La centralità del corpo nella Scuola dell’Infanzia

di Myriam Perseo

 

La Scuola dell’Infanzia si presenta, oggi, come scuola aperta alla molteplicità e alla diversità di culture; una scuola partecipata e vissuta dalle famiglie, progettata dal team docente, accogliente e disponibile al cambiamento. Essa è portatrice di una nuova visione dell’infanzia: soggetto di diritti e co-costruttrice della propria storia e della cultura cui appartiene. Aperta ai bambini dai tre ai sei anni, agisce in una fase particolare per la costruzione dell’identità personale, basandosi sul fondamentale concetto di fluidità del percorso educativo: « si pone la finalità di promuovere lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza, della cittadinanza» (D.M. 31-7-2007, Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo dell’Istruzione). Una scuola nuova, disponibile alle istanze dell’ambiente circostante, capace di diventare stimolo educativo per il territorio, considerato che «gli ambienti in cui la scuola è immersa sono più ricchi di stimoli culturali, ma anche più contraddittori […]. L’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione dei bambini, […] proprio per questo la scuola non può abdicare al compito di promuovere la capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la vita dei bambini» (Op. cit. D.M. 31-7-2007). A scuola essi vivono esperienze fondamentali, le quali si ripercuotono sullo sviluppo delle strutture linguistiche, cognitive, sociali e affettive. Sono, infatti, gli anni del consolidamento della fiducia nei confronti della realtà esterna, naturale e sociale, e dello sviluppo della capacità di lettura dell’ambiente, per apprendere ed elaborare, per fare ed agire.

Essi, inoltre, portano con loro la propria storia, quella della famiglia, le relazioni interpersonali, gli accenti della lingua o dialetto, le immagini, i colori, gli odori della casa. Esistono tante storie, ma, anche tanti modi di essere bambini e di vivere l’esperienza dell’infanzia: una pluralità connessa alla singolarità e all’irripetibilità del singolo. La scuola dell’infanzia pone il bambino «al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva le proposte non verranno pensate «per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato» (Op. cit. D.M. 31-7-2007). Partendo da questi presupposti, fondati sulla centralità della persona, la scuola si apre alle nuove possibilità offerte dalla Pedagogia Clinica  , la quale opera «nella convinzione che il valore di un metodo educativo è dato dai risultati che si ottengono, dalla possibilità di sviluppare ogni aspetto della persona, dalla capacità che si offre a questa di esprimere i propri sentimenti, acquisire conoscenze e abilità, apprendere come imparare» (G. Pesci – A. Pesci, Pedagogia Clinica in classe, 1999, Edizioni Scientifiche Magi, Roma, p. 7).

Contraddistintasi quale « pedagogia del concreto, applicata, pratica, autentica, capace di incidere veramente nel vissuto delle persone» (In Riv. Pedagogia Clinica, Pedagogisti clinici, n. 01, anno 1, Gennaio / Giugno 2000, p. 9), essa è capace di dare significati nuovi all’esperienza, al vissuto, al senso dell’esistere, valorizzando la persona globale, l’individuo che agisce, che si muove, che pensa, che vive.

Una visione olistica che unisce persona e corpo: un approccio che supera la settorialità educativa delle prospettive tradizionali che “rinchiudevano” il corpo in “gabbie” e che si fondava sullo sviluppo delle potenzialità cognitive separate dallo sviluppo dell’espressività corporea. Al concetto, legato a certi pregiudizi culturali, secondo cui il corpo è qualcosa di estraneo, subordinato allo spirito, oggetto di addestramento o di narcisismo si viene a delineare oggi, l’idea di unità psicofisica, integrazione e unicità.

Secondo la pedagogia tradizionale e l’educazione scolastica, esso ha rappresentato, per diverso tempo, un “involucro” al quale erano legati divieti e proibizioni, oppure ancora, “qualcosa” che si doveva allenare con l’esercizio fisico, la fatica, il lavoro muscolare, separato, comunque dalla totalità della persona e dalle sue potenzialità espressive. Il bambino dai tre ai sei anni, invece, esperisce il mondo a partire dal corpo: un universo fatto di emozioni, sensazioni, idee, relazioni.

Riscoprirlo nei suoi valori umanistici più qualificanti, quali il suo sviluppo in armonia con quello della personalità complessiva e l’integrazione del movimento con l’espressività, valorizza gli aspetti del progettare insieme, del relazionarsi, del compartecipare, liberando il rapporto educatore-educando, da ogni forma di rigidità.

La Scuola dell’Infanzia si dispone, così, ad accogliere il corpo, con i suoi movimenti, che sono apertura all’altro, ascoltandolo, prendendosene cura, riconoscendolo luogo da esplorare, conoscere, rispettare; luogo di costruzione dell’identità; luogo in cui sono inscritti gli alfabeti indispensabili per l’espressione e la comunicazione.

