La creatività è sinonimo di pensiero divergente, capace cioè di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza e trovare nuove soluzioni oltre che un modo diverso di rapportarsi con l’ambiente. L’individuo creativo, pur essendo sensibile all’ambiente, non è eccessivamente dipendente da esso e non accetta passivamente le stereotipie ambientali. Quindi chi è capace di pensiero divergente riesce a rompere gli schemi dell’ambiente stesso, per aprirsi a nuove possibilità.
Questi presupposti e la necessità di dare ampio spazio alla creatività, all’immaginazione e alla fantasia, sono state le basi sulle quali ho definito il progetto “La fiaba, un supporto alla crescita” realizzato in una scuola primaria con gruppi di bambini di 7 e 8 anni. La scelta dell’elemento fantastico con ciò che la dimensione del magico apporta in un momento della vita quale quello del bambino di questa età, è stata determinante in quanto niente, meglio di essa, può svolgere un ruolo così completo e articolato sia da un punto di vista pedagogico che didattico.
Maria Grazia Dal Porto e Alberto Bermolen nel loro libro “La fiaba come risveglio dell’intuizione” considerano le fiabe un mezzo che può aiutare l’individuo ad operare cambiamenti e a superare gli aspetti bui della sua personalità. Esse mantengono nel tempo la loro vitalità, la loro spinta creativa e, pur accogliendo argomenti nuovi, riescono ad amalgamarli senza perdere la loro valenza educativa, purché naturalmente vengano rispettati gli aspetti fondamentali: la fantasia, l’intuizione, la creatività e il magico.
Esse ci introducono nel mondo simbolico e l’attivazione dell’energia archetipica, attraverso i personaggi e le situazioni altamente coinvolgenti favoriscono cambiamenti e trasformazioni che aiutano a superare le difficoltà e promuovono l’evoluzione della personalità. Soprattutto i bambini trovano risposte alle loro domande e riescono così ad affacciarsi al mondo coltivando la speranza che aiuta a dare un senso all’esistenza.
Il progetto basato su tali principi ha tenuto conto e individuato diversi obiettivi tra cui la prevenzione al disagio emotivo-socio-relazionale che inevitabilmente agisce in maniera negativa anche sugli apprendimenti e lo sviluppo della fantasia e creatività, importanti aspetti che incrementano le capacità cognitive e rafforzano l’autostima.
Tutto ciò è stato possibile solo per mezzo di un approccio olistico mirato a potenziare le risorse di ciascun bambino, sviluppare le capacità e abilità, creare i presupposti dell’evoluzione di un rapporto significativo con se stesso e con gli altri.
Il percorso pedagogico-clinico
L’intervento si è rivolto a gruppi di 18 bambini. L’aula liberata dagli ostacoli per far sì che le esperienze fossero realizzate in uno spazio aperto, ma circoscritto alla parte centrale in modo che si creasse un’area di accoglienza e di concentrazione, e a ciascun bambino lasciata libertà di assumere una propria posizione comoda e adatta all’ascolto.
La “prima fase” è stata dedicata alla narrazione. Il racconto orale è stato scelto alla lettura poiché ritenuto molto più coinvolgente e adatto a favorire un rapporto interpersonale di unificazione fra narratore e ascoltatore. La partecipazione attiva dell’adulto alla narrazione della storia apporta un arricchimento all’esperienza del bambino comunicando e integrando in maniera più compiuta i significati simbolici e interpersonali. Da un primo momento in cui alcuni bambini si dimostravano distratti e poco interessati, siamo passati, con il proseguire dell’esperienza, ad un coinvolgimento sempre più generalizzato e completo, la partecipazione era sempre più intensa fino ad addentrarsi con quell’enfasi che ha permesso lo scaturire di emozioni quali la gioia, paura, incredulità…, emozioni che si rispecchiavano sui loro volti. Terminata la narrazione lasciavo che i bambini si riscuotessero dalla loro concentrazione partecipativa e aspettavo i loro commenti e le loro interpretazioni che, oltre ad essere assai numerose, erano espresse anche da quei bambini più timorosi e silenti.
