Luca Fabbri

L’approdo alla Pedagogia Clinica è giunto a seguito di un navigare non previsto. Un po’ come Colombo, le mie intenzioni erano ben altre quando sono salpato nell’avventura della formazione in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. Alla fine, però, come il nostrano navigatore mi sono trovato davanti a un nuovo Mondo: una scienza nuova, sconosciuta, affascinante.
Il tutto era nato dalla necessità di essere un insegnante di scuola attento nel saper riconoscere le richieste di aiuto dei propri studenti e di accoglierle nel modo opportuno, oltre che poter imbastire e promuovere occasioni esperienziali valide, di qualità per i ragazzi e le ragazze che ogni giorno incontravo nelle varie classi in qualità di docente di religione. La formazione in Pedagogia mi ha sicuramente permesso di acquisire maggior consapevolezza teorica dei processi formativi ed educativi, così come l’opportunità di riflettere sulle metodologie per svolgere lezioni efficaci ed efficienti, sulla didattica, sugli aspetti umani e umananti. Una formazione arricchente che ha cambiato in modo positivo il modo di porsi nei confronti dell’ambiente scolastico ma che ha anche messo in maggior evidenza in me e per me una serie di criticità riguardanti l’ambiente scolastico, la relazione educativa, i malesseri del corpo docente, degli educandi e delle famiglie. Aspetti rispetto ai quali si poteva aspirare di generare dei cambiamenti positivi. La scuola non doveva essere così come conosciuta per definizione. Davanti a tale ulteriore presa di coscienza e consapevolezza è sorta la necessità di fare di più, di acquisire abilità e competenze nuove, di potenziare quelle in essere e così, verso la fine della laurea magistrale in Scienze dell’educazione degli adulti, formazione continua e scienze pedagogiche si è fatta strada la ricerca di ulteriori percorsi formativi.

Percorso formativo
Il nome “pedagogia clinica” aveva già fatto capolino nella mia testa perché notata all’interno della stessa UNIFI quale altro percorso di laurea, così come in alcuni manifesti pubblicitari di vari enti che giungevano presso la Scuola nella quale stavo prestando servizio all’epoca. Tante e varie “pedagogie cliniche” che si presentavano estremamente diversificate tra loro per tipo di percorso promosso e per quanto esse dichiaravano di offrire ai loro corsisti. Tutto questo instillò in me la necessità di far chiarezza, di ricerca, di capire tra le varie possibilità che c’erano quale potesse essere la più adeguata a me, se tra di loro vi fossero dei distinguo significativamente importanti rispetto ai miei bisogni oppure se una proposta valeva l’altra. Iniziò così un certosino lavoro online di raccolta di informazioni, oltre che una serie di telefonate, email e messaggi a conoscenti che avevano una formazione in campo pedagogico ed educativo. Nessuno della mia cerchia, però, conosceva nel dettaglio alcuna di queste realtà, se non un po’ di più la LM in Dirigenza Scolastica e Pedagogia Clinica dell’Unifi. Un’altra laurea però mi sembrava che non potesse offrirmi altro che un contributo sul piano epistemologico e teorico, mentre io sentivo la necessità di costruire anche in me un bagaglio di buone prassi, abilità non solo teoretiche o progettuali ma anche agiti educativi nuovi. Alla fine fu il raffronto di quanto trovai online tra le varie opzioni a portarmi a scegliere la proposta formativa della Scuola Internazionale di Pedagogia Clinica dell’ISFAR®. Trovai convincenti le parole, la struttura del corso, le modalità con le quali si svolgeva la formazione, le abilità e potenzialità che si andavano a sviluppare ed era assai intrigante la figura professionale del Pedagogista Clinico® e tutto quel bagaglio immenso di strumenti, metodi e tecniche proprie. Una rivoluzione copernicana.  Mi iscrissi, senza ulteriori indugi, senza sapere altro, senza mai aver incontrato un Pedagogista Clinico®, senza aver partecipato a nessun open day ISFAR® . Arrivai così il primo giorno di formazione negli ambienti di via del Moro in realtà molto ma molto inconsapevole di ciò che mi sarei, poi, trovato davanti in quel percorso formativo che iniziò subito con il botto, alla presenza di due personaggi indimenticabili fin da subito: la prof.ssa Marta Mani e il prof. dott. Guido Pesci.
Ciò che mi colpì subito fu la loro accoglienza, la loro semplicità, la loro serenità. Furono pochi attimi, poi iniziò a parlare il professor Pesci e lì fu come trovarsi catapultati in un universo altro. È difficile riportare quei vissuti in parole perché l’incontro con Guido Pesci fu travolgente! Una personalità come non avevo mai incontrato prima. Pieno di vitalità, sapienza. Una Statura altra! Nella mia esperienza fino a quel momento i vissuti formativi erano stati estremamente eterogenei e di personalità carismatiche ne avevo incontrate veramente tante ma sul pieno educativo era la prima volta che mi trovavo davanti a una persona di tale umanità e sapienza. La stessa prof.ssa Mani fu un ulteriore incontro significativo. Una persona sapiente, sicura, d’un pezzo e umana. In distinguo da tutte le altre esperienze formative e universitarie mi colpi la capacità di stare in relazione di entrambi. Il binomio di questi due docenti, incontrati poi in altri momenti formativi, mi ha fatto comprendere inoltre anche la ricchezza di una professionalità capace di stare in sinergia con altri, di stare in relazione positiva con il Tu.
L’esperienza vissuta quei primi due giorni di formazione è stato il filo rosso che ha poi caratterizzato ogni momento all’interno del percorso in Pedagogia Clinica. Ogni fine settimana formativo tornavo a casa con sollecitazioni nuove, stimoli nuovi, tanti interrogativi, riflessioni che sfociavano in confronti “accesi” sul piano intellettuale con mia moglie. Ogni formazione mi portava al bisogno di comprendere, approfondire e quindi cercare anche libri e scritti per cogliere quanto anche a livello epistemologico sostanziasse i vissuti esperiti nella formazione. Già, vissuti esperiti! Una formazione nella quale non si “studiava” sui libri, sulle slide bensì si “viveva”, si “faceva esperienza” di quella scienza. Ricordo in particolare la settimana intensiva a Montevarchi, dopo aver vissuto i metodi dialogici corporei. La mattina dopo, svegliandomi mi sembrava per la prima volta di scoprire di essere anche corpo, non solo di averne uno.

Formato professionista
Conclusasi la formazione non sono mancate occasioni nelle quali iniziare a vivere questa nuova scienza in qualità di professionista. Si sono così susseguiti progetti pedagogico clinici nelle scuole primarie, spazi di riflessione presso la Misericordia, interventi di aiuto in studio. Momenti nei quali continuare a vivere e crescere umanamente e professionalmente in questa scienza capace di rispondere ai flagelli emarginanti la persona. Abilità e Potenzialità portate anche nel ruolo di docente che continuo a svolgere presso gli Istituti Secondari di Secondo Grado di Firenze. Un “insegnamento” con un modus operandi nuovo, intriso nella relazione educativa dei principi pedagogico clinici.