Metodo InterArt®con  bambini in età pre-scolare

Ho avuto l’opportunità di realiz­zare, su richiesta del dirigente di una Scuola, un progetto rivolto ad un gruppo di bambini dell’età di 5 anni, frequentanti la scuola dell’infanzia per favorire ogni canale espressivo comunicazio­nale, tra cui l’aspetto motorio, percettivo, sensoriale, verbale, creativo, affettivo ed emotivo, necessari a costruire i presuppo­sti di un patrimonio di base agli apprendimenti scolastici.
Per la realizzazione di tale proget­to mi sono avvalsa di varie tecni­che del metodo Inter Art® poiché ho considerato fondamentale con bambini di questa età operare con modalità ludiche e creative che il linguaggio artistico di questo me­todo utilizza e consente. Una delle caratteristiche principali è facilita­re il decondizionamento del sog­getto attraverso la presa di co­scienza del corpo nella sua complessità cercando di abbrac­ciare tutte le forme espressive qua­li la musica, la poesia, la pittura, la scultura, il disegno, la danza, idea­li dell’uomo e della cultura. Senza trascurare un primo momento fon­damentale per la conoscenza dei bambini sono poi passata al mo­mento successivo in cui ho inizia­to un percorso ricco di molteplici esperienze suddiviso in 5 macroa­ree di riferimento:

– Esperienze sulla respirazione
– Esperienze pittografiche sul piano verticale
– Esperienze di suoni e ritmo
– Esperienze di suoni e forme
– Esperienze sul silenzio.

Le esperienze realizzate nei primi incontri sono state finalizzate ad una conoscenza dei bambini del loro sviluppo e degli stati di ne­cessità e li hanno visti muoversi nell’ambiente in piena libertà e, con l’ausilio di alcuni oggetti pre­senti nella sala con i quali sono entrati in contatto, mi hanno con­sentito di verificare alcuni aspetti caratterizzanti le loro modalità di approccio, di interazione, di co­municazione e i tanti elementi derivati da un’analisi espressivo-motoria che mi traducevano i loro disordini, le loro difficoltà e i loro disagi ma anche le loro strategie e le loro potenzialità. Da ciò è emerso che alcuni di loro si testi­moniavano con note di intempe­ranza motoria, di irrefrenabile ir­requietezza, di scarso controllo di alterazione del dinamismo respi­ratorio e insufficiente distribuzio­ne tonica, oltre alle carenze nella dinamicità creativa ed espositiva.
Gli obiettivi perciò sono stati de­terminati da quest’analisi che mi ha permesso di essere coerente e non dispersiva nel mio intento professionale, di programmare fi­nalizzando questo percorso e ri­volgendolo in maniera adeguata al miglioramento di un corretto dinamismo respiratorio, delle abilità organizzativo corporee e di una maggior abilità organizza­tivo-cinetica del gesto, del rap­porto corpo-spazio e corpo-tem­po nella dimensione percettiva rappresentativa (propriocezione), maggior consapevolezza del pro­ prio sé corporeo e di sé nell’inte­razione con altro/altri da sé, al­lentamento degli stati tensionali ed espressione delle emozioni at­traverso le tecniche proposte.
Era indispensabile partire dalle Esperienze sulla respirazione in quanto opportunità di abbattimen­to degli stati tensionali, la respira­zione è una funzione che assicura la vita, l’efficienza respiratoria è in connessione stretta con le dina­miche psico-affettive provocate dai rapporti interrelazionali, dalle abitudini della nostra civiltà, dal­l’alterazione dell’ambiente. Le ri­sultanti delle difficoltà organizza­tivo-respiratorie si possono rintracciare nelle disarmonie mo­torie, espressivo-gestuali e mimi­che. Ulteriori conseguenze sono costituite dagli impacci nella rap­presentazione grafica e nella espressività verbale. Da un punto di vista filogenetico ed ontogene­tico agire sul miglioramento del respiro quando c’è disarmonia psicofisica, è cercare di ritornare all’omeostasi originale della vita. La respirazione è la fonte della no­stra vitalità, è il mezzo semplice che la natura ci offre per sviluppa­re la nostra energia, il nostro esse­re. Un buon dinamismo respirato­rio conduce il pensiero ad agire sul corpo, il corpo ad agire sullo sviluppo e formazione del pensie­ro. Un respiro ritmico associa in­telligenza e gesto. Quando c’è ar­monia tra respiro e pensiero, questi si rafforzano a vicenda.
Tutte le esperienze sono state pro­poste con un approccio ludico e giocoso in modo tale che i bambini si sentissero liberi da giudizi, da condizionamenti, per esprimere completamente sé stessi. I bambini arrivano già da piccoli con un ma­gazzino iconico assimilato dalla tv e dai giochi. Il bambino “saturo” che ripete immagini standardizza­te non sviluppa il senso artistico; l’arte invece è un’attività dinamica e fortemente unificatrice.

Le Esperienze pitto-grafiche pro­poste nell’ambito pittografico rea­lizzate in verticale sono state ca­ratterizzate da questi elementi:
– La bimanualità
– Il materiale utilizzato: i gessetti colorati. La scelta di utilizzare il gesso è molto importante in quanto permette d cogliere la pressione del tratto, importante sul piano tecnico per il controllo motorio. Alla pressione è sempre attribuita una specifica finalità.
– La condivisione emotiva delle esperienze tra i bambini
– L’importanza del dinamismo re­spiratorio nel giocare con la pro­pria immaginazione creativa.

