Lasciar traccia di sé

La dirigente del Circolo scolastico di una scuola primaria della Provincia di Torino, la dott.ssa Bianca Testone, in seguito ad una indagine sulle necessità emergenti nelle sue classi, ci ha invitato ad attivare un atelier pedagogico clinico per aiutare alcuni alunni che dimostravano difficoltà nella codifica scrittoria e nell’area motorio-prassica. I bambini sono stati segnalati dalle insegnanti come soggetti “disgrafici, con problemi nel comportamento e nella sfera emotivo-affettiva; alcuni […] apparivano eccessivamente aggressivi o timidi e in generale li accomunava una carenza di autostima”.
Il progetto è stato incluso, nell’ambito della programmazione annuale in P15 “Scuole aperte” ed è stato finanziato con fondi privati. Si è articolato con attività di atelier per i bambini, facendo appello alle tecniche dei metodi Edumovement®, BonGeste, InterArt®, Prismograph®, Writing Codex® e CyberClinica® finalizzate al raggiungimento di abilità organizzativo-cinestetiche, traccianti, rappresentative ed espressive, e di nuove disponibilità agli scambi. Sono stati effettuati incontri di confronto preliminari e conclusivi con i genitori e momenti di condivisione e scambio realizzati in itinere con gli insegnanti. Era necessario illustrare, sia a questi ultimi che ai genitori, i nostri intenti professionali affinché potessero acquisire una maggiore conoscenza dei contenuti progettuali e condividere riflessioni adatte a promuovere, con competenza educativa, la consapevolezza di essere validi supporti per l’equilibrio dei bambini.
L’atelier è stato progettato cercando di dare ampio spazio ad esperienze che coinvolgessero il più possibile il gesto grafico e tutte le abilità atte a migliorare l’acquisizione dei prerequisiti della grafia; si è rilevato un entusiasmo particolare per qualsiasi proposta che riguardasse la scrittura non scolastica: al rifiuto per la scrittura convenzionale con carta e penna, è corrisposta la piena accettazione per la scrittura che coinvolge il corpo e passa attraverso i canali senso-motori. I metodi che abbiamo utilizzato stimolano, cosa fondamentale, il processo di autocorrezione che non si attiva, invece, durante il momento di scrittura scolastica. Tali esperienze del “lasciar traccia di sé” in spontaneità, favoriscono il processo di apprendimento, un corpo mobile, dinamico, attivo, che sprigiona una energia, una forza, una intenzionalità e una volontà con il desiderio di esprimersi anche attraverso il gesto grafico, originando momenti emozionanti, divertenti, liberatori; occasioni che in altri contesti evidentemente sono represse, ostacolate, inibite. Queste esperienze hanno rappresentato per i bambini ciò che per Proust ha rappresentato la madeleine: “La ricerca del tempo perduto e il suo recupero alla dimensione più profonda della coscienza (il tempo ritrovato) costituiscono la più autentica forma di conoscenza, in grado di restituire al soggetto la sua identità”[1]. In una indagine interiore che il soggetto compie da se stesso a se stesso. Ritrovare gli odori e i piacevoli ricordi dell’infanzia, ha permesso a Proust di elaborare una originale filosofia del tempo e scrivere ben sette libri! Ritrovare il piacere del lasciar traccia di sé, ha consentito a questi bambini di riavvicinarsi al gesto grafico e potersi così esprimere anche attraverso la scrittura!Gli aspetti maggiormente apprezzati dell’approccio pedagogico clinico sono stati:

  • La varietà delle esperienze proposte che tenevano conto dei molteplici aspetti della persona, dello sviluppo di abilità nel rispetto della crescita individuale e che non si focalizzavano o, come spesso succede, non si accanivano sulle difficoltà presenti.
  • I percorsi motori e le esperienze cinestetiche realizzate, che hanno favorito una migliore coordinazione dinamica generale ed oculo-manuale e una maggiore percezione del tempo, dello spazio e del ritmo.
  • L’esperienza di riconoscere e vivere le lettere per mezzo dei canali sensopercettivi, cinestetici e assumendo plasticità con il proprio corpo, ampliando ogni occasione di stimolo ai canali apprenditivi.
  • Il principio cardine pedagogico clinico che ci impone di partire dalle risorse dei bambini proponendo, quindi, esperienze mirate sulle capacità dei singoli, in modo che non fossero né troppo difficili per non scoraggiarli, né troppo facili per non annoiarli, ma favorenti il piacere tanto da suscitare benessere.
  • Il benessere e il piacere provato nel lasciar traccia di sé hanno generato rinnovato piacere e disponibilità nell’avvicinarsi al gesto grafico.
  • Il coinvolgimento dei genitori rendendoli consapevoli di un impegno educativo parallelo e integrato a quello scolastico.

Le esperienze hanno offerto la possibilità ai bambini di proiettare all’esterno se stessi, la propria carica emotivo-affettiva, di scoprire il proprio vissuto e di trasmetterlo sviluppando la propria creatività e di conquistare una maggiore autostima attraverso il rinforzo ergico. La mamma di uno di loro ha affermato: “Il mio bimbo ha ottenuto risultati notevoli: scrive in corsivo senza forzature; scrive con molti meno errori, ha conquistato molta fiducia in se stesso”.
È stata proprio la conquista di una maggiore autostima e fiducia in se stessi la chiave di volta dell’acquisizione di nuove abilità e disponibilità.
Questo effettivo miglioramento ha stimolato un più ampio dibattito all’interno della scuola sulle diverse esigenze dei bambini, sul riscoprire l’importanza della dimensione corporea e senso-motoria nel percorso d’apprendimento quotidiano. Grazie agli incontri di confronto e verifica, le esperienze desunte dai metodi proposti sono state condivise con il personale docente e con i genitori, diventando patrimonio esperienziale comune. Tali occasioni di condivisione hanno trovato ulteriore stimolo dalla visione del filmato realizzato durante l’atelier e hanno permesso di comprendere il percorso professionale svolto con i bambini, i momenti piacevoli dell’atelier e di cogliere in chiave costruttiva le loro capacità e i loro progressi.
L’esperienza si è svolta sempre in stretta collaborazione con le insegnanti, che hanno dimostrato concreta fiducia, interesse e desiderio di continuare il percorso. L’atelier ha riscosso molti consensi su tutto il territorio, i miglioramenti notevoli dei bambini hanno incrementato la fiducia dei genitori nelle potenzialità dei loro figli tanto da indurli a finanziarne la prosecuzione. T­ale esperienza si è quindi integrata con i nuovi orientamenti tecnico-metodologici che il circolo scolastico sta mettendo in campo, aprendosi al territorio e creando una rete che tuttora esiste e continua a collaborare.

[1] G. Baldi, Dal testo alla storia dalla storia al testo.  Dal decadentismo ai nostri giorni, vol. III, tomo II, Paravia, Torino, 1994, p. 660.

Luisa Pennisi
Pedagogista Clinico®
Claudia Trombotto
Pedagogista Clinico®
Bianca Testone
Dirigente Scolastico