Le profonde radici della Pedagogia Clinica

di Alberto Sedini

La Pedagogia Clinica è il risultato dello studio e della ricerca di quanti, assieme al suo fondatore prof. dr. Guido Pesci, si sono impegnati e si impegnano a garantirne i presupposti teorici e pratici. E’ una scienza che esiste da soli venti anni, ma è da millenni che si riflette sulle tematiche che sono proprie di questa disciplina. L’oggetto di riflessione è la persona globalmente intesa, con i suoi problemi, ma anche con le proprie risorse, capacità di compensazione, voglia di crescere, di migliorare.
La Pedagogia Clinica ha appreso ed elaborato i principi e i contenuti di personaggi ammantati di leggenda come Peone, Prometeo, Chirone e Asclepio considerato il sanatore di ogni malattia, colui che era capace di lenire le sofferenze dei mortali e che agiva con interventi finalizzati al ripristino di “sani equilibri”. A questi si aggiungono spunti e riflessioni tratte dai saggi del periodo classico, greco-latino, con un posto d’onore a Omero che, millenni prima di Gardner, ci ha parlato di “multiforme ingegno”, colui che ci ha raccontato che Ulisse, per quanto fortissimo e scaltrissimo, spesso cadeva in balia delle passioni. Lo stesso Ulisse che (assai prima di Pirandello) cambiava maschera col cambiare delle persone con cui si relazionava. La Pedagogia Clinica deve essere grata a Cleobulo, quando ci dice che ascoltare è più importante del parlare (concetto, poi ripreso ed ampliato da Plutarco), come pure a Gorgia, il quale ci ricorda che anche la parola è importante, anzi è talmente importante da essere da lui, metaforicamente, paragonata ad un farmaco che, se non giustamente dosato, può essere nocivo. Parmenide, ci aiuta affermando che non conosciamo le cose solo attraverso i sensi, ma, soprattutto, attraverso la rielaborazione razionale a cui sottoponiamo le nostre percezioni. Protagora ci ha fornito un contributo grandissimo intuendo che “l’uomo è la misura di tutte le cose”, ovvero che la soggettività è una delle poche cose oggettive, forse l’unica. In questo excursus raggiungiamo un grande assoluto, Socrate, colui che ha ripreso e diffuso il motto dell’oracolo di Delfi, che ci ha messo davanti all’evidenza che per quante cose sappiamo saranno sempre maggiori le cose che non conosciamo, oltre ad averci fatto il grande dono del metodo maieutica, e il primo a dire che le persone possono darsi le risposte da se stesse. Dopo Socrate, Platone, il quale sottolinea l’importanza del logos, dell’analisi razionale per la comprensione del mondo, e teorizza la verità come disvelamento progressivo, come progressiva scoperta. Aristotele, che rimarca l’importanza dell’esperienza per l’apprendimento (molto prima di Dewey) e la necessità di compensare le esigenze personali con quelle sociali (o, come diceva lui, la vita buona con la vita felice).
E dopo i greci i latini. Da Marco Varrone ci è giunto il suggerimento che “il consiglio nuoce sia a chi lo dà che a chi lo riceve”, da Lucrezio si è appreso che l’uomo, se non agisce su se stesso, non può aspettare passivamente che qualcuno risolva i suoi problemi e che nemmeno le divinità potrebbero aiutarlo (aiutati che dio ti aiuta).
La Pedagogia Clinica si è alimentata inoltre con quanto ha evidenziato Cicerone, ossia che nella comunicazione efficace non rientrano solo gli aspetti verbali, ma anche quelli non verbali e para-verbali.
Un altro momento molto ricco di pensieri, di proposte e di testimonianze , si ha a partire dal 1400. Prima, però, Teodoro di Fermo ci ha lasciato uno stimolo che vale più di un tesoro: “Nessuna verità vale quanto il non disprezzare!”.
Attorno al 1400 viene riscoperto l’individuo, con le sue esigenze, i suoi difetti e le sue potenzialità. In questo periodo, chiamato non a caso Umanesimo, tra la miriade di personaggi cui l’umanità deve riconoscenza, spicca la figura di Leonardo da Vinci, colui che è stato capace di giungere ad una sintesi olistica, fra scienze umane, scienze esatte, tecnica e tecnologia. Un’altra figura fondamentale di riferimento, per quanto poco conosciuta, è quella del neo-aristotelico Pietro Pomponazzi, il quale ha sostenuto, in un periodo in cui non era facile esporsi, che l’essere umano ha il diritto di pensare qualsiasi cosa, anche l’ateismo, e che ciò non gli deve togliere il rispetto e la dignità propria di essere umano, perché ognuno, comunque, è il solo responsabile di se stesso e delle proprie idee.
