La dimensione corporea

di Ines Rosano, Rosaria Borzì

 

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Nell’epoca tecnologica la dimensione corporea e la dimensione affettiva sono al centro di scambi relazionali che fanno sempre meno riferimento all’esperienza diretta per svolgersi, invece, nella Rete che rappresenta una grossa fetta di spazio/tempo virtuale vissuto soprattutto dagli adolescenti. Essa si avvale di mezzi sempre più sofisticati e attraenti, come i social network, che suscitano nuove modalità di contatto: attraverso la Rete si diffonde una forma di comunicazione peculiare che, a differenza di quella tradizionale, consente un’interrelazione che non è mediata dalla presenza fisica; pertanto anche le relazioni interpersonali si confanno a dei connotati peculiari generati dalle esigenze della Rete.

La relazione virtuale riduce esponenzialmente le difficoltà che si incontrano nel rapporto face to face: permette alla persona di costruirsi un Sé virtuale “grandioso”, di poterlo decorare a suo piacimento cercando di non deludere le aspettative degli altri; permette di ritoccare alcuni aspetti della personalità, di dipingere una corporeità attraente ma poco realistica; questi espedienti rendono la vita più facile, fanno diminuire notevolmente le possibilità di fallire e di non essere accettati per quello che si è realmente.

Vivere per la maggior parte del tempo in un contesto virtuale protetto può spingere molti adolescenti a percepirsi con grande difficoltà come totalità (mente-corpo) e a vivere sensazioni di frammentazione e di alienazione dal Sé Corporeo. Tali sensazioni si originano dalla difficoltà di riconoscersi nel Sé Corporeo reale e a rifugiarsi fuori di Sé, in un Sé fittizio, virtuale e liquido (Bauman Z., Amore liquido, Laterza, 2012, p.158).

Il corpo come tradizionale luogo di mediazione fra l’interiorità individuale e il mondo esterno è stato sostituito dai nuovi media che hanno imposto un diverso modo di stare nel mondo, un modo che non essendo più filtrato dalla corporeità ne modifica grandiosamente l’aspetto più rilevante di cui si nutre: l’esperienza del contatto e la prossimità fisica. L’antico assunto cartesiano “co- gito, ergo sum” non è applicabile alle nuove relazioni che si svolgono in Rete: chi non manifesta la sua esistenza attraverso l’interazione, la partecipazione ad una mailing list o la presentazione di una pagina web, non esiste.

Il vento del nostro tempo soffia verso la pubblicizzazione dell’intimo, perché in una società consumistica, dove le merci per essere prese in considerazione devono essere   pubblicizzate, si propaga un costume che contagia anche il comportamento dei giovani, i quali hanno la sensazione di esistere solo se si mettono in mostra; se mettono in mostra la loro identità intesa sempre più come “immagine pubblicizzata”. Il corpo così smette di essere vissuto come sogettività per essere oggettivato e ridotto a mero organismo.

Per esserci bisogna dunque apparire. Non solo la vita intima è diventata proprietà comune ma anche il corpo lo è diventato: si è reificato, divenendo oggetto tra gli oggetti. Come scrive Sartre lo sguardo degli altri inevitabilmente oggettivizza: “per effetto dello sguardo altrui mi vivo come cosa in mezzo al mondo, per cui il mon- do cessa di essere il correlato del mio corpo, ciò che si organizza intorno al mio sguardo, per divenire ciò che si organizza intorno allo sguardo dell’altro” (Galim- berti U., Il Corpo, Feltrinelli, 2013, p.124).

Attualmente la reificazione del corpo è un processo che tende ad essere superato da una sorta di “mutazione antropologica della tecnologia”: cioè Ipod, Iphone, Ipad, i prodotti con la “I” fanno dell’oggetto stesso una persona, una prima persona al singolare, un io virtuale a disposizione di tutti: in un mondo  spersonalizzante come il nostro gli strumenti con la “I” diventano il nostro Io tecnologico. Molto più che semplici strumenti del comunicare, questi og- getti sono delle estensioni del soggetto. L’effetto è una naturalizzazione dell’apparecchio digitale, che smette di essere una protesi elettronica per trasformarsi in organo pulsante, attaccato alla pelle al punto da diventare Me: il vecchio cogito lascia il posto al nuovo digito ergo sum (Niola M., Miti d’oggi, Bompiani, 2012, p.56).

