Michela Sevieri

Ho scoperto la passione per lo studio, quello vero, quello che non ti fa staccare gli occhi da ciò che leggi perché vuoi arrivare alla fine, quello che il tempo è già passato e tu sei sempre qui a scoprire argomenti nuovi, solo alla scuola superiore, quando alle spalle avevo un trascorso scolastico lineare né disastroso, ma nemmeno eccellente.
Non avevo ben chiaro cosa volessi fare nella vita, ma ero sicura che la Pedagogia e la Psicologia da sempre, fin dal liceo, mi trasmettevano quello che altre discipline non riuscivano a regalarmi. Complici forse gli insegnanti incontrati all’università, vedendo in facoltà i manifesti del percorso per divenire Pedagogista Clinico, ho deciso di iscrivermi. Forse più per crescita personale che per lavoro. Ai tempi facevo già l’insegnante, docente di sostegno per essere precisi. Avevo svolto il servizio civile in un’associazione per disabili e avevo iniziato a collaborare per associazioni rivolte a bambini, adolescenti e adulti con autismo. Ho imparato tanto in quegli anni, ho fatto molte esperienze che mi hanno fatto crescere e mi hanno arricchita come persona. Mi sono iscritta alla sede di Firenze e non scorderò mai la prima lezione con il Prof. Guido Pesci. Non conoscevo nessuno, ma questo non è mi stato un problema nel mio percorso di vita, la cosa più bella però è che lentamente ho legato con le colleghe iscritte allo stesso corso, talmente tanto che a distanza di circa dieci anni, con due di loro, continuiamo a vederci e sentirci. Questo ha significato per me partecipare agli incontri previsti dal percorso ISFAR: crescere, evolvere come persona e nel pensiero, conoscere e confrontarmi con chi come me continuava a mettersi in gioco anche dopo l’università.
E’ passione, è curiosità stimolata dai docenti con cui c’è sempre stato un confronto costruttivo, un puzzle che dopo ogni incontro riusciva ad essere sempre più completo e ricco di voglia di proseguire.
E’ stato un viaggio emozionante che talvolta ci ha messi allo specchio facendoci ridere e piangere, riflettere sulle convinzioni che avevamo su noi stessi e sugli altri, quando invece queste sicurezze si sgretolavano con poco o, al contrario, emergeva una forza che non credevamo di avere in noi. NOI, una semplice parola costituita da soltanto tre lettere, ma che contiene un significato importantissimo e profondo, il senso di appartenenza, di gruppo.
Un’esperienza quindi da regalarsi nella vita, sicuramente, che continua ad evolvere e arricchire negli incontri e nei corsi a cui periodicamente partecipiamo. E la voglia di conoscere non si è fermata e a quarantadue anni mi sono nuovamente laureata, spinta dagli stimoli ricevuti, in Psicologia questa volta, il sogno nel cassetto. Ad oggi continuo a fare l’insegnante di sostegno, ma lavoro anche come Pedagogista Clinico tenendo gli sportelli di ascolto nelle scuole, lavorando con i docenti che lo richiedono a contatto con i ragazzi e i genitori, organizzando incontri capaci di accogliere le preoccupazioni di tante famiglie, le perplessità di molti maestri e professori che però, se condivise nel contesto appropriato, sembrano divenire più leggere ed è pertanto più facile non sentirsi soli e affrontarle. Accogliere, questo è quello che sento di fare ogni giorno nel mio lavoro per poi riflettere insieme a chi mi sta vicino sulle potenzialità che ognuno di noi possiede e non sempre riesce ad individuare.