Luisa Frau

Il mio incontro con la Pedagogia Clinica, Era sul finire degli anni 70 quando, rientrata in Sardegna dopo aver frequentato gli studi dell’Istituto Magistrale a Roma, mi iscrissi a Sassari, presso l’Istituto “Giovanni Toniolo “per conseguire la Specializzazione presso la < Scuola Magistrale Ortofrenica>.
Gestito dall’Università Sacro Cuore di Milano, il Corso di studi offriva una formazione scientifica ed umanistica ad un tempo, oltre che una teorico-pratica espletata attraverso attività in presentia ed un tirocinio che si svolgeva nelle sedi scolastiche della regione   sarda. Ciò che mi colpì, per il carattere innovativo ,fu IL “sapere” della Psicomotricità della scuola francese di Picq, Vayer, Le Boulch, Lapierre che metteva in luce la necessaria formazione psicomotoria per lo sviluppo dell’apprendimento di tutti gli alunni ed,  in particolare, per quelli caratterizzati da disturbo, disagio e disabilità.
Non va dimenticato che, proprio nel 1975, la scuola italiana apriva le porte ai <portatori di handicap>, processo iniziato negli anni 1961-62, grazie all’opera di Virginia Tincolini, affiancata dal dottor Edo Bonistalli, orto pedagogista, chiamato in diversi comuni a coordinare gli interventi di recupero di persone con “disabilità”.
Integrare” era la nuova parola d’ordine della Pedagogia italiana che, liberatasi dall’essere “ancilla” della filosofia, diventava una disciplina al servizio di tutti coloro che avevano necessità di supporto per rientrare in quella società che, da sempre, li aveva emarginati ed esclusi. Riemergeva il concetto Vygotskiano per il quale la scuola non si doveva limitare a ridurre lo sviluppo della persona con disabilità, ma aveva il compito di offrire loro tutte le opportunità per far emergere le potenzialità della singola Persona.
Diventata docente a tempo determinato ,nell’ a.s 1976/77, presso le scuole differenziali di San Gavino, (comune in provincia di Cagliari), nel 1982 acquisii il titolo di docente di sostegno specializzata e, nell’anno successivo ,venni assunta a tempo indeterminato nella scuola elementare  pubblica statale.
La cultura dell’integrazione divenne il mio impegno etico -professionale, cosi come la necessità di una formazione sempre più inclusiva che, partendo dalla “datità corporea”, ne sviluppasse l’aspetto dell’autonomia, della psicomotricità, della senso-percettività, del ritmo, della spazio- temporalità ,dell’aspetto cognitivo curandone  la motivazione, l’attenzione, l ’autostima, lo stile di apprendimento, il problem solving.
Mi giovò l’acquisto di un testo:< La Programmazione molecolare> di Bonistalli -Pesci, che mi permise non solo di studiare ed elaborare il contenuto del testo ed applicarlo nel percorso educativo didattico degli alunni in condizioni di disabilità, ma di conoscere altri studiosi quali Anna e Guido Pesci, con i quali lo stesso collaborava. Inizio, cosi,  il mio percorso verso la Pedagogia Clinica.
Negli anni 90 partecipai alla prima Sperimentazione europea, il “Progetto Helios, per l’integrazione degli alunni in condizioni di disabilità, di disadattamento scolastico e sociale; nel 96, conclusi gli studi universitari, venni chiamata per la formazione dei docenti nei <Corsi intensivi di Specializzazione per il sostegno>. Assunsi    diversi ruoli di coordinamento ed intervento per gli alunni in difficoltà e di formazione per i docenti.
Fu allora che mi resi conto della necessita di arricchire ulteriormente la mia formazione professionale e personale. Per caso, una sera, incontrai una carissima amica e collega, con la quale avevo già frequentato la Scuola Magistrale Ortofrenica, e che aveva frequentato la  formazione presso la Scuola internazionale di Pedagogia Clinica: Rita Ibba.

Esperienza formativa
Rita Ibba mi parlò entusiasta di questa nuova disciplina, nata ad opera di Guido Pesci ,che rappresentava una “summa “del sapere antico e dell’attuale, tradotto in metodologie e tecniche scientifiche, atte a far emergere le PAD di ciascuno e di accompagnarlo lungo un percorso  pedagogico-clinico avente come obiettivo le sviluppo di tutte le  potenzialità per raggiungere la sua felicità.
Commovente il conoscere Guido ed Anna Pesci, i coniugi Maria Grazia Dal Porto e Alberto Bermolent, professor Talamucci, persone che, oltre ad avere uno spessore di grande professionalità ed umanità, trascinavano noi studenti con il loro carisma, unico e irripetibile. Sono state per me, grandi maestri di vita, indimenticabili.
Entrare nel mondo della Pedagogia Clinica è stato come percorrere un nuovo tratto di strada di conoscenze, tecniche, metodologie che traggono linfa dal passato, ma si convertono in una nuova modalità: quella di considerare ogni Persona come una <res sacra, unica ed inviolabile>, la cui conoscenza avviene soprattutto attraverso la riflessione e l’osservazione, con tecniche quali il “Reflecting®”.

Esperienze professionali
Era un messaggio di portata universale, che ho sempre cercato di rispettare nella libera professione. Conseguita la formazione in qualità di Pedagogista Clinica, ho svolto tale professione presso il Centro dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo dell’Azienda sanitaria G. BROTZU di Cagliari; presso lo studio psichiatrico di dottor Francesco Toccafondi, all’interno di un’equipe multidisciplinare; presso il Centro sanitario “San Michele “di Cagliari. Ho collaborato con l’UNICEF, con L’ERSU della regione Sardegna, partecipato come relatore a numerosi convegni, seminari di studi in diverse scuole statali e non; sono stato formatore a livello nazionale ed europeo, data la ricchezza professionale che devo alla Pedagogia Clinica.
Oggi, a 65 anni, dopo aver divulgato la disciplina in tutte le istituzioni ove ho svolto la mia attività professionale, sono stata nominata Direttore regionale Sud Sardegna.     Spero di poter esprimere la validità della conoscenza della Pedagogia Clinica nel territorio, a livello di senso comune ed istituzionale e darle quella onorabilità culturale e scientifica che merita.