario – rottura di stereotipi – soluzione di situazioni problematiche – revisione di presupposti logici limitanti – connessione con potenzialità sconosciute della nostra personalità.

Esperienza n.1) “La torre delle possibilità”

Chiudi gli occhi, assumi una posizione comoda…respira profondamente…inspira… segui il percorso dell’aria: naso…gola…bronchi…polmoni…espira…segui il percorso inverso…continua per un po’, mentre respiri con tranquillità e calma, il tuo corpo si rilassa sempre di più, pronto a seguire la tua immaginazione. Ti trovi all’interno di una torre di fronte ad una scala che porta nel sotterraneo della costruzione. Comincia a scendere lentamente 49 scalini visualizzandoli e prestando attenzione alle tue emozioni…come sono questi scalini, la scala è illuminata, in penombra o c’è buio…stai scendendo lentamente o velocemente… Alla fine arrivi in fondo alla scala…com’è il luogo in cui ti trovi , come ti senti?…ad un tratto hai la consapevolezza che sei sceso/a per cercare un dono sconosciuto…guarda in cosa consiste…mettiti in contatto e dialoga con ciò che incontri…chiederai anche per cosa potrai utilizzarlo….porterai il dono in superficie…ora comincia a risalire e quando sarai al punto di partenza comincia ad osservare la torre, è molto solida, ha pareti spesse e porte chiuse da molte serrature…non ci sono finestre, ma ci sono altre scale…sei chiuso/a dentro  e ti accorgi che puoi uscire dalla torre rompendo il tetto…si da il tempo necessario affinché si possa visualizzare la propria soluzione…scrivere quanto si ricorda dell’esperienza fatta…emozioni, sensazioni…qual è il dono trovato…se lo si è utilizzato oppure no. Se si è riusciti ad uscire dalla torre rompendo il tetto oppure no…cosa si è fatto dopo…Infine disegnare con i pastelli a cera la propria torre ed il dono trovato .

Esperienza n. 2) “La torre della percezione e dell’intuizione”

Chiudi gli occhi e segui il respiro mentre inspiri…ed espiri dalle narici..fai in modo che il tuo corpo diventi molto rilassato e tranquillo mentre inspiri..e…espiri.Ora immagina di camminare…c’è una radura di fronte a te, in lontananza vedi una vecchia costruzione…ti avvicini…è una torre…entri…ti fermi al piano terra…c’è la prima stanza..sulla porta è disegnato un simbolo…puoi capire che è la stanza dell’olfatto perché sulla porta è disegnato un grosso naso…appena la apri senti un miscuglio di odori terribili, fra cui quello di cibo vecchio e ammuffito…cominci a ripulire la stanza dagli odori, strofinando tutti gli angoli e le fessure della stanza…puoi mimare con il corpo i movimenti di pulizia…rendi tutto chiaro, pulito e con un buon odore…mentre lavori comincia a sentire i tuoi profumi preferiti…ora prova piacere a stare in questa stanza, respirandone profondamente la fragranza. Ora lascia la stanza dell’olfatto e sali al piano superiore..sulla porta di questa seconda stanza è disegnata una grossa mano…pulisci bene anche questa stanza, a fondo..getta via tutti i rifiuti che ti impediscono di percepire la consistenza delle cose…comincia a tastare le pareti…passa le mani sulla carta da parati, che sarà carta vetrata…poi ghiaccio…seta…satin…corteccia d’albero…velluto, e osserva come ogni cosa dia alla tua pelle una sensazione differente, più o meno piacevole…ora comincia realmente a strofinare le mani sui tuoi abiti, notando la consistenza dei tessuti, e poi delicatamente passale sul volto e sui capelli…osserva che sensazione piacevole. Quando sei pronta/o lascia nuovamente la stanza e sali un altro piano…il simbolo sulla porta è quello di una grossa lingua..è la stanza del gusto…qui c’è molto disordine…tutti i cibi sono mescolati e tu cominci a sentire il sapore di ciò che ti piace di meno…forse il fegato…pensa a tutti i sapori per te sgradevoli…nel pulire questa stanza assicurati di dividere i vari gusti, separando le mele dalle arance, la torta dalla pizza…quando pensi di aver finito comincia a sentire il sapore di alcuni cibi da te preferiti…esci e sali al piano superiore, procedi verso la stanza dell’udito, appena apri la porta, senti una mescolanza di suoni discordanti, la stanza è piena di lanugine sulle pareti e uno spesso strato di cera dappertutto…ripulire questa stanza nel miglior modo sapendo che stai migliorando la qualità del tuo udito…quando finisci, apri le finestre e lascia entrare l’aria fresca…ascolta il mormorio della brezza che ti passa accanto…ascolta attentamente i suoni accanto a te…infine torna ad ascoltare il tuo respiro…lascia poi anche questo piano ..sali di nuovo…sulla nuova porta c’è disegnato un grande occhio..è la stanza della vista…è piena dei rifiuti, dell’immondizia che vi hai accumulato in tutti gli anni passati per impedirvi di vedere chiaramente come avresti potuto…con l’immaginazione osservati mentre togli le ragnatele e ripulisci la stanza della vista con tutto ciò che occorre..getta tutti i rifiuti…apri le finestre ..fai entrare l’aria pulita ed i raggi del sole…osserva..è tutto splendente…guarda fuori dalla finestra ed osserva la scena all’esterno, notandone le forme ed i colori…lascia questa stanza  e comincia a salire le scale dell’ultimo piano è la stanza più importante …ora che hai pulito le stanze dei 5 sensi sei pronta/o per aprire l’ultima porta…quella della stanza dell’intuizione…che simbolo vedi sulla porta? Entri…ti sembra di percepire nitidamente tutti i colori…i suoni…gli odori… le forme…i sapori….Ora che hai avuto accesso alla parte più profonda e preziosa dove albergano le tue possibilità guarda cosa trovi dentro questa stanza…è qualcosa solo per te…ti da un messaggio…apri gli occhi lascia che la mano disegni in un mandala l’esperienza vissuta.

