Le perizie comunicativo-relazionali nel Gesù dei Vangeli Sinottici

Il nostro è un lavoro di ricerca che nasce dall’idea di rintracciare possibili prodromi della scienza pedagogico clinica e delle caratteristiche del Pedagogista Clinico®  , nella vita e nell’operato di un personaggio storico affascinante ed emblematico, che ha innegabilmente contrassegnato la civiltà e la cultura di ogni tempo, Gesù Cristo. Il Gesù che abbiamo voluto meglio conoscere non è dunque il Gesù messianico, il Gesù figlio di Dio, ma il Gesù educatore o meglio il Pedagogista, e perché no, il Pedagogista Clinico® , rivolto ad offrire aiuto alla persona.
L’esplorazione ha voluto rintracciare i processi, le modalità di interazione fra Gesù e quanti lo hanno avvicinato, per capire se ci fosse, come nel processo di interazione fra Pedagogista Clinico®   e la persona che a lui si rivolge, una conferma dell’importanza e della validità comunicazionale per mezzo dell’ascolto, della parola, del silenzio, dello sguardo, del sorriso e della prossemica.
Ciò che ne è scaturito è che Gesù, pur non disponendo, ovviamente, degli strumenti concettuali formali che sono in uso oggi, né di un’adeguata teorizzazione dei “mali psicologici”, ha comunque pienamente tenuto presente la conoscenza delle dinamiche individuali della vita, il valore della relazione e della comunicazione.
La capacità di ascoltare deriva sia da una predisposizione e sensibilità personale, sia da una vera e propria competenza che si costruisce e si acquisisce attraverso un preciso percorso di formazione richiesto al Pedagogista Clinico®  . Ascoltare è già aiutare, offrire l’opportunità all’altro di analizzare, di mettere a fuoco “ciò che ha dentro”, consapevoli che, spesso, le migliori soluzioni sono già  dentro di noi. Gesù si dimostra un ascoltatore attento e profondo. Sono molti i passi del Vangelo in cui Egli dimostra di avere sviluppato una spiccata sensibilità e capacità all’ascolto (Lc, 2 – 46,48,49; Mc. 8,17-18);  ascolta con il cuore e potremmo dire con amore. In tal caso ci piace ricordare l’affermazione di Monsignor Pino Pellegrino: “Amare qualcuno significa dirgli ‘tu conti qualcosa per me’, ‘tu vali’, ‘tu sei’…”. Parafrasando tale affermazione sosteniamo che ascoltare qualcuno significa dirgli ‘tu conti qualcosa per me’, ‘tu vali’, ‘tu sei’; il primo passo del dialogo, a cui può seguire la parola, uno strumento idoneo a stimolare la riflessione che diventa prezioso se integrato dalla molteplicità dei codici comunicativi. Dalla lettura del Vangelo si può annotare che Gesù ha utilizzato ampiamente la tecnica oratoria, inserendo la parola in una modalità narrativo-folkloristica a lui particolarmente cara: la parabola (Mt. 13,34.35/ Mc. 4,33-34). Attraverso la parabola coloro che ascoltavano venivano messi sulla strada giusta, ma nel contempo venivano sollecitati ad andare più in profondità: fa parte infatti dello stile di Gesù lasciare che la gente scopra da sola le implicazioni contenute nelle sue parole. Egli disponeva di un repertorio di immagini e di simboli ereditati in gran parte dalla poesia e dalla profezia ebraica, che sollecitava la partecipazione di chi lo ascoltava. Ciò che richiama alla mente l’importanza attribuita al linguaggio simbolico e alla metafora utilizzate dal Pedagogista Clinico®   per far leva sulle risorse personali del soggetto.
Anche il silenzio, all’interno di un sistema comunicativo, rappresenta una strategia, esso può essere lo spazio che prepara la parola, indispensabile per poter accedere, attraverso l’ascolto empatico, all’altro e Gesù “sapeva parlare ma anche tacere al momento opportuno”. Paradigmatica a questo riguardo è l’immagine dei discepoli di Emmaus descritta dall’evangelista Luca: Gesù si avvicina ai discepoli, li ascolta lungamente, senza intervenire, dunque, rimane in silenzio. (Lc. 24,13-25).
All’espressività finora incontrate, si aggiungono quella corporea e prossemica che Gesù  ha  assai testimoniate con i suoi gesti, il contatto, la tattilità ecc. e che non sfugge nella formazione del Pedagogista Clinico®  .
Gesù vive in pienezza anche questa modalità di comunicazione non verbale, dando e ricevendo il prezioso dono del contatto corporeo, che viene prevalentemente utilizzato nell’operare miracoli: essi, oltre che a provocare la concreta guarigione dalla malattia sono la preziosa testimonianza del suo avvicinarsi all’altro del suo prendersi cura dell’altro.
Molti sono nei Vangeli i riferimenti alle posture, ai gesti, al contatto corporeo, ai segmenti corporei. In particolare, le mani e i piedi occupano nei Vangeli un posto di riguardo. I piedi nel Vangelo rappresentano molto di più di una parte del corpo, i molti riferimenti ad essi li descrivono come punto di impatto dell’uomo con la realtà, mezzo che gli permette di muoversi attraverso le cose, di esplorare l’ambiente, di conoscerlo, di sentirsene padrone e nel loro movimento esprimono la direzione del cammino scelto. Gesù ne parla, lascia che qualcuno glieli accarezzi, li baci, li abbracci; addirittura li lava egli stesso agli apostoli (Lc.7,37-38/ Mt.28,9).
Gesù ha camminato molto, per incontrare, osservare e parlare con le persone; i suoi passi lo portavano sempre verso qualcosa o qualcuno. Sapeva camminare e fermarsi, cercare e incontrare. La storia del cammino di Gesù è la storia di un cammino particolare, un susseguirsi concreto di un passo dopo l’altro, simbolicamente inteso però come percorso interiore, come ricerca di sé stessi e della propria auto- realizzazione. Un cammino che può essere correlato con il percorso che il Pedagogista Clinico®   compie assieme alla persona che ad esso si rivolge, gli si avvicina, l’accoglie, la ascolta, la lascia parlare condivide con lei il percorso..
Anche le mani vengono assai utilizzate da Gesù, con esse comunica forza e coraggio, accarezza gli esclusi, afferra e sostiene (Mt.14,29-31). Egli  tocca i discepoli e dice loro di alzarsi e di non temere (Mt. 17,2-8), abbraccia con tenera affettuosità i bambini (Mc. 9,36-37/ Mc.10,15-16) tocca gli ammalati (Mc.7,32-35/ Mc. 8,22-25). Così come la mano del Pedagogista Clinico®   stimola, dà forza, aiuta a maturare una situazione difficile.
Anche lo sguardo, è presente in molti passi del Vangelo. Gesù lo valorizza e assai se ne serve nella relazione per guardare dentro (Lc.5,27-28 / Lc.21,1-4 / Mt.19,26 / Mc.3,4-5).
Questa analisi ha l’intento di far riflettere sull’importanza del valore di una comunicazione ricca ed autentica e di riscoprire, nella persona di Gesù Cristo, nel Gesù uomo, una meravigliosa modalità di “stare con l’altro”. La riscoperta e valorizzazione delle competenze comunicative di Gesù, sono un bellissimo esempio, un modo che ci permette ancor più di elaborare interventi pedagogico-clinici anche e in specie nell’ambito della formazione seminaristica, nell’ambito della pastorale e della catechesi, nel campo della formazione del personale docente di religione nelle scuole.

Emanuela Spinelli
Pedagogista Clinico ®  
Laura Vitali 
Pedagogista Clinico®