La pedagogia clinica della perdita

In questo mio contributo intendo illustrare l’intervento di aiuto realizzato a favore di Angela, una persona che viveva in uno stato di intimo disagio a causa della perdita della sorella maggiore. Anche se sono pienamente consapevole che, come afferma J. M. Schlien: “Poche cose sono più difficili per un professionista del presentare un “caso clinico”.
Dubito infatti che la traduzione per iscritto dell’esperienza possa esprimere pienamente ogni aspetto dell’interazione, descrivere esattamente il rapporto, gli sguardi, i gesti…
La perdita, le perdite fanno parte della vita; ne diventiamo consapevoli quando le persone a noi care ci lasciano. Spesso sperimentiamo una moltitudine di perdite dolorose e di “lutti” provocati dagli eventi o dal corso naturale dell’esistenza. Fin dalla nascita, evolviamo attraverso l’universo delle perdite e dei “lutti”. Esiste una stretta parentela fra i vari tipi di perdite e la pedagogia della rinuncia e del lutto può divenire fonte di maturazione e di autonomia e consentire di acquisire nuovo dinamismo.
Per Angela il lutto rappresentava il momento decisivo della sua vita, da otto anni aveva perso l’adorata sorella maggiore in seguito ad un terribile incidente ed era sprofondata nella più totale disperazione, in uno stato depressivo combattuto con farmaci e psicoterapia. Non svolgeva alcun lavoro e aveva abbandonato gli studi universitari, dove peraltro eccelleva, non sentendosi più in condizione di continuare. Aveva pochi amici con i quali intratteneva rapporti sporadici e conflittuali, non sentendosi compresa né consolata. Solo con la madre aveva un buon rapporto.
L’evento traumatico pone l’individuo in uno stato di forte inferiorità, in una situazione d’impotenza, di impossibilità a reagire fino a condurlo ad una radicalizzazione della depressione, al contatto con il proprio sentimento di sofferenza interna e a rimanere ossessivamente attaccato al dolore. Come afferma la psicoanalista Julia Kristeva: “La depressione mi segnala che non so perdere. Forse non ho saputo trovare una valida contropartita alla perdita! Ne consegue che qualsiasi perdita causa la perdita del mio essere”.
Mi chiedevo cosa fosse successo ad Angela nella sua pedagogia della perdita, cosa l’aveva condotta a renderla intollerabile.
Dato che la perdita porta via non solo la persona amata, ma anche la base sicura che questa rappresenta, getta lo scompiglio nel mondo interno del soggetto che la vive, specie quando la fratellanza ha un ruolo centrale e la relazione tra i genitori è difficile. Angela viveva con genitori che si tolleravano, la madre, in particolare, mal sopportava i forti attacchi d’ira, talvolta anche violenti, del marito che terrorizzavano lei e le sue figlie, fin da quando erano piccole.
Lo stato depressivo di Angela si proponeva perciò come una perdita dell’unica base sicura rappresentata dalla sorella.
Il momento anamnestico della diagnosi pedagogico clinica, quell’occasione di dialogo e di scambio che consente di conoscere l’altro senza costrizioni o atteggiamenti giudicanti, mi ha permesso di acquisire tutte queste conoscenze.
Un maggiore approfondimento è derivato dai graphonage, dall’Analisi degli stati di ansia, dal Color test di Lüscher che hanno confermato uno stato depressivo-ansioso e la presenza di un forte disagio emotivo-affettivo.
All’intervento farmacologico, d’intesa con il neurologo, è stato associato un aiuto rivolto all’esplorazione, alla conoscenza e all’appartenenza topografico-corporea e alla riconquista di una realistica immagine di sé, utilizzando i metodi propri del Pedagogista Clinico®.
A mano a mano Angela si è mostrata più sicura e fiduciosa, e gli atteggiamenti difensivi erano costruiti con minore tensione. I sentimenti di sofferenza e di tristezza lasciavano il posto a stati di tranquillità emotiva sempre più diffusi, i gesti erano più fluidi e armoniosi, lo sguardo più limpido e diretto, il tenore degli argomenti e il tono con cui li sosteneva mostravano che era ormai assai più positiva nei giudizi e meno rancorosa e ostile. Si sentiva capace di affrontare la vita in modo autonomo e costruttivo. Il neurologo ha interrotto la somministrazione degli psicofarmaci.
Angela oggi è tornata ad esprimersi positivamente, sostenuta da ampi e solidi interessi.

Concetta Grasso
Pedagogista Clinico®