La formazione dei volontari

Il volontariato rappresenta una notevole risorsa sociale, tanto indispensabile quanto comples­sa, contraddistinta dalla richiesta prioritaria di disponibilità e di impegno, dal bisogno di fare squadra e dalla necessità di of­frirsi all’altro con competenze, non solo tecniche ma in primis umane.
Per il volontario non avere ade­guata autoconsapevolezza e di conseguenza scarsa conoscenza delle proprie risorse, può gene­rare vari disagi tra cui frustrazio­ne e deterioramento delle moti­vazioni con probabile e progres­siva disaffezione della missione di aiuto. Anche le aspettative deluse, le motivazioni poco radi­cate e le convinzioni, non sem­pre del tutto realistiche, costitui­scono le cause più frequenti di accumuli di tensione e di incom­prensioni non solo con i fruitori del servizio, ma anche in seno al gruppo dei volontari.
Specie per il volontario anziano prendere coscienza delle moda­lità relazionali è premessa imprescindibile per imparare a do­sarsi, per “aiutarsi ad aiutare me­glio”; un processo fondamentale affinché le potenzialità conver­gano in modo equilibrato verso l’obiettivo “volontariato”, senza mettere a repentaglio il proprio capitale fisico ed emotivo. I gruppi eterogenei per età e per sesso tendono inoltre a presenta­re una gestione della comunica­zione piuttosto complessa, carat­terizzata da evoluzioni e involu­zioni, con passaggi “tipici” che muovono dall’entusiasmo e giungono sino allo scoramento o addirittura dall’ascesa di conflit­ti più o meno accesi.
Da ciò, per il volontario diventa basilare conoscere le proprie ri­sorse personali, affinare i propri strumenti comunicativi, favorire la riduzione dei conflitti e l’in­cremento della cooperazione e della partecipazione.
Questi sono stati i presupposti che hanno sostanziato un proget­to richiesto e promosso dalle associazioni aderenti al Tavolo Anziani del Forum del Terzo set­tore della Provincia di Grosseto, il percorso “Aiutarsi per aiutare meglio” che ha caratterizzato la fase propedeutica all’avvio del Progetto “Non più soli”, reso possibile da operatori volontari e destinato agli anziani.
L’iniziativa, di tipo sperimentale e finanziata dalla amministrazio­ne provinciale di Grosseto, ha mirato alla riduzione dell’esclu­sione sociale dei cittadini over 65, attraverso la loro integrazio­ne all’interno dei Centri di Pro­mozione Sociale (CPS).
L’opportunità di presentare al Tavolo Anziani la nostra propo­sta di formazione pedagogico clinica, è scaturita dall’adesione costante e attiva alle riunioni nel suddetto Forum in rappresentan­za delle direzioni provinciali ANPEC Associazione Naziona­le Pedagogisti Clinici e SIR So­cietà Internazionale di Reflecting di Grosseto.
La proposta è stata accolta e il percorso realizzato ha coinvolto oltre venti volontari del CPS.
Gli obiettivi principali del pro­getto sono stati correlati a due aspetti fondamentali del campo  di azione del volontariato, uno ai processi comunicativi delle di­namiche relazionali sia interne (gruppo di operatori) che esterne (rapporti con l’utenza) e l’altro all’ottimizzazione delle risorse psicofisiche.

