L’immagine allo specchio e lo specchio dell’immagine

di Massimo Santoro

Donna, Faccia, Fotomontaggio, Volti

La fotografia è un fenomeno sociale: dalla fototessera alle foto di cerimonie e vacanze, ai reportage, alle cartoline, ai manifesti pubblicitari e alle foto d’arte essa assume funzioni di documentazione, interpretazione, memoria storica, ricerca sociale, antropologica e psicologica.

E’ parte integrante della vita collettiva e familiare. Sicuramente nelle famiglie dove sono presenti bambini si fotografa di più, ma la necessità di immortalare con immagini fotografiche momenti di vita piacevole, di fermare ricordi ed emozioni viene sentita da chiunque, basti pensare alla “frenesia fotografica” dei turisti davanti a paesaggi e opere d’arte. 

L’importanza delle fotografie quale strumento educativo, deriva dall’interesse e dallo stretto legame che esse possono avere, in quanto mezzo valido attraverso il quale l’individuo può rintracciare ciò che è conservato della propria storia e dei propri trascorsi, per stimolare il processo mnestico e migliorarne il fissage.

La memoria, paragonata ad una biblioteca in cui si accumulano tutte le conoscenze utili per la vita, permette di immagazzinare le informazioni che vengono assimilate dal mondo esterno, ed è attraverso il recupero e il riaffiorare dei ricordi che si possono comprendere svariate situazioni; fatti, episodi, azioni, idee, emozioni, persone, oggetti, che hanno fatto parte nel tempo e che fanno parte della personalità e delle esperienze sociali di ciascun individuo.

La fissazione dei ricordi e del riconoscimento degli stessi, a livello individuale, avviene per mezzo di quadri individuali e sociali preesistenti all’individuo, quali il linguaggio, la rappresentazione dello spazio, le rappresentazioni del tempo, tutti elementi che forgiano ed educano gli individui.

Nella memoria, dunque, il passato non è mai accessibile in modo diretto, e non è mai conservato in modo definitivo.

La mediazione con il presente lo costituisce di volta in volta in forme diverse. La memoria emerge come insieme dinamico, luogo non solo di selezione, ma di reinterpretazioni e riformulazioni del passato.

La fotografia perciò assume, in ambito educativo, una valenza specifica poiché diventa un’occasione di riflessione interiore e di miglior conoscenza di sé.

L’azione educativa che essa può svolgere consiste nel richiamare alla mente, elemento che aiutano a “partorire i propri ricordi”.

L’immagine riflessa in una foto, di un momento della vita, riconduce a quel momento permettendo di entrare dentro e sondare i tanti aspetti che hanno accompagnato quel particolare momento, per far riemergere ciò che si è provato, sentito, vissuto, ascoltato, detto…

La sua funzione più che essere quella di fornire ricordi perfettamente coincidenti del passato, consiste nel preservare gli elementi del passato che garantiscono ai soggetti il senso della propria continuità e la conservazione della propria identità; identità che si interseca e si mescola ad altre identità.

Le foto portano a riappropriarsi della propria storia di vita o meglio a prendere coscienza di quanto si è vissuto, e ciò, servirà, soprattutto al soggetto per comprendere le rappresentazioni mentali, le immagini, le situazioni, le interazioni, che quotidianamente vede ma non riconosce. Attraverso le fotografie il soggetto ha modo di riflettere su se stesso, sulla realtà familiare, sulla situazione lavorativa, sulle dinamiche d’interazione che usa, sui suoi sentimenti, paure, ecc.

Esaminando gli scritti di Wallon, Preyer e Lacan (Lacan J. Le stade du miroir comme formateur du Je, ecrits, pp.95-100. trad. italiana: Lo specchio come formatore delle funzioni dell’Io, Scritti, I, pp 87-94, Torino, Enaudi, 1974), si potrebbe ipotizzare un’analogia tra l’utilizzo delle foto e il “periodo dello specchio”, in cui il bambino inizia la distinzione fra sé e gli altri, fra la propria immagine riflessa e quella di chi gli sta accanto e acuisce l’articolarsi del linguaggio verbalizzato sintatticamente

Il bimbo cerca di toccare la propria immagine nello specchio, qualora sia presente anche una figura estranea al bambino, tende ad osservare alternativamente la propria immagine e la figura reale dall’esterno, sa che l’immagine di una figura nota è un’immagine vuota, ma la cerca anche dietro allo specchio. Questo processo, favorisce la percezione del sé corporeo, i conflitti che lo specchio determina, l’importanza dell’altro, la consapevolezza dei propri limiti, ecc., esperienze, che il bambino sperimenta necessarie e utili per la sua crescita e il suo sviluppo e che si ripetono sotto forme diverse al soggetto adulto nell’arco della vita.

La persona si troverà di fronte ad un “dilemma”: immagini sensibili, ma non reali; immagini reali ma che sfuggono all’esplorazione percettiva.

