Sono Lucia Boranga, iscritta all’Albo professionale ANPEC col numero 2146 da oltre venticinque anni. Era infatti la tarda primavera del 1997. Mi arrivò tra le mani un depliant cartaceo che promuoveva un Master, in Pedagogia Clinica, che sarebbe partito di lì a settembre. Internet era agli albori ed ancora per pochi per cui non esisteva che cercavi qualcosa in rete, per esempio un Master, e lo confrontavi con altri. Inoltre questo Master era a Firenze -e solo a Firenze allora- e in qualche modo il pieghevole era giunto tra le mie mani, a Treviso. Mi sarei laureata in Pedagogia a novembre di quello stesso anno, dunque, cos’era questa Pedagogia Clinica e che cosa prometteva di realizzare? Telefonai in sede, rispose e mi convinse Milena Bargellini, anzi mi propose di iniziare subito col loro Terzo Corso che era già avviato: avrei potuto recuperare in seguito le lezioni che erano già state inaugurate. Non fu capacità di vendere della pur bravissima Milena, fu un incontro con ciò che cercavo perché rispondeva ai miei valori e per cui ero realmente portata. Così arrivai col camper in via del Moro, gustando nei ritagli di tempo anche l’arte e la cucina toscane. E frequentai un Master d’eccellenza con docenti d’eccellenza: Guido e Anna Pesci, Giuseppe Talamucci, Jean le Boulch, Alberto Bermolen, Maria Grazia dal Porto, Maria Raugna, Sergio Gaiffi… nomi che hanno fatto storia e progresso. Guido fu un docente unico poiché non omologato a pensiero e prassi comuni, scienziato con animo d’artista, fondatore di una disciplina innovativa quanto lui che procedeva dall’unicità della persona, la crucialità dell’educazione, l’unità psicofisica cui si risponde con un approccio globale, il concentrarsi sulle potenzialità, abilità e disponibilità piuttosto che sul deficit. Nella vita ci vuole anche fortuna. La formazione rigorosa ma puramente teorica dell’Università di Padova fu ben integrata e portata a sviluppo con quella scientifica, pratica, esistenziale del Master Isfar. Frequentare il Master comportava infatti che i corsisti sperimentassero le varie tecniche proprie ed esclusive del Pedagogista Clinico® su di sé prima che sugli altri, compiendo così un percorso di crescita e un viaggio interiore autentici, nella consapevolezza che nessuno può accompagnare verso mete che non ha vissuto e realizzato, né coscientizzare oltre la propria coscienza. In particolare, ricordo pure le settimane intensive a Montevarchi: intensive scientificamente, culturalmente, umanamente. Sono grata dell’ospitalità autentica di Anna Pesci e dei molti incontri personali, delle amicizie, della convivialità. Fu un Master nuovo, dinamico, di spessore che dopo tirocinio e tesi mi diede l’opportunità di aprire il mio studio di Pedagogia Clinica a Montebelluna, il primo del Veneto. E questo perché eravamo ancora relativamente in pochi e potei contare sulla supervisione diretta di Guido Pesci e del suo staff: era un periodo dove tutto era accelerato ma non per questo superficiale. Mi sentii sicura di iniziare con queste basi e semplicemente col passaparola che allora, se lavoravi con competenza ed umiltà, funzionava meglio di un social odierno. Partecipai al Congresso del 1998 ed intervenni come relatrice a quello intitolato “L’Azione Educativa del Pedagogista Clinico” tenutosi a Firenze il 3-4 febbraio 2001. In quell’occasione presentai con la dott.ssa Tiziana Frescura, Pedagogista Clinico® l’anno seguente al mio, la tecnica che avevamo ideato del fotogramma che chiamammo pedagogico clinico in coerenza ed omaggio al nostro essere professionale. Organizzai anche con le prime professioniste in terra siciliana una tre giorni di laboratori di prevenzione del disagio in adolescenza che furono lanciati dall’intervento di Paolo Crepet. Da allora è stato un crescendo per cui sono ed esercito la professione di Pedagogista Clinico®, grata di ciò che ho ricevuto, felice di ciò che faccio, fiera di aver contribuito a portare in Veneto questa scienza e professione.
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