
È dimostrato dalla storia che le persone che studiano per reale passione, per vero amore nei confronti della scienza, desiderose di conoscenza e impegnate nella ricerca e nelle scoperte scientifiche, non sono ben accolte da coloro che si cullano nell’ignoranza e per i quali ciò che non è noto sembra non esistere. La storia testimonia il gran numero di scienziati perseguitati, considerati folli o eretici, messi a tacere, boicottati perché scomodi al sistema.
Un sistema che ripudia ed emargina ogni persona che, in nome della libertà e della passione per la scienza, per la ricerca e la sperimentazione, è in grado di elevarsi al di sopra delle idee designate come uniche e vere realtà, eterne, fisse, costanti e non mutabili, indica l’incapacità di accogliere ogni cambiamento.
Nonostante questi comportamenti siano stati presenti in un lontano passato, non meno lo sono oggi, concretizzati da tanti che non riescono neppure a vivere di una naturale curiosità che darebbe loro la spinta ad approfondire, a conoscere, a documentarsi, a integrare il personale sapere. Ciò frena la cultura del cambiamento, che chiede un attivo confronto scientifico, anche contro ogni teoria consolidata, e scienziati mossi dalla necessità di dare risposte a problemi inediti o a problemi per come erano stati finora letti, aperti a una dialettica scientifica nata dalla necessità di soddisfare un desiderio illimitato di nuovi saperi e orientata verso necessarie innovazioni.
Il progresso scientifico, specie nelle scienze umanistiche, ha un valore in sé, soprattutto se “scienza e conoscenza” sono perseguite come imprescindibile possibilità di creare benessere condiviso. È certamente un obiettivo irraggiungibile da chi vive in un circuito chiuso, fatto di pensieri e comportamenti che gli impediscono di uscire da un “loop disfunzionale”.
Oppositori del cambiamento sono tutti coloro che vivono nel conflitto tra scienza e morale, ai quali è sottratto il desiderio di conoscere sempre più e sempre meglio ogni aspetto della vita, impediti dal porsi domande incisive e coraggiose, che non si promuovono attraverso un modo sistematico di studio, di ricerca e di informazione, rinchiusi dentro le mura, ingenui o arroganti per ignoranza di base, ossia per non conoscenza dovuta alla mancanza di acquisizione dell’informazione, o per ignoranza “patologica”, che nasce dal rifiuto della conoscenza o dalla negazione della stessa, propria di chi ignora perché decide di ignorare, fino a denigrare ciò che non conosce.
È lo specchio di un passato in cui si rispecchia il presente, fiducia nel domani.