La tecnologia può salvare da alcu- ni inconvenienti della relazione diretta tuttavia mettersi troppo in salvo può portare ad una chiusura eccessiva, all’autismo digitale; ovvero la relazione avviene in un mondo inaccessibile a chi non ne fa parte e il mondo reale è percepito come distante e privo di senso. I nuovi media hanno sostituito i legami mediati dalla corporeità con le connessioni virtuali mediate dai dispositivi tecnologici e digitali. Gli effetti di questo cambiamento si possono notare sia nella percezione del sé corporeo, come già citato, ma anche nella qualità delle relazioni con gli altri. Quando agli adolescenti manca l’opportunità di conoscere e di conoscersi senza il prezioso filtro della corporeità il rischio è quello di andare verso un inaridimento del Cuore, l’organo che ci permette di sentire prima ancora di sapere cos’è bene e cos’è male. È’ necessario offrire e creare spazi e tempi di condivisio- ne in cui favorire le relazioni autentiche e nutrirle di uno spessore educativo che le faccia crescere. Un ambito che può favorire tra gli adolescenti occasioni di relazione, scambio e confronto è l’associazionismo: far parte di qualche associazione o organizzazione offre maggiore possibilità di acquisire strumenti di partecipazione attiva nella comunità. L’associazione intesa come luogo di interazione e reciprocità, spazio per le narrazioni individuali e di gruppo, dove si assapora il gusto delle differenze e si partecipa al percorso di costruzione di nuovi interessi e libertà. In un contesto temporale come quello odierno, ove l’indolenza imperante indotta da certa cultura politica e mediatica abbassa la soglia di partecipazione e dell’interesse attivo, è importante assicurare la presenza di spazi educativi in cui prevale la dimensione della comunicazione come tessuto connettivo primario sul quale innestare saperi, competenze, conoscenze e abilità.

Una delle caratteristiche dei luoghi d’incontro è dare l’opportunità a gruppi di adolescenti di “stare in relazione” e sviluppare logiche di confronto e di collaborazione al fine di promuovere diverse forme di progettualità pervadente e trasversale volte a scardinare un modello di società i cui punti critici risiedono proprio nella presenza di soggettività facilmente omologabili e plasmabili.

Diventa prioritario valorizzare le esperienze in cui stare insieme, in cui il corpo sia al centro del dialogo con l’altro, della costruzione di conoscenza e del vissuto esperienziale.

Ognuno di noi concepisce il proprio corpo in rapporto al proprio Io, attraverso l’immagine corporea, la quale è legata al mondo emotivo interno, alla relazione con le figure significative e al vissuto di ciascuno. Il corpo per l’adolescente è ciò che più lo rappresenta, molto più che in qualsiasi altra età della vita, e il confronto con gli altri è frequente, soprattutto in un contesto sociale che pone molta attenzione all’aspetto estetico.

Il percorso pedagogico-clinico pone particolare attenzione alla corporeità della persona, in quanto via d’accesso privilegiata ad una conoscenza più profonda, nella convinzione che è proprio attraverso il corpo che è possibile farle vivere esperienze nutrizionali sul piano emotivo, volitivo, ludico ed edonico, in grado di innescare l’apprendimento e il cambiamento spontaneo; mettendo in moto meccanismi di rigenerazione volti a superare ogni difficoltà e a svi- luppare un vissuto positivo in relazione alla propria corporeità (Pistillo G., Il corpo in Pedagogia Clinica, Magi, Roma, 2012).

Le esperienze che alcune tecniche pedagogico-cliniche offrono, in termini di relazione e di conoscenza del proprio corpo, contribuiscono a determinare il processo di concretizzazione del Sé attraverso il quale la persona raggiunge una consapevolezza in termini di immagine corporea e perciò di identità che si basa sulla rielaborazione delle esperienze sensorio-corporee e percettivo-affettive legate all’Io psichico e all’Io corporeo. La coscienza di sé è quindi la rap- presentazione psicocorporea delle capacità a conoscersi, sentirsi e parteciparsi. Si tratta di una conoscenza di sé stessi che si raggiunge quando si riesce a vivere tutte le informazioni con effetti impressi- vi e riflessivi (Pesci G. Magi, Roma, 2008).

