Musicopedagogia® come strategia integrativa e di aiuto

La mediazione pedagogico clinica 
L’esperienza musicale è un riferimento importante nella nostra memoria personale e sociale e spesso occasione di apertura relazionale, nonostante ciò in molte situazioni d’apprendimento il rapporto con la musica diventa “difficile”, “problematico”, a volte veicolo d’insofferenza e mortificazione personale. Le didattiche musicali non sempre riescono ad essere strumenti di crescita personale, in quanto spesso le difficoltà di apprendimento musicale sono semplicemente un segnale importante che rinvia ad altri ordini di problemi. Queste situazioni di disagio possono essere d’ordine percettivo, sensomotorio, cognitivo, relazionale ed affettivo, della persona  nella sua interezza, nel senso storico della propria esistenza e dei suoi cambiamenti.  La musica difficile riguarda infine anche l’insegnante come soggetto attivamente coinvolto in una relazione educativa, non certo un semplice “trasmettitore” di saperi  e pratiche codificate.
L’intervento del Pedagogista Clinico® diventa allora un importante elemento di mediazione tra le istanze immediate del soggetto discente in difficoltà e la diversa scansione temporale necessaria all’insegnante per attuare una vero cambiamento in senso metodologico e nella relazione educativa.
L’intervento a cui si fa riferimento affronta le difficoltà di apprendimento di una bambina di 10 anni (allieva di flauto traverso), con evidenti problemi d’ordine attentivo e con improvvisi “vuoti” nella memoria a breve termine, insieme a difficoltà sensomotorie, posturali e propriocettive. L’intervento pedagogico clinico  è avvenuto non direttamente sulla ragazzina ma attraverso adattamenti e modifiche progressive dell’approccio educativo dell’insegnante e stimolando una riflessione sulle dinamiche relazionali in atto. La mediazione è stata integrata da una supervisione pedagogico musicale e didattica in termini di:

-Osservazione delle peculiari modalità di apprendimento della ragazza e dello “stile educativo” dell’insegnante, successiva analisi e discussione;

-Focalizzazione e distinzione della diversa tipologia inerente alle difficoltà d’apprendimento;

-Strutturazione pedagogico-clinica del “setting” educativo in diversi pattern;

-Elaborazione di “dispositivi pedagogico clinici” (materiali, modalità operative, situazioni e contesti d’apprendimento/insegnamento) adeguati alle particolari esigenze del caso;

-Verifica in itinere del percorso trasformativo della relazione docente/discente e del progressivo superamento delle diverse problematiche d’apprendimento ed esecuzione strumentale/musicale.

Assessment iniziale
Fino al momento della consultazione erano emerse grandi difficoltà nella lettura musicale, nella padronanza posturale, della motricità fine allo strumento, nel riconoscimento di tempi e figure ritmiche e conseguente sincronizzazione delle esecuzioni in coppia o gruppo, nella capacità di riconoscere (e correggere) i vari difetti esecutivi e in generale di apprendimento musicale.  
L’insegnante si è trovata nell’incapacità di risolvere questa situazione problematica attraverso la normale prassi didattica strumentale.  In altri ambiti la bambina sarebbe semplicemente stata considerata come poco dotata per l’apprendimento di uno strumento musicale, forse avviata ad un altro strumento meno “problematico”, oppure semplicemente dissuasa a proseguire ulteriormente gli studi musicali.
Da un primo colloquio con la sua insegnante è emerso un quadro ben diverso concernente le modalità di apprendimento:
-una generale situazione deficitaria a livello attentivo e di memoria a breve termine;
-una difficoltà a focalizzare l’attenzione visiva su tutto il pentagramma, limitando il controllo in modo parziale solo alle zone estreme (primo rigo e quinto rigo), una simile difficoltà era presente anche nel senso del decorso e flusso temporale della sequenza delle note scritte; una mediocre comprensione linguistica connessa ad una scarsa elaborazione degli apprendimenti teorico-pratici, oltre ad una limitata capacità ad esprimere verbalmente le proprie impressioni ed eventuali difficoltà; una scarsa consapevolezza del proprio schema motorio-posturale; una evidente difficoltà a produrre scansioni ritmico-temporali isocrone così come una sostanziale incapacità a sincronizzarsi con unità di tempo esterne (non autoprodotte); un basso livello di autostima.
In questo iniziale assessment pedagogico clinico abbiamo innanzitutto sollecitato :
l’adozione di notazione e pentagramma “allargati” tramite ingrandimento in fotocopia, al fine di individuare eventuali problemi di lettura connessi a difetti della vista (comunque non diagnosticati) e per consentire una più pronta focalizzazione visuale e attentiva oltre che fornire un senso di rassicurante facilitazione; l’effettuazione regolare di esperienze ritmiche (esecuzione, lettura, produzione) con strumenti a percussione e attraverso semplici attività motorie;  il ripasso sistematico di concetti e definizioni di teoria musicale contestualmente alle esperienze esecutive effettuate durante la lezione (con semplificazione terminologica e linguistica), piccole inclusioni di nuovi elementi/argomenti teorico-pratici ad ogni lezione.
I risultati non si fanno attendere, emergono, anche se lievi, immediati miglioramenti  nelle diverse situazioni di disagio. L’insegnante confortata da ciò decide di smettere con le “attenzioni particolari” e di tornare alla usuale e precedente prassi educativa.
L’immediata ricomparsa e nuova intensificazione delle diverse problematiche di apprendimento genera una situazione di conflitto diretto tra insegnante ed allieva, con crisi personali per entrambe.
Dopo un iniziale rifiuto delle proprie responsabilità l’insegnante riconosce l’inadeguatezza metodologica e relazionale, richiede ed accetta un intervento più completo ed organico, impegnandosi a mantenere nel tempo le consegne  proposte.