La progettazione e la realizza­zione del percorso
Durante l’elaborazione del per­corso, abbiamo ritenuto fonda­mentale privilegiare un approc­cio metodologico diretto e appli­cativo, antitetico alla metodica più tradizionale di tipo informa­tivo-teorica. Abbiamo indivi­duato nel contesto laboratoriale il setting formativo ideale e pre­disposto per realizzare varie si­tuazioni di dinamiche relaziona­li.
Sul piano operativo, sono stati attivati due assi esperienziali di­versi ma confluenti; da una parte il gruppo, attraverso l’uso del Metodo Reflecting®, ha avuto modo di elaborare e rielaborare sollecitazioni verbali e figurative (anche veicolate da stimoli fil­mici) e dall’altro ha vissuto le esperienze relazionali stimolate da attività specifiche di dramma­tizzazione pedagogica (Dossick J., Shea E., Pedagogia creativa, ed. Magi, Roma, 2002), da gio­chi di relazione e dai contenuti emersi durante la riflessione di gruppo.
Più specificatamente, il contesto orientato alla nuova maieutica promossa dal Reflecting®, ha reso possibili per il gruppo, attraver­so la valorizzazione delle risor­se, trasformazioni e cambiamen­ti. In particolare gli obiettivi in­dividuati in fase progettuale, hanno suggerito la necessità di sostare, attraverso momenti im­prontati alla riflessione, su un focus tematico fondamentale quale la relazione con l’altro, predefinito solo parzialmente at­traverso i vari “sollecitatori alla riflessione” tra cui brevi frasi e dinamismi figurativi (Pesci G., Pesci S., Viviani A., “Reflecting: un metodo per lo sviluppo di Sè” ed. Magi, Roma, 2003). Succes­sivamente sono state proposte apposite sollecitazioni per aiuta­re il gruppo a riflettere sull’im­portanza di instaurare relazioni armoniose ed equilibrate, soffer­mandosi in modo particolare sulle modalità che promuovono o inibiscono una opportunità di ascolto. In questa fase sono stati evidenziati i concetti-stimolo di accoglienza, rispetto e disponi­bilità configurati come i veri “trucchi del mestiere” (come ha dichiarato una partecipante al corso). Promuoversi in questo nuovo orientamento ha implica­to il prendere coscienza che all’interno del gruppo le dinami­che erano inadeguate.
Inoltre, il potenziamento delle capacità attentive nella relazione con l’altro è stato promosso tramite situazioni formative desun­te dai principi della Pedagogia creativa che, in congruenza con il Metodo Reflecting®, ha offerto ulteriori stimoli introspettivi. At­traverso quanto manifestato e vissuto nel feedback di gruppo, ogni partecipante ha sperimenta­to nuove modalità per rivelare aspettative e bisogni.
Sul piano operativo, il dinami­smo che ha caratterizzato il flus­so creativo di idee è stato stimo­lato con appositi ausili grafici, ad esempio l’esperienza “Faccia a faccia”. Consegnata l’illustra­zione del contorno di un volto, ogni partecipante ha potuto de­terminarne l’espressione a suo piacimento descrivendo poi, sul retro del foglio, le cause a cui era riconducibile; occasione per ri­conoscere ed identificare un ric­co ventaglio di espressioni fac­ciali e stati emotivi ad essi corre­lati.
Le variegate declinazioni di emozioni e sentimenti (gioia, paura, stupore, rabbia, ecc.) emerse dalle elaborazioni grafi­che hanno favorito osservazioni sul “non detto” e sulla cospicua quantità di messaggi veicolabili anche senza ricorrere alle parole.
Nell’esperienza “Cambiare me stesso” la finalità specifica è sta­ta la riflessione sulle dinamiche che favoriscono l’auto-migliora­mento: ai partecipanti è stato proposto di scegliere una caratteristica che intendevano cam­biare indicandola su un foglio nell’apposita nuvoletta “Mi sono liberato di…” e individuarne una nuova da inserire nello spazio “Ho aggiunto a me stesso…”. Completate le frasi ogni parteci­pante ha condiviso le considera­zioni sui propri elementi caratteriali; dal confronto reciproco è scaturita l’abilità a superare l’i­nibizione dei punti critici rivitalizzando le risorse attinte dal proprio mondo interiore. La “di­versità” inizialmente radice di diffidenza e discriminazione è stata gradualmente accolta e va­lorizzata fino ad assumere i connotati di fonte energetica neces­saria per garantire compattezza al gruppo.
Reflecting® e pedagogia creativa, un binomio interessante ed effi­cace che ha suscitato piacevoli coinvolgimenti interazionali e abilità elaborate e vissute in modo concreto, tali da poter es­sere poi applicate in altri conte­sti.
In modalità laboratoriale, quin­di, è stata offerta al gruppo l’oc­casione di sentirsi una “catena umana” e soddisfatta l’esigenza di confidarsi e confrontarsi, in un clima collaborativo e positivo che ha permesso di rimuovere ogni insicurezza e trovare in se stessi le abilità e disponibilità per raggiungere un adeguato equilibrio personale, sostenere e ottimizzare il lavoro di rete.
Come tessere di un singolo col­lage, gli aspetti maturati durante il percorso formativo di ogni operatore, hanno forgiato gra­dualmente un mosaico colletti­vo, capace di valorizzare gli ele­menti comuni e di aggregazione.
I volontari, abbandonato l’atteg­giamento inizialmente passivo, hanno intrapreso un cammino dinamico che ha agevolato i pro­cessi evolutivi necessari per di­sporre delle risorse utili al fine di ricoprire il complesso ruolo che li attende.
Il percorso ha offerto loro l’op­portunità per riflettere sui vissuti e sulle emozioni, disporre di capacità di ascolto e accoglienza delle difficoltà dell’altro, al fine di proseguire l’iter di aiuto con maggiore consapevolezza ed equilibrio.
Rimossa ogni insicurezza, ogni volontario ha trovato in se stesso le abilità e disponibilità necessarie per raggiungere un adeguato equilibrio personale indispensa­bile per sostenere e ottimizzare il lavoro di rete, rispettare l’anzia­no usando discrezione, stimolan­do energie, volontà e certezze.

Carmen Torrisi
Pedagogista Clinico®
Antonio Viviani
Pedagogista Clinico®