La “seconda fase” è stata quella della memorizzazione. I bambini si proponevano per fare a loro volta i narratori della fiaba, il coinvolgimento del gruppo era nel sollecitare e quindi aiutare a recuperare ogni parte mancante al narrato integrando, completando e perfezionando. L’esperienza, che ha favorito il senso di cooperazione e di accordo nel gruppo, ha consentito il consolidamento delle basi apprenditive facilitando il processo attentivo e mnestico e, per mezzo del coinvolgimento di tutti e del piacere emerso, ha arricchito il vocabolario e la creatività.
Una terza fase è stata dedicata alla drammatizzazione, in cui i bambini scoprono l’importanza della complementarietà dei ruoli, si impossessano in modo totale di ogni parte che costituisce la fiaba e possono applicare queste esperienze anche ad altre circostanze. I personaggi e le situazioni vengono rivissute emotivamente facilitando i processi di identificazione.
Anche per questa nell’aula è stato creato uno spazio centrale. Dopo aver individuati i personaggi della fiaba narrata e trascritti alla lavagna, i bambini potevano scegliere uno o più personaggi che volevano interpretare perciò le rappresentazioni sono state molteplici. I bambini, superati i primi impacci, vinti i freni e le inibizioni, e riconosciuto ad ognuno il proprio tempo, hanno partecipato con disponibilità, piacere ed esaltazione alle drammatizzazioni.
L’ultima fase è stata l’analisi. Era quindi giunto il momento di analizzare la fiaba per conoscere la sua costituzione e poterla utilizzare in modo creativo.
Una volta impadroniti della fiaba ai bambini è stata data la possibilità di entrare dentro alla struttura e rintracciare ogni particolare caratteristica che la compone, per giungere alla conclusione che le fiabe possono somigliare ad una “ricetta di cucina”, hanno una identica procedura e identici elementi (ingredienti): situazione iniziale, protagonista in azione, antagonista che danneggia il protagonista, arrivo dell’eroe che salva il protagonista, sconfitta dell’antagonista e lieto fine.
Ognuno di questa è stata scritta su cinque cartelloni dando colori differenti, poi sono state analizzate le fiabe narrate e verificato se veramente quelle caratteristiche emerse erano presenti. Anche questa attività, pur essendo più didattica, è piaciuta ai bambini che l’hanno svolta con interesse e partecipazione. Tutti sono stati coinvolti nella preparazione dei cartelloni che hanno scritto e colorato insieme e nella sintesi della fiaba che è stata prima orale e poi trascritta a turno sul cartellone.
Questo tipo di lavoro è stato molto utile anche per i bambini con difficoltà nell’area linguistica, perché, essendo interessati e coinvolti, hanno messo più attenzione sia nella sintesi orale sia nella codifica scritta. Inoltre esso ha richiesto una serie di operazioni logiche, creative, manuali, organizzative che sono state assai importanti.
Le esperienze condotte nell’ascolto e nella partecipazione attiva della fiaba hanno spinto i gruppi a costruire loro stessi una fiaba, questo l’obiettivo finale. La costruzione li ha visti utilizzare i cartelloni e, affidati ai punti incontrati durante l’analisi strutturale, sono riusciti ad organizzare con creatività una successione dei racconti fiabeschi con abilità sempre maggiori. L’inizio ha avuto bisogno di stimoli, ma poi i bambini sono volati con la fantasia ed hanno generato una prima fiaba ben articolata, e con contenuti capaci di originare elaborazioni nel pensiero a cui hanno dato titolo. La produzione è stata completata da disegni che hanno dato corpo ai personaggi ed agli eventi più significativi, facendo sì che la storia diventasse molto più simile ad un’esperienza personale.
Fabrizia Tolone

