Michela Cordedda

Talvolta vi sono momenti della vita apparentemente comuni e insignificanti, ai quali solo a posteriori riusciamo a dare un valore prendendo coscienza che la nostra vita, proprio in quel preciso istante, ha avuto una svolta inimmaginabile. Era un’estate di qualche anno fa, quando, a casa da mia nonna notai mia zia assorta nella lettura di un libro, non si era neppure accorta della mia presenza. Fui incuriosita d’istinto dalla cosa e le chiesi cosa stesse leggendo: quello che aveva tra le mani era un libro del Professor Guido Pesci. Mia zia per tutta risposta non solo mi fece vedere quel libro, ma me ne mostrò tutta una serie e mi raccontò con entusiasmo di un corso basato sulle teorie presenti in quei testi e di tutto ciò che, partecipando a quel corso, si sarebbe potuto fare in materia di intervento pedagogico clinico con persone con particolari difficoltà. La cosa non mi lasciò indifferente e nei giorni seguenti ci pensai a lungo.
Vorrei sottolineare che quello era un periodo di stasi nella mia vita, non riuscivo ad andare avanti, mi mancava poco alla laurea, ma non mi laureavo, il lavoro non era ancora quello dei miei sogni e in più ero bloccata nella vita sentimentale per via di un grave lutto, tutto questo mi fece titubare, non ero convinta di dover iniziare un nuovo percorso senza aver finito gli altri.
Nonostante i dubbi, ma grazie all’insistenza della zia, decisi di intraprendere questa nuova esperienza e mi iscrissi al corso; questo si sarebbe tenuto a Cagliari, una città un bel po’ distante da casa, ma ormai avevo deciso.
Iniziai il tutto in un periodo di grande fragilità, era come se fossi in lutto e non avessi elaborato il dolore, come se non mi fossi neanche soffermata a dare un senso ai cambiamenti della mia vita ma avessi vissuto facendo scelte sbagliate, mostrando agli altri solo la mia esteriorità, non il mio vero essere. E’ qui che si colloca la svolta: le lezioni prevedevano di metterci in gioco in prima persona, ho sperimentato la bellezza di applicare su me stessa esperienze e tecniche.
Un giorno un’insegnante ci ha proposto di fare un disegno che ci rappresentasse, ha messo una melodia di sottofondo e ci ha dato un foglio dove poterci esprimere lasciandoci guidare dalla musica, io mi sentivo particolarmente ispirata e ho disegnato una persona su una barca che dormiva sotto un cappello di paglia e sotto la barca una miriade di pesci di tutti i tipi. Era davvero bello: colorato e con tanti particolari. Ricordo quel giorno come fosse oggi.
L’insegnante ha commentato alla platea vari disegni, ma non il mio. La lettura che ne fece fu talmente toccante, in quanto capace di svelare nodi nevralgici del vissuto interiore di chi li aveva realizzati, che non ho potuto non chiederle poi in privato di commentare anche il mio elaborato. Lei mi spiegò che il pescatore che stava sulla mia barca ero io, in lutto, ferma, incapace di ad andare avanti nella vita, e la miriade di pesci al di sotto era il mio mondo interiore così carico e ricco e che avrei potuto decidere di mostrare agli altri se solo l’avessi voluto. Al pensiero delle sue parole ancora mi emoziono, aveva centrato in pieno il mio essere, mi aveva letto dentro e ciò fu catartico, mi sganciò definitivamente dal limbo in cui mi ero arenata. Compresi che la presa di coscienza del proprio dolore e dei propri blocchi emotivi è la chiave per guarire. Tutto il corso di Pedagogia Clinica, che sarebbe servito per aiutare gli altri a stare meglio, in primis aveva aiutato me a riappropriarmi della mia vita, è stato la mia terapia. Fu così che riniziai a vivere.
Così mi sono laureata, ho incontrato quello che sarebbe stato mio marito e padre di mia figlia, ho preso il master e altri titoli e ho cambiato lavoro.
Ho fatto tanti cambiamenti e tutto è partito da questo corso. So di non essere adatta a lavorare con gli altri in privato ma l’esperienza e la formazione fornitami dal master in Pedagogia Clinica mi ha “equipaggiato” di tutta una serie di strumenti che mi permettono di lavorare serenamente e consapevolmente, ad esempio con il “Reflecting” riesco a rapportarmi anche con i genitori dei miei alunni senza far trapelare emozioni e facendole spesso riflettere. Il corso mi è servito proprio tanto e penso che sia necessario che persone come me, che lavorano come insegnanti di sostegno, debbano essere tenute a seguire esperienze come queste in modo che siano più equilibrate possibili e facciano il loro mestiere al meglio.
Durante tutto il corso ho cercato di sperimentare e fare mio tutto il possibile, ho capito tanto e gli esperti che si sono susseguiti come Professor Pesci, la Professoressa Mani e professor Viviani mi hanno fatto aprire la mente a quella che avrebbe potuto essere una bellissima professione.
Attraverso questo percorso mi sono resa conto di non essere adatta ad aprire uno studio, infatti non esercito, ma ho avuto la consapevolezza dei miei mezzi e la professionalità appresa dal Corso come Pedagogista Clinica mi aiuta quotidianamente nel mio lavoro, lo reputo una buona base che dovrebbero possedere tutti gli insegnanti per essere equilibrati e padroni delle dinamiche interpersonali e delle tecniche psico-pedagogiche fondanti la loro professionalità.