A causa della lunghezza dell’esperienza, è possibile far eseguire la visualizzazione di una sola stanza per volta.

Esperienza n. 3) “La torre e l’alleato interiore”

Chiudi gli occhi…assumi una posizione comoda…concentra l’attenzione sul respiro…senti il piacere di respirare profondamente e aritmicamente ed entra , pian piano, in uno stato di rilassamento profondo…sentirai nel tuo corpo l’esperienza del benessere…immagina di vivere in un piccolo villaggio da fiaba: piccole case con il comignolo, colori molto vividi…costruisci i dettagli nel modo più creativo e preciso che puoi…la caratteristica di questo luogo è che ai suoi confini è cresciuto un bosco di rovi altissimi…al di là esiste una vecchia torre, si intravede appena…senza sapere come ciò può essere avvenuto, ti ritrovi magicamente al suo interno…sei nella parte superiore…non sai da quanto tempo..forse da molto…Sotto c’è una porta chiusa con una grossa catena ed un grande lucchetto una piccola scala a chiocciola ti ha portata/o su…il pavimento ed i muri sono grigi.solo dall’alto penetra la luce che attraversa i vetri sbarrati di una finestra. C’è uno specchio…bussano alla porta e credi di sentire qualcuno che ti chiama per nome…non rispondi…ti pare di essere chiamata/o ma non ne sei certa/o…Alla terza volta percepisci chiaramente il tuo nome e senti il rumore della serratura che si apre…con difficoltà scendi, malgrado la stanchezza per il tempo trascorso nell’immobilità, via via che ti avvicini all’uscita senti il tuo corpo che si desta..è più leggero…ora vedi la persona che ti ha liberato…vi abbracciate…la persona ti indica la strada verso la libertà..vi salutate…tu attraversi i rovi che circondano la torre senza farti male e senza impedimento…al di là dei rovi non c’è il paese della fiaba, ma il mondo attuale reale, con tutte le possibilità..ti senti bene..il sole splende..è una giornata tiepida. Ti siedi su un masso e ricordi  rivedi la mappa della prova superata…la tua autostima aumenta…ora sai che dalla torre si può uscire guidati dal nostro alleato interiore…mentre rifletti si avvicina una colomba che ti lascia un biglietto con scritto un messaggio…lo leggi…rivedi i tuoi doni e sai che ogni volta che tu ti senti prigioniero in una torre è sufficiente fare ricorso alle tue risorse interne.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 7/2003)

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