Il setting pedagogico clinico
La lezione viene articolata in sei distinti pattern educativi (Nota 1), ognuno dei quali ha una precisa durata, questo per dare alla bambina (e alla sua compagna di studi) dei riferimenti rassicuranti nella pratica di apprendimento musicale, in tal senso fornirle la possibilità di storicizzare le esperienze e di possedere un certo senso di previsione e controllo, allo stesso modo di cogliere positivamente (in termini di attivazione dell’attenzione e della motivazione) il senso di novità implicato dall’introduzioni di varianti o aggiunte alle varie proposte didattiche da parte dell’insegnante.
L’approccio dell’insegnante deve mettere a proprio agio la bambina e la sua compagna di lezione, attraverso atteggiamenti che dimostrino disponibilità all’ascolto, attenzione ed empatia, sensibilità e prontezza alle richieste d’aiuto, capacità di stimolare la fiducia e le potenzialità di autocorrezione.  Evitando una eccessiva direttività, cercando di non anticipare la bambina nelle opzioni esecutive e nelle risposte, e infine badando a non assumere modalità di tipo consolatorio.

Nota 1)   
Pattern 1 (10 min.)
Due esperienze differenti (uno per ogni bambina) in due formati differenti (normale e allargato).

Pattern 2 (10 min.)
Utilizzo della “finestra”, un cartoncino sagomato con una sezione scorrevole, da sovrapporre al pentagramma, in modo tale da permettere la lettura musicale focalizzata su due sole battute musicali per volta.

Pattern 3 (10 min.)
Una allieva esegue una esperienza al flauto mentre l’altra riproduce prima la scansione  temporale e poi l’articolazione ritmica con due claves (bastoncini), la compagna che a turno esegue l’accompagnamento ritmico ha il compito di correggere eventuali errori  “ritmici” della compagna che esegue allo strumento; questo per favorire una attenzione focalizzata sulla parte da leggere ed eseguire ed allo stesso tempo una attenzione “decentrata” sull’esecuzione di coppia nel suo insieme e in tal senso stimolare la capacità di autocorrezione.

Pattern 4 (5 min.)
Attività di riconoscimento (orecchio musicale melodico/intervallare) di piccole variazioni di altezza;  in principio si utilizzano solo tre suoni/note; l’insegnante suona una delle note, le allieve (a turno) devono ritrovare il suono con lo strumento e quindi riprodurlo, infine dire il nome della nota eseguita indicandola tra quelle scritte alla lavagna; successivamente si passerà a coppie di suoni/note e poi ancora a brevi sequenze (più suoni ma stesso numero di note), solo in un momento successivo si potrà aggiungere anche un’operazione di trascrizione alla lavagna delle note riconosciute e riprodotte.

Pattern 5 (5 min.)
Esecuzione d’insieme, trio o duetto, dove l’insegnante esegue la parte più impegnativa e le allieve suonano contemporaneamente la stessa voce o le due restanti; in caso di difficoltà vengono ripetuti singolarmente i punti “ostici” prima di procedere alla ripetizione del brano musicale.

Pattern 6 (10 min.)
Vengono fatti eseguire alle due allieve le esperienze assegnate nella lezione precedente.

Primi Esiti (tre settimane): la bambina risponde immediatamente alle sollecitazioni educative in modo positivo, infatti nella lettura allo spartito allargato (Pattern 1) non è stato commesso alcun errore nel riconoscere l’altezza delle note, denotando ancora incertezza nella lettura dei valori ritmici. L’uso della “finestra” (Pattern 2) non ha prodotto particolari risultati ma entrambe le bambine dicono di “essere meno disturbate dalle altre note” e pertanto sono convinte di leggere meglio.

Il Pattern 3 ha messo in evidenza il particolare disagio della bambina quando deve riconoscere note/suoni agli estremi del pentagramma (intorno al primo ed all’ultimo rigo), così come è stato per lei problematico mantenere una pulsazione costante.

