La tattilità come esperienza di vita

di Antonio Viviani

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La sensazione e la percezione sono ancora oggi molto studiate e hanno approcci epistemologici parecchio diversi.

La sensazione, da punto di vista etimologico, è il presupposto della percezione, va ben al di là della condizione fisiologica ed è relativa alle facoltà di accorgersi, dare significato, pensare, stimare, esprimere il proprio parere.

In latino percipĕre significa “accogliere in sé, comprendere, impadronirsi” ed è dunque in sintonia con l’etimo di “sensazione”. Secondo alcuni studiosi la percezione è sensibile, è l’esperienza che si ha della realtà. Locke afferma che c’è un rapporto profondo tra percezione e pensiero e che “la percezione dipende dal fatto che percepiamo come pensiamo”. Seguendo questa interpretazione la conoscenza si struttura dall’esperienza che è fatta di sensazioni che sono all’origine delle nostre acquisizioni, sia in un senso temporale – poiché l’esperienza comincia con le sensazioni –, sia logico, dal momento che le sensazioni elicitano attraverso le rielaborazioni percettive le nostre idee. Percepire significa quindi permettere al “nuovo” di essere conosciuto: si va dalla sensazione alla percezione, al dubbio, al pensiero.

Per la Pedagogia Clinica   la percezione non deve essere ridotta a dimensione meramente cognitiva, bensì deve essere resa patica o affettiva: non c’è esperienza che non sia esperienza di sé, conoscenza, sentire profondo realizzati da “quella” persona con una sua particolare storia, una sua weltanschauung.

D’altra parte già Berkeley sottolineava che “esse est percipi”, evidenziando come la percezione sia implicita al cogitare e come essa sia addirittura il senso stesso dell’Essere; affermazione, questa, che verrà ripresa più tardi da Merleau-Ponty, il quale scrive che se “la percezione è possibile è solo perché c’è l’Essere”.

Tatto e tattilità

La pelle è il tessuto di rivestimento che svolge, in specie, una funzione mediatrice tra ambiente esogeno ed endogeno, sia per le percezioni che per le sensazioni e le emozioni. Sono tante le informazioni fisico-psichiche attivate dai recettori somestesici, estremamente sensibili alle sollecitazioni meccaniche e termiche, con implementazioni legate ai processi affettivo-emozionali di piacere-dolore.

I meccanorecettori tattili sono sensibili agli stimoli che agiscono sulla cute e le sensazioni tattili variano sia per la grandezza fisica degli stimoli sia per le caratteristiche funzionali. La ineguale distribuzione dei recettori della pelle sul corpo fa corrispondere sensazioni ed emozioni diverse: la sensibilità tattile è massima sulla punta delle dita e della lingua, sulle labbra, sulle zone erogene. La soglia tattile assoluta (che è la quantità minima di energia statica necessaria per produrre la sensazione di contatto) è di circa 5 mg sulle labbra e di 350 mg circa sulla parte posteriore della gamba. Il Pedagogista Clinico® dovrà tener conto di questo nel momento in cui interagisce con la persona. Egli interviene su aree geografico-corporee con movimenti che devono essere ben agiti e diversificati, come nel caso delle zone pilifere in cui emulsionano semanticamente senso-percezioni assai differenti rispetto alle altre zone.

Una tattilità così attentamente distribuita permette di aggiungere alla esperienza limitata del tatto la conoscenza del Sé corporeo, la tonicità muscolare, la postura. I momenti di relazione tattile possono favorire o inficiare il percorso educativo, le vibrazioni emozionali trasmesse dalla pelle, informatrice tattilo-semantica, consentono alla persona di coniugarsi con se stessa, di conoscersi meglio, di leggere il proprio testo vivo.

 

La tattilità: dall’osservazione all’intervento di aiuto

 Nella nipiologia la tattilità inizia la sua complessa interazione dal contatto con il liquido placentare, le contrazioni vaginali alla nascita, i contatti nelle fasi post-parto. Il neonato riconosce le persone anche in base alle loro abitudini, al loro modo brusco o pacato di muoversi nell’ambiente, all’abilità di tenerlo tra le braccia. Si tratta di sensazioni e riconoscimenti propri di una semiotica tattile che divengono, successivamente, ecotattilismi, ecotermie le quali sviluppano, a loro volta, altre percezioni, ecoprassie ed ecolalie nell’ambito di un processo di scoperta e definizione di sé attraverso scambi certamente significativi che portano il nipio ad acquisire una conoscenza topognostica, a percepirsi nel determinare-determinarsi.

Tra le note anamnestiche non potranno sfuggire al Pedagogista Clinico eventuali presenze o assenze di momenti di contatto fra le componenti della costellazione familiare e la loro disponibilità ad un rapporto ricreativo-corporeo.

Altre rilevazioni sulla dialogicità corporea potranno essere effettuate scopicamente osservando, all’interno del setting, ogni modalità relazionale testimone di effetti stimolatorio-tattili – come il dare la mano, il vivere in contatto di vicinanza, di posizionalità –, sia essa violenta, e perciò eccessiva e inadatta, o adeguata per delle opportunità di intesa.

Nel continuum osservativo non sono da sottovalutare le relazioni tattili del Pedagogista Clinico, per esempio nelle occasioni ludiche se si tratta di un bambino o nei momenti di verifica della tensionalità corporea nel caso di un adulto.

L’attenta verifica di eventuali presenze di dispercezioni corporee o la disponibilità alla dialogicità tattile sono elementi determinanti per il successivo intervento di aiuto.

Il contatto, la tattilità raggiungono momenti di alta intensità nel lavoro clinico e ciò sarà di orientamento per la definizione dei metodi da privilegiare inizialmente e per stabilire quali far seguire.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 13/2005)

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