L’intervento pedagogico-clinico nella scuola di calcio

Una esperienza nella società sportiva scuola clcio “Pro Catania”

di Walter Siragusa

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Nell’immaginario collettivo popolare risulta difficile, e quasi improponibile, trovare una correlazione tra sport e Pedagogia Clinica Clinica,  soprattutto se si pensa allo sport come puro “scontro agonistico” tra gruppi di bambini e gruppi di adolescenti. La Lega Calcio, solo recentemente, dall’anno 2004 si è preoccupata di lanciare sul mercato lo slogan nazionalpopolare dell’educazione attraverso lo sport con l’ambizioso intento teorico e pratico di ri-pensare lo sport in chiave più formativa e non meramente tecnica. Il monito lanciato della Lega Calcio deve fare riflettere, a più livelli (dalle società dilettantistiche a quelle professionistiche), quanti operano nel settore sportivo, ed in particolare nel settore giovanile, sul presupposto che lo sport non è pura fisicità, né puro agonismo, né puro styling ma è fonte ed ambito di esperienze emozionali che accompagnano l’essere umano a più livelli di coinvolgimento.

La Pedagogia Clinica, come  disciplina che si occupa dell’educazione, “si inserisce all’interno di un più vasto compito educativo,  che  è  quello  di  favorire lo sviluppo integrale della personalità nel modo più completo possibile, in relazione alle condizioni psicofisiche di ogni individuo e l’ambiente in cui vive. Quando si viene chiamati come Pedagogisti Clinici in una scuola calcio “specializzata” o “riconosciuta” dalla FIGC il primo obiettivo che bisogna porsi è quello di conoscere nel più breve tempo possibile il contesto in cui si andrà ad intervenire.

La formazione pedagogico clinica ci fornisce molti metodi che ben si adattano nel “campo sportivo”, ad indirizzo calcistico. Il Pedagogista Clinico® che non è un operatore sanitario, ha il compito di non adattarsi alle carenze della persona, né limitarsi a un intervento basato su un elenco tecnicistico di esercizi esposti su schede o su monitor, ma suggerisce esperienze originali, per combinazioni di scambio capaci di orientare la persona nel mondo di relazioni, favorire l’intesa e dare sapore alla vita. La scuola calcio è un grande contenitore dove alla persona, in questo caso l’allievo calciatore, gli si offre la possibilità di esprimere i propri impulsi essenziali.

Il bambino che gioca trasforma la realtà secondo il proprio io, cioè soddisfa bisogni e liquida il confronto con quella parte del reale per lui ancora inaccessibile. Inoltre, è importante sottoli- neare che senza un equilibrio affettivo, socio-relazionale è difficile giocare.

Come ci insegna la Pedagogia Clinica, questo ci fa capire l’importanza di una osservazione della persona in un approccio olistico. Per questo motivo è importante che ci siano figure professionali “capaci” di cooperare con gli adulti che si occupano di sport, di fornire strumenti operativi concreti, di assumere un ruolo di facilitatore e mediatore tra le società sportive, la scuola e la famiglie e di promuovere una cultura allo sport che con- sideri l’atleta nella sua globalità.

Quindi in questo contesto il Pedagogista Clinico, che si distingue da altre figure educative anche per la sua ecletticità, dovrà conoscere ogni singolo componente della scuola calcio: Presidente, Dirigenti, Allenatori (Staff tecnico e dirigenziale) Spiegare chi è e cosa fa il Pedagogista Clinico

Promuovere un intervento attraverso una condivisone di obiettivi, metodi e valori unitamente allo staff tecnico e dirigenziale

Conoscere l’ambiente calcistico e tutte le dinamiche socio- relazionali.

Pertanto, nella fase di inserimento un primo passo è quello di organizzare, in accordo con i responsabili delle “Scuole Calcio”, un in- contro con i tecnici con l’obiettivo di raccogliere le loro aspettative, di conoscere la storia e la vita della società sportiva in cui si è chiamati ad intervenire, con la professionalità del Pedagogista Clinico. Il secondo passo è costituito dal- l’analisi del sistema societario e punto di partenza dell’intervento all’interno della scuola calcio.

Premettendo che il lavoro deve es- sere sempre modulato sulla base dell’ambiente in cui si è chiamati ad intervenire, si espone il percor- so pedagogico clinico realizzato presso la società sportiva che opera da molti anni nel settore giovanile scolastico: Scuola Calcio Specializzata “Pro Catania”.

 

Analisi Storica Personale

per conoscere i soggetti coinvolti nel calcio giovanile.

Consiste in una rievocazione de- gli avvenimenti e nella descrizione dei rapporti intercorrenti tra i membri all’interno della costellazione sportiva, delle condizioni ambientali, socio-culturali, affettive, in cui l’allievo giocatore vive l’attività sportiva, soddisfazioni o insoddisfazioni, influenze sullo sviluppo adattivo, affettivo, comunicativo e rappresentativo di una performance sportiva. Un primo atto che può essere condotto basandosi su una serie di distinti proposizioni che si succedono sequenzialmente, in modo da facilitare il passaggio da una situazione ad un’altra.

Come ad esempio è importante osservare e notare tutte le dinamiche di accoglienza all’arrivo dei ragazzi presso il campo sportivo e le dinamiche affettivo-relazionali tra il genitore e il figlio, e tra quest’ultimi con l’allenatore.