Una scuola delle possibilità, in cui la dimensione cognitiva e corporea si fondono e si integrano con quella relazionale, in un equilibrato progetto di crescita, nel quale entrano a far parte il fare e l’agire il gioco, la fantasia, la creatività.

Un cambiamento di prospettiva che ne modifica l’organizzazione, per consentire ai bambini nuove opportunità di relazionarsi con lo spazio e il tempo, di vivere la corporeità, attraverso una piena sintonizzazione fra gli attori del processo di apprendimento (gruppo dei pari, insegnanti, famiglie, personale scolastico ed extrascolastico).

All’interno di questa nuova rete di relazioni ognuno può riconoscersi, raccontarsi ed esprimersi, in un’atmosfera “morbida e calda”, piacevole e improntata sul dialogo, che rende possibile «espandere, sviluppare, affinare ed elaborare tutte le abilità della

Persona perché possa imparare, risolvere, decidere e creare, prendendo coscienza del proprio corpo, delle proprie emozioni e sensazioni e del proprio autentico linguaggio espressivo» (G. Pesci – G. Mencattini, Autonomia e coscienza di sé, 1999, Ed. Scientifiche Magi, Roma, p. 11).

Viene così a configurarsi una scuola diversa, la quale si dispone, non solo come il luogo dell’apprendimento, dello sviluppo e della crescita, ma anche come luogo della cura. Essa «promuove una pedagogia attiva e delle relazioni che si manifesta nella capacità degli insegnanti di dare ascolto e attenzione a ciascun bambino, nella cura dell’ambiente, dei gesti e delle cose e nell’accompagnamento verso forme di conoscenza sempre più elaborate e consapevoli» (D.M. 31-7-2007: Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo dell’Istruzione).

Un’attenzione nuova e un ascolto che implica sguardi, silenzi, gesti e che coinvolge il corpo; una disponibilità vissuta grazie agli apporti della Pedagogia Clinica che valorizza la gestualità, la respirazione, gli sguardi e che invita alla relazione. L’apertura alla dimensione della corporeità può costituire, quindi, per ogni docente un reale cambiamento, una sfida interessante, attraverso percorsi, facilitati e mediati dal Pedagogista Clinico®, sui quali poter riflettere, confrontarsi, sperimentare, formare e formarsi, divenendo risorsa, propositore, organizzatore, negoziatore, «ponte» nella realizzazione di un nuovo processo insegnamento-apprendimento.

 

Il corpo e le molteplici espressioni del sé

Il corpo è il luogo in cui vi sono iscritti gli alfabeti indispensabili per l’espressione soggettiva e la comunicazione interpersonale; un potente mezzo espressivo e comunicativo, autentico, profondo, unico, per i bambini e le bambine della scuola dell’infanzia. Ogni persona, infatti, non è un soggetto astratto, ma reale, collocato nel tempo e nello spazio, propositore di una conoscenza intuitiva e forte, frutto dell’esperienza del vivere, che va valorizzata, sostenuta, nutrita. Un sapere esperito che diviene condiviso, una possibilità per oltrepassare l’esclusiva verbalizzazione di un evento, uno sperimentare che dà voce a ciò che unisce “il dentro con il fuori”, in cui la dimensione della corporeità è “pensante”, non strumento, ma parte del processo di conoscenza.

La visione di un corpo-soggetto implica la proposta di una conoscenza che si acquisisce attraverso il coinvolgimento diretto dei sensi. Riconoscendolo come territorio del sapere, superando la visione del corpo-strumento da utilizzare, si possono creare tempi e spazi in cui il fare e il pensare si trovano intrecciati, in cui i bambini si raccontano attraverso codici diversi, per far vivere il corpo nel contesto-scuola, non limitandosi, esclusivamente, alla proposta di attività specifiche, quali l’educazione motoria o alla salute, ma favorendo un coinvolgimento globale della persona ed una motivazione forte ad apprendere. Uno spazio-tempo nuovo che permette agli alunni di comunicare, esprimersi, agire, creare, adeguandosi ai loro bisogni e alle loro richieste caratterizzato dalla flessibilità e dall’utilizzo libero di tutti i sensi, che aiuta a rimuovere gli stereotipi e a guardare con occhi diversi, interessati e sorpresi l’esperienza. Il sentire, toccare, vedere, ascoltare non si riduce agli occhi, alla pelle, alle orecchie, ma si allarga, attorcigliandosi con gli affetti, i sentimenti, le emozioni.

La capacità di fare esperienza del mondo, di esprimere l’interiorità si fonda sulle possibilità che i sensi hanno avuto in una scuola da toccare, da guardare, da odorare; una scuola in cui esserci significa esistere interamente e non in piccole parti, fatte di testa o mani, di pensieri o parole. Essa diviene spazio di incontro educativo, formazione e collaborazione in cui si impara a vivere la realtà con tutti i sensi e in tutti i sensi. Offrire molteplici occasioni per sperimentare le tante Espressioni del Sé, attraverso attività quali il ritrovarsi insieme sdraiati in silenzio ad ascoltarsi respirare, oppure il suonare con il corpo, o rappresentarsi attraverso la drammatizzazione, ma, anche giocare, dondolare, girare, toccare, costruire, sono condizioni essenziali per la ricerca del sé corporeo.

