In dinamica comunicazionale

Comunicare deriva dal latino “communico”, mettere in comune, dividere, condividere e, in forma antecedente da “cum moenia” che conferisce al vocabolo un significato ancora più profondo, con cui si intende  interagire, stabilire un legame, riuscire a  trasmettere. La comunicazione a cui ci riferiamo non è limitata  allo schema fornito dalla “teoria classica della comunicazione”, bensì rivolta a considerare i fattori di intenzionalità, volontà e coinvolgimento che sono insiti nel comunicare.
L’intenzionalità e la volontà trovano significato nella consapevolezza di essere in grado di scegliere liberamente tra vari comportamenti da attuare, parole da pronunciare, intonazioni da impostare; un modo di trasmettere messaggi secondo modalità di espressione che ne determinano il significato.
La partecipazione al processo comunicativo di più soggetti o di più eventi, argomenti, oggetti di conversazione che costituiscono i messaggi richiamano la nozione di coinvolgimento, un significato che sfiora quella di socializzazione. Il coinvolgimento si ha quando si acquista conoscenza e coscienza di sé, di ciò che ci sta attorno, quando nell’interazione si dimostra di saper dosare numerose e diverse abilità, essere capaci di osservare, di comprendere, di lasciar tempo e spazio al proprio interlocutore, di saper tacere. Competenze comunicazionali che devono poter essere sviluppate  e padroneggiate fino a dare un autentico significato al messaggio, definito oltre che dalle regole morfo-sintattiche dalle stimolazioni tonematiche, paralinguistiche, e dalle espressioni mimiche, gestuali, posturali e prossemiche. Una competenza che è legata alla nostra capacità di utilizzare e integrare varie abilità, poiché solo così è possibile realizzare concretamente l’intenzione comunicativa, l’uso appropriato dei segnali e delle loro variazioni. Questo fenomeno spiega quanto la comunicazione sia affascinante e complessa, e quanto sia difficile renderla appropriata nel gestire gli aspetti contestuali.
La padronanza espressiva nella sua completezza, si raccoglie nella conduzione del metodo Reflecting®,  nelle modalità rivolte a produrre effetti comunicazionali  idonei ad aiutare l’altro a riflettere, a  stimolare la riflessione, a guardare dentro di sé, a stare in relazione con se stesso fino a giungere ad un nuovo e diverso equilibrio. Un impegno che è proprio del Reflector, il professionista che utilizza ogni segnale informatore affinché , grazie alla riflessione possa avvertire le contraddizioni, assumere consapevolezza delle motivazioni che determinano le scelte, innalzare l’edificio della propria personalità.
Il Reflector® per essere comunicativo dovrà saper scegliere liberamente tra vari comportamenti da attuare, parole da pronunciare, intonazioni da impostare, oltre che avvertire il senso di coinvolgimento e partecipazione al processo comunicazionale.  Una competenza che si manifesta attraverso l’uso appropriato del linguaggio verbale, della cinesica e dei tanti altri segnali, tra cui le omissioni, le ripetizioni, i suoni incoerenti, i balbettii, le sospensioni di frase e i silenzi con cui sollecitare l’altro alla riflessione. Egli è quel professionista e quello specialista che si caratterizza come ascoltatore capace di sopire le considerazioni che derivano dal proprio sistema di valori, dai propri stereotipi e dal proprio mondo super-egoico, è colui che, animato dal rispetto, sceglie di ascoltare con spirito speculativo discreto e finalizzato e che possiede per questo volontà di comprensione, rispetto e sincerità.
Tante attenzioni rivolte all’obiettivo che è proprio del Reflector®, contrario a formulare opinioni, dare informazioni, dispensare consigli, illustrare punti di vista, e ancor meno offrire insegnamenti di vita, favorevole invece a trovare, come attraverso la catarsi della tragedia greca, un bilanciamento tra il dionisiaco e l’apollineo, stimolando la riflessione per permettere all’individuo di trovare nuove abilità, diverse forze indispensabili alla crescita, acquisire un personale equilibrio.
La dinamica comunicazionale assume così, grazie a questa particolare modalità interattiva, una grande efficacia educativa, una importante sorgente di stimoli validi per imparare a leggere e conoscere se stessi. Sollecitazioni capaci di aprire la porta per inoltrarsi nel proprio castello, di provocare e  diffondere il piacere di riflettere, senza indulgenza, fino a cogliere le difese più o meno rigide, le incertezze, le compressioni subite nel nome di un dovere superiore, gli ostacoli più o meno complessi e ardui, una conoscenza di sé necessaria per avanzare verso il raggiungimento della propria méta di vita.

Elena Gaiffi
Psicologa Doc. ISFAR