Tra le esperienze proposte ricor­diamo quella del cerchio, dell’al­bero e delle erbe felici. Il cerchio è la forma che viene rappresentata anche dal bambino e unisce il con­centrico e l’eccentrico in una for­ma e in un equilibrio. È anche at­traverso i cerchi e i semicerchi che abbiamo cercato di costruire i ca­ratteri grafici. La riproduzione di cerchi è legata anche al nostro sta­to d’animo, attraverso cerchi trac­ciati in verticale con libero lancio, avviene una trasformazione inte­riore. La pittura in verticale per­mette una gestualizzazione molto più ampia rispetto a quella oriz­zontale, la liberalizzazione che viene vissuta è molto diversa.
Il disegnare e il dipingere sono strumenti di crescita, di conoscen­za, di affinamento dei linguaggi. Il disegno libero favorisce una per­sonalità creativa e con essa un’in­tegrazione del pensiero e del senti­mento, perciò è importante non invadere lo spazio ideal-fantastico e privato dei bambini, ma lasciarli esprimere in una condizione di positività e di approvazione.
Per quanto riguarda Suoni e rit­mo ho voluto associare alla mu­sica, da sempre elemento aggregante e stimolante, due concetti molto importanti nell’ambito della Pedagogia Clinica che sono il ritmo e la capacità di astrazio­ne. Attraverso il ritmo è stato possibile canalizzare l’interesse e questo ha fatto in modo che si potesse regolare nei soggetti: la coordinazione motoria, l’espres­sione delle emozioni, promuove­re il contatto sociale, sviluppare il senso del ritmo stesso.
Quella utilizzata è una modalità di approccio sensoriale, quindi cor­poreo, e percettivo che utilizza l’elemento sonoro, ritmico, spa­zio-temporale e vibratorio per:

  • provocare benessere emotivo;
  • aprire canali di comunicazione;
  • attivare processi di socializza­zione;
  • sviluppare una migliore stabili­tà e flessibilità fisica e psichica;
  • potenziare le capacità cogniti­vo-immaginative.

Il dialogo musicale può arricchire il dialogo parlato o sostituirsi ad esso. Le tecniche psicomusicali sono un mezzo per far vibrare la gamma delle emozioni e sentimen­ti, inducendo nuove esperienze.
In Pedagogia Clinica vengono adoperate per mettere in atto i meccanismi complessi e delicati delle comunicazioni e delle inte­razioni umane in modo sempre più completo.
In Suoni e forme alcune esperien­ze proposte hanno fatto sì che i bambini sperimentassero il pas­saggio dalla bidimensionalità alla tridimensionalità e viceversa, af­finando il processo di astrazione che, in questo momento del loro sviluppo permette di avvicinarsi con maggior tranquillità e com­petenza alle forme di pre-grafi­smo. Qualsiasi apprendimento, esperienza e conoscenza deve passare “dal proprio corpo” ed avviare così la strutturazione del­lo schema corporeo.
Una delle esperienze proposte è stata la riproduzione corporea di disegni prodotti. Ai soggetti sono state fatte osservare delle figure sul piano bidimensionale (rappre­sentanti diverse posizioni del cor­po) e, dopo averne scelta una, sono stati invitati a riprodurle sul piano tridimensionale con il corpo attra­verso la ricerca di una postura.
Un’altra esperienza proposta ai bambini è stata quella di percorre­re, con l’aiuto del ritmo e della musica, alcune forme tracciate sul pavimento con lo scotch al fine di portarle dal piano bidimensionale o quello tridimensionale, avendo così modo di farle proprie introiet­tandole dentro sé stessi.
Attraverso la cadenza e il ritmo, muovendosi su cerchi, triangoli e quadrati il bambino si sente sempre più sicuro dello spazio. Da quel momento, in pittura, in disegno e in danza sarà portato ad usare lo spazio allo stesso modo ed a coprire in maniera si­mile lo spazio del pavimento e quello del foglio.
L’ultima esperienza è stata quella del Silenzio che i bambini, stu­pendoci, hanno affrontato seria­mente e serenamente attivando un elemento altrettanto importan­te che è l’ascolto. Ho voluto pun­tare sull’ascolto proponendo ai bambini momenti di silenzio, du­rante i quali si aiuta a sviluppare l’attenzione uditiva ad ascoltare ed ascoltarsi, interrompendo così la spirale del dover fare, del dover agire, assaporando anche la cal­ma, la quiete, per farla diventare tranquillità interiore.
Concludendo, le modificazioni ne­gli apprendimenti e nei comporta­menti di ogni singolo bambino sono state confermate dai risultati positivi emersi durante e alla fine del percorso. Passando il tempo si poteva ben riscontrare, con la con­ferma anche da parte degli inse­gnanti, che i bambini avevano ac­quisito una maggiore consapevolezza e una nuova modalità di ap­proccio e di interrelazione con gli altri, alcuni superato disagi e stati tensionali e si testimoniavano con una capacità di controllo e più tran­quilli e calmi, ma l’obiettivo più interessante che si era raggiunto è stato a proposito un loro nuovo at­teggiamento nei confronti dei pro­blemi che via via potevano incon­trare hannche li ha portati a cercare strategie risolutive e non fermarsi al primo ostacolo evidenziando in­tenzionalità, costanza e creatività a carattere propositivo che è ben di­versa dal più frequente comporta­mento passivo.

Marta Pullini
Pedagogista Clinico®