Si «tratta di […] prendere coscienza del proprio corpo […] entrare in appartenenza con esso, accrescere una abilità di relazione dinamica con esso, conferirgli il suo pieno valore esistenziale. È una ricerca corporea che permette di dare valore alle esperienze del corpo e alla loro risonanza sullo psichismo e di rafforzare la personalità» (G. Pesci, A. Pesci, Op. cit., p. 63).

In tutto ciò si inserisce il coraggio dei docenti di cambiare le regole del gioco all’interno di un’organizzazione che può apparire rigida, riconoscendosi costruttori e regolatori del tempo-scuola, non fruitori passivi di un indeterminato e incontrollabile flusso temporale, bensì saper attendere, saper ascoltare con pazienza e interessamento

pieno di stupore e freschezza, disponibilità interne che richiedono la creazione di un clima sereno e positivo. Scoprirsi capaci di fare. Per comunicare con i tanti codici possibili è importante che i bambini conoscano il corpo, esplorandolo in ogni parte, prendendo coscienza delle sue articolazioni, entrando in appartenenza con esso, poterlo vivere in modo pieno e positivo, ne conferisce il vero valore esistenziale.

La conoscenza del corpo è un processo in divenire, che si costruisce nel tempo attraverso esperienze tattili, visive, uditive, posturali, di movimento e che può essere reso concreto attraverso un costante dinamismo fra Io-Corpo, come conoscenza di sé, espressione di sentimenti rappresentazione, fra Io-Mondo corpo come strumento di esplorazione dell’ambiente, mezzo di conoscenza e di azione, fra Io-Altri corpo come fonte di conoscenza dell’Altro, mezzo di comunicazione e di relazione.

Attraverso tecniche pedagogico-cliniche, adeguate all’età e alle esigenze ludiche dei bambini e delle bambine della scuola dell’infanzia, tratte dai metodi BonGeste®, Prismograph®, Edumovement®, Musicopedagogia®, InterArt®, si può agire su tutto il corpo quale centro di esperienze. Infatti, il corpo può essere abitato positivamente fino a renderlo dialogante e disponibile allo scambio, conoscere il valore del gesto, realizzarne una positiva presa di coscienza, favorire uno sviluppo motorio armonioso,

assicurare l’evoluzione nella consapevolezza del sé e nella costruzione della propria identità.

Si possono aprire nuovi canali di comunicazione attraverso la mediazione non-verbale, corporeo sonoro-musicale, promuovere esperienze di respirazione, ritmiche, fonetiche e tonematiche, accompagnate dalla musica, da drammatizzazioni, vissuti distensivi. Inoltre, si può sviluppare la creatività e riequilibrare ed armonizzare le dinamiche emotive, attraverso le espressioni grafiche, pittoriche, plastiche e cromatiche, libere da tensioni, le quali portano i bambini a prestare attenzione a sé stessi e ai movimenti che compiono, riducendo le insicurezze, scoprendo gradualmente le varie intensità del tatto, della pressione, del ritmo personale, utilizzati per “lasciare un segno”, una traccia di sé.

Un insegnante formato attraverso la sensibilità delle esperienze di apprendimento e relazione vissute con il corpo, diventerà un ascoltatore attento, un osservatore disponibile a guardare diversamente i propri alunni che si muovono nelle aule e cercano un proprio posto nell’ambiente. Non giudicherà il singolo comportamento, ma valorizzerà ogni gesto o movimento che i bambini e le bambine sapranno offrire, con atteggiamenti nuovi che consentiranno differenti modalità di incontro.

Una scuola che scopre di avere “senso attraverso i sensi” e che si offre al cambiamento come nuova modalità di guardare la realtà, oltrepassando i confini costituiti dagli obiettivi educativi e didattici, spesso utilizzati come unico punto di arrivo. Un luogo intenzionalmente progettato, in cui si instaurano rapporti e relazioni fondamentali; un “mondo vitale” in cui si realizza una sinergia fra il piano dell’apprendimento e quello delle relazioni, fra la dimensione cognitiva e quella emotivo-affettiva, fra l’azione diretta, l’esplorazione, la sperimentazione e la cultura. Un cambiamento che diviene laboratorio in cui tutti si scoprono capaci di fare e agire, di apprendere, capire, usare, costruire.

La libertà di realizzarsi, la possibilità di fare, di esprimere le proprie esperienze e il proprio pensiero, di intraprendere percorsi nuovi e di ricerca personale, in- consueti e alternativi, di sperimentare la divergenza, intesa come modo originale e inedito di affrontare e risolvere i problemi, di essere nel mondo con il corpo, sono potenti strumenti di crescita e di cambiamento per lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza, della cittadinanza di coloro che frequentano la scuola dell’infanzia.

 (in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n.24/2011).

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