Di fronte alle difficoltà, talvolta l’adulto perde il contatto col proprio sé corporeo e i conflitti sono visti ma non riconosciuti e la percezione che si ha tra le istanze interne e la realtà, mancano di un collocamento stabile con l’esterno.

Partendo dall’immagine di sé, che il soggetto ha costruito nell’arco della propria vita che col tempo ha perso di vista o è diventato fonte di frustrazione.

La fotografia (proprio come lo specchio) può essere utilizzata per ripristinare e riordinare aspetti della propria vita che col passare del tempo si sono o sono stati oscurati. Proprio come lo specchio, l’immagine fotografica aiuta a meglio conoscersi.

Infatti la persona, attraverso le foto, oltre a narrarsi e quindi svelare come in realtà si percepisce e come si rapporta nell’ambito familiare e sociale e definire l’immagine di sé derivata anche da ciò che gli altri rimandano durante le interazioni, riesce a fare una lettura di sé diversa, poiché spesso le foto rispecchiano angolazioni, posture, gesti, mai osservati.

Sull’immagine corporea, vero specchio mentale delle nostre percezioni, s’innesta il nostro vissuto psicologico, che condiziona e/o deforma la nostra l’immagine.

L’immaginazione oltre ad identificarsi con la rappresentazione mentale che ogni persona ha di se stessa, introduce anche la dimensione personale che interpreta la realtà e permette il confronto con il reale partendo proprio dal vissuto soggettivo.

Il problema in questo caso è: l’interrelazione tra la funzione cognitiva (che ci permette la visione oggettiva della realtà) e la funzione immaginativa (che trasforma il reale attraverso l’esperienza soggettiva che ne abbiamo).

Da non trascurare, poi, è la fantasmatizzazione, che non considera il reale ma lo ingloba nei vissuti psichici profondi.

La fotografia, utilizzata come specchio dell’immagine del proprio corpo, può far sì che si stabilisca un equilibrio tra le funzioni cognitive e affettive in relazione al corpo. Variazioni dell’immagine corporea, sono gradite alla persona e vengono indotte anche per esempio dall’abbigliamento, dalla danza, dal maquillage, dal movimento espressivo ecc.

Talvolta guardando una foto si prende coscienza di come si è in realtà e quindi si avrà una differente percezione del proprio sé, diversa da com’è stata vissuta sino al momento considerato. Quindi l’immagine fotografica assume, in questo caso, anche un’altra funzione: svelare aspetti che non sono presenti alla coscienza, cioè attraverso le foto possono emergere situazioni conflittuali, stati d’animo, sensazioni, contenuti, sentimenti, che sono sfuggiti all’esplorazione percettiva del soggetto.

Le fotografie possono spiegare e illustrare la storia individuale, di coppia e di famiglia del cliente. La descrizione che la persona fa sugli individui ritratti, permette di porre attenzione su stereotipi, atteggiamenti, tradizioni, norme familiari, stili, abbigliamento, alleanze, stati d’animo, azioni, mimica facciale, alla postura e ai commenti spontanei. l’assenza di espressioni di affetto, di calore, d’intimità.

Inoltre un’altra opportunità di analisi e estimazione è anche quella relativa alle distanze o vicinanze nelle relazioni. Molte foto rappresentano persone con le braccia conserte, con le mani dietro la schiena o sprofondate nelle tasche, altre mettono in evidenza conflitti e rivalità, mettendo in risalto la posizione occupata, c’è chi è in primo piano, chi un posto di minore rilievo, posizionato al centro a volte è il soggetto che media ed unisce un gruppo,  di contro il <<capro espiatorio>> o la <<pecora nera>> di un gruppo è messo da parte, parzialmente nascosto dagli altri o addirittura escluso, le persone appaiono rigide, distanti le une dalle altre, con le braccia penzoloni o nascoste, oppure protese in un ruolo protettivo strette in abbracci, mentre altre sono chiaramente protette, davanti alla macchina fotografica si possono inconsciamente manifestare aspetti importanti delle dinamiche relazionali.

Alcune foto aiutano ad entrare in contatto con ricordi legati a persone decedute o con cui non si hanno più contatti, sentimenti ed emozioni legate a persone scomparse. Talvolta rivisitare queste foto con gli occhi da adulto permette la rivalutazione di eventi problematici. Rivisitando il passato le persone possono affrontare situazioni che potrebbero essere rimaste senza soluzione.

L’individuo attraverso le foto, si riapproprierà della realtà che lo riguarda, materializzando ed interiorizzando il proprio vissuto, portando un cambiamento al suo presente. La fotografia quindi come fonte d’informazione, d’elaborazione, d’introspezione, di rimembranze, di proiezioni, portando allo svelamento e alla percezione di una nuova realtà, di un rinnovato modo di vedere e di vivere la quotidianità.

Quindi, come lo specchio così anche le fotografie divengono un mezzo utile alla comunicazione e a predisporre la persona al cambiamento.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 18/2008)

Join our
mailing list

to stay up date

Please enter a valid e-mail