Il percorso iniziato con l’Umanesimo è, poi, proseguito con moltissimi altri pensatori, su ciascuno dei quali la Pedagogia Clinica si è attardata ad apprendere, tra questi spiccano Montagne il quale ha ripreso ed ampliato il concetto dell’inopportunità e dell’inefficacia del dare consigli; De La Rochefocould, che ha sottolineato l’importanza di accettare il pensiero altrui, qualsiasi idea venga portata, perché è rispettando le idee che si rispettano le persone; Cartesio, con il suo siamo perché pensiamo e con il richiamo che nella scienza e nella conoscenza è necessario procedere con metodo ed avere idee chiare e ben distinte.
Dopo Cartesio si sono formati due grossi filoni di pensiero. L’Illuminismo, con il suo apice in Kant ed Hegel, a ricordarci l’importanza della razionalità per la vita umana, e il Romanticismo a richiamare che gli affetti ed i sentimenti sono altrettanto importanti. Schopenhauer ha poi detto che, spesso, le nostre razionalizzazioni hanno delle motivazioni pulsionali e passionali e, dopo di lui, è stata la volta del suo grande allievo Nietzsche, che, molto autorevolmente, ha fatto presente quanto si dovrebbe, sempre pensare con la propria testa, piuttosto che con quella del gruppo (o, come diceva lui, del gregge), che ha esplicitato quanto una persona, per essere completa, deve possedere (ed utilizzare) spirito libero, spirito di leggerezza (divertirsi) e spirito di responsabilità (o, come lo chiamava lui, volontà di potenza), ovvero, se qualcuno ha la possibilità di fare qualcosa deve avere la volontà di farla, senza nascondersi o accampare alibi. Altri grandi pensatori si presentano nell’800, tra questi spicca la figura di Antonio Gonnelli Cioni, considerato l’antesignano della Pedagogia Clinica in Italia. Impegnato a recuperare i soggetti in difficoltà, sottolineava l’importanza primaria di conoscere l’altro e di lavorare sulle potenzialità del soggetto, anziché intervenire in maniera improduttiva e frustrante su ciò che in lui era carente o mancante.
Tra l’800 e il ‘900 sono, poi, intervenute diverse rivoluzioni scientifiche, dalla geometria alla matematica, dalla fisica alla chimica. Rivoluzioni che hanno avuto il loro punto apicale nella teoria della relatività di Einstein con cui viene dimostrato che le cose raramente sono come le vediamo, a seguito della quale abbiamo cominciato a vedere le situazioni ed i fenomeni in modo relativistico, un presupposto assai significativo per noi Pedagogisti Clinici.
Il ‘900, continuando il lavoro in progressione iniziato nel periodo ellenistico, ci ha fornito molti altri grandissimi pensatori e con essi importantissimi contributi per la disciplina pedagogico clinica. Tra questi Freud, Jung e Adler, che hanno teorizzato e dato valenza scientifica alle intuizioni di Schopenhauer e Nietzsche; Dewey che ha evidenziato l’importanza sociale dell’educazione e dimostrato che ogni esperienza apre la possibilità ad altre esperienze ed è .fondamentale per l’apprendimento, per la formazione e per la crescita; Vygotskij, che ci ha indicato le soglie di apprendimento potenziale e prossimale, oltre le quali è inopportuno, inefficace e controproducente andare, che in educazione i tempi sono fondamentali, che i tempi da rispettare sono quelli del soggetto, che il pensiero evolve per generalizzazioni progressive, oltre a rivolgere un richiamo sull’importanza della società nell’educazione.
Il ‘900 si è concluso con le teorie sistemiche e della complessità, le quali hanno rinforzato e sistematizzato la visione olistica dei fenomeni e del mondo. Altre teorie, come quella dell’intelligenza emotiva di Goleman e delle intelligenze multiple di Gardner, hanno aiutato a capire che, perfino, l’intelligenza è qualcosa di olistico, organizzato ed interdipendente (piuttosto che un tutt’uno omogeneo).
In tutto questo affondano le radici, epistemologiche filosofiche e scientifiche della Pedagogia Clinica.

(In Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 7/2003)

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