Per favorire il dialogo con il proprio corpo si propongono i metodi dialogico corporei, incentrati sulla stimolazione del corpo della per- sona, quale strumento di risveglio delle energie sopite e della trasformazione globale. In particolare, in una situazione di gruppo con adolescenti, è utile proporre il Discover Project® verbalizzato, per consentire alla persona di sentirsi, parteciparsi, conoscere il proprio corpo; un metodo di esplorazione corporea attraverso la contrazione e la decontrazione muscolare che prevede l’utilizzo della voce, un dialogo sostenuto dalla tonematica, un investimento diretto nella respirazione.

Dal metodo Edumovement® si propongono attività di esperienza concreta dello spazio proprio e degli altri, contatto corporeo ed oculare, giochi di relazione, giochi di stimolazione dei sensi. Riequilibrio del tono per gestire le ansie e le tensioni, attraverso esperienze di controllo tonico, equilibrio statico e dinamico, coordinazione dinamica generale. Il movimento educativo è rivolto a stimolare la partecipazione e lo scambio tra i partecipanti del gruppo, stimolare le percezioni spazio-temporali, provare emozioni positive.

Per favorire la percezione del dinamismo segmentario e la ricerca dell’asse corporeo, le tecniche dell’Educromo®, offrono giochi di relazione, immagini video proiettate a parete, abbinate a frasi e ge- sti (educazione cibernetica), espe- rienze di costruzioni posturali.

Per incentivare e potenziare ogni aspetto emotivo-affettivo-relazionale nell’ottica di ritrovare uno scambio e un contatto con l’altro, il metodo MPI offre esperienze volte a favorire il riequilibrio emozionale. Particolare rilievo viene dato alla danza, come libera espressione di sé, stimolando il corpo ad entrare in azione attraverso i ritmi della musica e favorendone la relazione con gli altri. Anche le tecniche di drammatizzazione sono molto utili per esprimersi e comunicare e consentono il raggiungimento di importanti obiettivi per sviluppare l’espressività, le esperienze corporee ed emotive, migliorare il rapporto con gli altri.

Per promuovere la conoscenza dei ritmi e dei suoni del proprio corpo, del respiro, della voce, la Musicopedagogia® offre grandi opportunità: conoscersi e capirsi attraverso l’uso di strumenti musicali, la creazione di ritmi e suoni personali e di gruppo. Il metodo “utilizza l’elemento sonoro, ritmico, spazio-temporale e vibratorio al fine di indurre, stimolare, creare le condizioni per un benessere emotivo, sviluppare una migliore stabilità e flessibilità fisica e psichica, aprire canali di comunicazione attraverso la mediazione non verbale corporeo-sonoro-musicale, attivare processi di socializzazione, di facilitazione alla relazione e allo scambio comunicativo ed espressivo interpersonale e di potenziare le capacità cognitivo-immaginative” (Pesci S., Benoni Degl’Innocenti V., Mani M., Pesci G., Interventi clinici, Armando Editore, Roma, 2009, p. 21).

Il metodo InterArt® per esprimere il proprio potenziale creativo, superare inibizioni, scoprire capacità nascoste, interagire armonicamente con sé stessi e con gli altri. Attraverso la danza, la poesia e l’espressione   grafica  i  ragazzi trovano possibilità per prendere consapevolezza ed esprimere il proprio mondo interiore, rappresentarsi e raccontarsi agli altri, ristabilire contatti con il proprio corpo e quello altrui.

Il contatto sin dalla nascita, è fondamentale dal punto di vista nutrizionale, psicologico e sociale. La nostra pelle costituisce il limite corporale e ci mette in comunicazione con l’ambiente circostante. Ciò che ci collega al mondo è la comunicazione tattile. Dal tatto dipende la coscienza di noi stessi e la percezione del mondo intorno a noi: il senso della profondità e del- la forma delle cose che stanno al di fuori della nostra mente e del nostro corpo. L’obiettivo è quello di ritrovare la dimensione tattile e il contatto corporeo, vivere il corpo in maniera consapevole: un corpo vissuto, un corpo che sente, un corpo che si relaziona, un corpo che conosce.

Sentirsi ed essere nella vita per  ritrovare una nuova dimensione: dal digito ergo sum… al ritrovato SUM.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n.31/2014)

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