L’osservazione diventa fonda- mentale durante tutto il percorso esperienziale presso una scuola calcio, bisogna svolgere un’opera di osservazione permanente al fine di raccogliere ogni particolare che testimoni la personalità di ogni singolo allievo calciatore e delle risorse che offre il sistema calcistico della scuola calcio.

Pertanto, il Pedagogista Clinico promuove l’analisi delle risorse e le aree di miglioramento del sistema e dei suoi componenti; l’analisi dei bisogni percepiti da tutti i protagonisti che fanno parte e che ruotano nella scuola calcio, fare sintesi dei dati raccolti, condividere con lo staff tecnico e dirigenziale ogni conoscenza acquisita ed esporre gli obiettivi, i destinatari, le modalità, gli strumenti e i tempi previsionali di realizzazione.

I passaggi successivi sono direttamente connessi all’impatto dell’intervento iniziale sui destinatari. Quindi si rende necessario una osservazione attenta e valutare i feed-back di tutti i componenti. (Allenatori e giocatori).

In questa fase di confronto e di scambio, il rapporto interpersonale e inter-comunicazionale sarà valorizzato dal metodo Reflecting capace di promuovere simpatia, solidarietà e cooperazione tanto da influire in termini di soddisfazioni e di prestazioni sia personali che collettivi in riferimento al gruppo squadra. Un metodo, il Reflecting, efficiente ed efficace per sostenere ed aiutare gli allenatori a rilevare alcune carenze comunicative con diversi allievi, fino a giungere ad un’auto-valutazione e migliorare la lettura di molti messaggi pervenuti. Attraverso l’utilizzo del metodo Reflectig® si è giunti ad un doppio risultato: il primo riguarda l’aiuto diretto agli allenatori; il secondo per riflesso riguarda il miglioramento relazionale che l’allenatore ha istaurato con i propri allievi, riuscendo a leggere con maggior chiarezza i messaggi verbali e non verbali.

Altro metodo tenuto presente e che ha dato risposte positive all’interno dell’attività sportiva è stato il metodo Edumovement®.

Il metodo Edumovement in ambito applicato nel calcio settore giovanile e scolastico.

Considerato che lo sport ad indi- rizzo calcistico giovanile non va inteso solo come pura proiezione di doti esclusivamente fisiche ma come aspetto educativo degno di seria considerazione: corpo e anima si uniscono in una totalità per una concezione unitaria della persona umana. Non c’è sport senza movimento; non c’è movimento senza il corpo. Parlare del corpo equivale a parlare della persona umana nella sua interezza. Esercitare il proprio corpo significa, attraverso l’attività fisica, imparare a disporre di sé. Educare a usare il movimento in senso sportivo non ha solo il tra- guardo apparente del risultato tecnico ma in effetti concorre a costruire l’uomo, sia pure attraverso l’atleta, attingendo a livelli formativi, etici e sociali. Se il movimento è il “corrispettivo del sapere” implica apprendimento e comunicazione ed è perciò che il Metodo utilizzato in questo contesto ha portato a risultati interessanti. Con queste attenzioni e questi intenti è stato possibile consolidare il compito degli allenatori a sollecitare interessi e stimolare proposizioni motivazionali, ponendo al centro della programmazione calcistica un pro- cesso educativo finora mai applicato e tenuto in considerazione: il riconoscimento e la valorizzazione dell’identità di ogni singolo allievo. Ciò ha contribuito a far prosperare attività di espressione, di conoscenza e di comunicazione, tenute insieme da quella visione globale che rende l’uomo potenzialmente capace di ogni forma di sé.

Il Pedagogista Clinico impegnato nella scuole di calcio per mezzo del suo intervento specialistico attiva le risorse delle componenti societarie e collabora alla pianificazione degli obiettivi per miglio- rare le relazioni interpersonali nei confronti degli allievi, dei tecnici, dirigenti, genitori e scuole.

Per questo sostiene i dirigenti nella gestione e organizzazione delle attività della società e propone iniziative che tendono a migliorare l’ambiente sociale. Nei confronti degli allievi crea un contesto collaborativo tra i componenti del gruppo per favorire la formazione come persona e come atleti, stimola la coesione dei gruppi-squadra, l’autonomia/differenziata tra gli allievi, la motivazione e le capacità cognitive. Aiuta a migliorare il rapporto e la collaborazione tra tecnici dello stesso staff, tra tecnico ed allievo/atleta e tra tecnico e genitore; agevola la focalizza- zione di situazioni su cui lavorare; stimola la comunicazione efficace con gli allievi e una migliore comprensione delle informazioni provenienti dalle dinamiche di gruppo. Nei confronti della scuola crea un canale comunicativo con le società di cal- cio e facilita il dialogo scuola- società di calcio al fine di evitare sovrapposizioni delle offerte formative che potrebbero disorientare l’allievo-calciatore/alunno. Con questi intenti e obiettivi il Pedagogista Clinico, affiancandosi ai dirigenti e ai tecnici, sostiene l’importanza della valenza educativa e ludica di una scuola di calcio e garantisce un dialogo costruttivo tra le componenti e le famiglie.

(in (in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n.30/2014)

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