La società moderna ha bisogno di Pedagogisti Clinici Intervista al Prof. Guido Pesci Pedagogista Clinico®

Siamo venuti a conoscenza di questa nuova disciplina da una serie di notizie ricavate dai mass media. Considerato il già vasto richiamo di interessi su questa scienza, ci pare fondamentale per i lettori approfondire alcuni aspetti che la distinguono da altre forse più note, ed in particolare la validità professionale che ne deriva e le richieste, da parte del sociale, di questi specialisti.

Prof. Guido Pesci, cos’è la Pedagogia Clinica, questa scienza che Lei, in qualità di Direttore Scientifico dell’Istituto Internazionale di
Pedagogia Clinica rappresenta?
La Pedagogia Clinica è una scienza indirizzata al vasto panorama dei bisogni della persona e vuole soddisfarli con modalità educative capaci di ripristinare nel soggetto nuovi equilibri e abilità nel vincere ostacoli e ogni disagio psico-fisico e socio-relazionale. E’ una scienza che muove sul principio della compensazione sociale, garantita per mezzo di tecniche e metodologie proprie di questa disciplina, il cui contenuto scientifico è già in parte espresso dalle pubblicazioni apparse nella collana di Pedagogia Clinica delle edizioni Magi di Roma.

Quali sollecitazioni l’hanno spinta a creare un istituto superiore di formazione in Pedagogia Clinica?
La necessità di dare vita ad una tale formazione è presente in me da oltre venti anni e nasce sicuramente dal mio stesso percorso formativo di pedagogista, psicologo e psicoterapeuta. Ho sempre considerato che la psicologia e la pedagogia fossero due discipline ausiliarie l’una all’altra (nell’ottocento si affermava che la psicologia fosse ausilio alla pedagogia) e non ne ho mai condiviso la separazione. A partire da ciò ho concretizzato nel tempo modalità operative le cui risposte mi hanno dato ragione e ho ritenuto doveroso impegnarmi per offrire al sociale una disciplina che potesse soddisfare le tante esigenze finora deluse. Fondato l’ISFAR – Istituto Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca – che ha sede a Firenze, ho iniziato, con un team di ricercatori che affiancano la mia ricerca e l’attività di formazione in Pedagogia Clinica.
Attualmente all’interno dell’ISFAR è stato dato vita all’Istituto Internazionale di Pedagogia Clinica® e adesso il tutto si rivolge ad un’area sempre più ampia, oltre il territorio italiano.

Qual è la formazione che si richiede per diventare Pedagogista Clinico®?
La formazione viene acquisita per mezzo di un master triennale ed è basata non solo su lezioni teoriche, ma anche e soprattutto sull’esperienza pratica diretta all’apprendimento di innovative modalità operative d’aiuto. Si tratta di acquisire tecniche e metodologie che possano essere utilizzate nell’attività professionale. Si possono qui richiamare il Metodo SELF con  il quale si danno orientamenti per come raggiungere l’autonomia e la coscienza di sé, il Metodo Memory power improvement® (MPI), utile per la prevenzione delle abilità mnestiche nell’anziano, il metodo Educromo®, seguito per risolvere i problemi dei soggetti in difficoltà nella lettura, il metodo InterArt® per lo sviluppo della creatività, i metodi Discover Project®, Trust System®, BodyWork® per la distensione, l’esplorazione e la scoperta del corpo, il metodo Reflecting® e si potrebbe continuare a richiamarne un numero ormai estremamente alto; se non vado errato oltre venti, nostre, tecniche e metodologie. Alla formazione si aggiunge tuttavia anche un costante aggiornamento scientifico attraverso le nostre riviste. 

A chi è rivolta questa formazione? E da chi è riconosciuta?
La formazione è rivolta a laureati. Si tratta infatti di un master e perciò di una formazione post laurea. Al master possono partecipare i laureati in pedagogia, psicologia e in scienze dell’educazione; sono ammessi anche laureati in altre discipline, previa valutazione dei curriculum di studio e professionali. La formazione è riconosciuta dall’ANPEC -Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici – iscritta nella Banca Dati del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Lei da giornalista sa bene che gli ordini verranno aboliti per dare spazio, invece, alle associazioni di categoria; l’ANPEC sarà garanzia perciò dei suoi iscritti.

Che opportunità di sbocchi professionali trovano coloro che hanno frequentato il Master?
Senza rischio di smentita posso affermare che sono tantissimi i nostri corsisti, ormai colleghi, i quali svolgono l’attività professionale in studi propri, in centri, in atelier, in cooperative, in istituti, hanno convenzioni con enti pubblici, esercitano attività di aggiornamento e concorrono con altri professionisti alla riuscita di iniziative sovvenzionate dalla CEE.

Che importanza assume sul piano sociale l’esistenza di questa nuova figura professionale?
Le tecniche e metodologie proprie ed esclusive della nostra formazione in pedagogia clinica offrono ad individui di ogni età idonei interventi di aiuto pedagogico che si concretizza a favore della persona e dei suoi partners, orientandoli sugli eventi educativi e sulla vita sociale.
Guardi, la nostra società ormai non può che riscoprire l’importanza e l’insostituibilità dell’educazione, ed è fondamentale l’esistenza di una figura professionale che rivolga il suo impegno non alla patologia e perciò al malato, ma alla persona che vive con disagio le caratterizzazioni evolutive e non patologiche derivanti dai cambiamenti adattivi che deve affrontare nel corso della propria esistenza.

Oltre che a Firenze, vi sono altre città in cui l’Isfar ha una sede per la formazione?
L’ANPEC – Associazione nazionale Pedagogisti Clinici – ha demandato all’ISFAR la preparazione dei Pedagogisti Clinici e per l’iscrizione all’Albo tenuto dall’ANPEC riconosce unicamente questa formazione. L’ISFAR ha la sua sede centrale (Direzione e segreteria) a Firenze ma opera su tutto il territorio italiano. Attualmente i master, oltre che a Firenze, vengono tenuti a Cagliari, Catania, Locorotondo (Bari), Milano, Padova, Palermo, Roma, e Torino. Prossima sarà l’apertura di un master a Napoli, Firenze, Milano.

Quali sono le aspettative della categoria per il prossimo futuro?
La categoria, rappresentata dall’ANPEC, stimolata dai risultati finora raggiunti, è impegnata con i suoi circa 700 iscritti nell’evoluzione e valorizzazione del modello professionale. Essa ha attivato sezioni provinciali e regionali su tutto il territorio nazionale e gli iscritti già provvedono all’aggiornamento di molte categorie di operatori e questo è un sicuro mezzo per i pedagogisti clinici di imporsi sempre più nel sociale. Sono convinto tuttavia che sarà il numero sempre maggiore di centri e di studi professionali in Pedagogia Clinica a dimostrare socialmente la validità del proprio intervento di aiuto, attraverso quel tam tam che è il richiamo delle persone che ne hanno tratto vantaggio.