(Nota 2) Nel riconoscimento delle altezze (Pattern 4) non ha avuto particolari difficoltà, anzi dopo poco si è passati da tre a quattro note.  Infine nell’esecuzione d’insieme (Pattern 5) ha commesso meno errori nella prima esecuzione piuttosto che nella seconda, anche qui in relazione alla sua difficoltà di mantenimento prolungato di un certo impegno attentivo.
Purtroppo l’insegnante, già alla seconda lezione ha ridotto o cassato alcune parti del Setting Pedagogico Clinico per dare spazio…alla preparazione di un brano da eseguire per il Saggio di fine anno (a due mesi di distanza!).

Nota 2)
La lettura/esecuzione delle figurazioni ritmiche le riesce meglio al flauto piuttosto che utilizzando le claves, infine nell’esecuzione a due il suo livello attentivo è esposto a continui cali, tali da richiedere sollecite stimolazioni verbali. 

Nuova strutturazione e adattamento del setting
Dopo un chiarimento con l’insegnante, relativo all’importanza della continuità nella attivazione di un approccio pedagogico clinico, si procede (sulla scorta della risposta alle sollecitazioni da parte della bambina e delle osservazioni effettuate dall’insegnante) ad una nuova calibrazione del setting educativo.  Le varianti/aggiunte sono minime, pensate per un aiuto più preciso in relazione ai break-down del livello attentivo durante le esecuzioni, per definire meglio le capacità di memorizzazione della bambina e per gratificarla con una percentuale più ampia di successo nelle diverse attività, tutto ciò per ottenere un rinforzo cognitivo rapportato al crescere dell’autostima e delle motivazioni personali. Rimangono invariati i Patterns 1, 5, e 6 (che ora divengono però rispettivamente 6 e 7), il Pattern 2 viene riferito solo al riconoscimento delle altezze nell’articolazione melodica. Per il resto rimandiamo alla nota di fine testo.(Nota 3)
Esiti della seconda fase. (cinque settimane) : per maggiore chiarezza esponiamo gli esiti dell’attività educativa soffermandoci su ogni singolo Pattern.

  1. Utilizzo dello “spartito allargato”. La lettura musicale migliora notevolmente, fino al 90% di esecuzioni corrette per ciò che concerne le altezze, rimane variabile la comprensione esecutiva dell’articolazione ritmica del fraseggio (mai più del 75%).

Nota 3)
Pattern 3  (5 min.)
Utilizzo della “finestra”:      l’attività viene svolta solo in termini di lettura ritmica (riproduzione delle diverse durate su un singolo suono), solo successivamente si procederà di nuovo alla lettura dei due parametri musicali attraverso un’esecuzione unitaria.

Pattern 4 (10 min.)
Esperienze ritmico-vocali.  Sostanzialmente invariato rispetto al Pattern 3 del precedente Setting, viene però abbinato l’uso della voce cantata e di semplici gesti-suono nell’esecuzione dell’accompagnamento ritmico con le claves, in quanto la bambina riproduce facilmente le melodie con la voce e questo l’aiuta a sincronizzare i movimenti e in genere ad armonizzare la percezione ritmico-temporale.

Pattern 5 (5 min.)
Attività di riconoscimento (orecchio musicale melodico/intervallare) di piccole variazioni di altezza;  anche questa rimane sostanzialmente invariata, articolando però in modo più chiaro i diversi momenti:

           a )  riconoscimento, riproduzione, identificazione, denominazione,  …di singole note;

ric. – ripr. – ident. – denom.,  …di relazioni intervallari tra 3, …4 e poi 5 suoni/note;

ric. – ripr. – ident. – denom.,  …di un frammento melodico.

Nota 4)
Diminuiscono le differenze di lettura nei diversi formati e soprattutto tra prima, seconda e terza esecuzione. Le alterazioni in chiave e quelle aggiuntive nel corso del brano sono ancora fonte di distrazione e tensione con conseguente errore esecutivo.

2.Uso della “finestra”.  La facilitazione nella lettura si concretizza nella precisione esecutiva delle sequenze melodiche, fino ad una quasi totale assenza di errori.

3.Utilizzo della “finestra” (lettura ritmica).  Il miglioramento è stato progressivo, con un mantenimento del livello raggiunto nella capacità di decodifica delle strutture ritmiche con una percentuale  media di successo di circa il 90%.

4.Esperienze ritmico-vocali.(Nota 5) E’ diventato più facile mantenere un tactus regolare (rinforzo del canto e di uno strumento), alcune cellule ritmiche sono ancora complesse nell’esecuzione sincronizzata voce/strumento.

  1. Riconoscimento, riproduzione, identificazione, denominazione, …di note, intervalli, frammenti melodici. Le difficoltà sono emerse in relazione al riconoscimento e riproduzione di singole note, mentre è progressivo il miglioramento in termini di relazioni intervallari e nei frammenti di melodie. 
  2. Suonare in tre. I risultati altalenanti hanno avuto una risoluzione positiva nelle ultime due lezioni, in relazione a brani musicali più adeguati alle competenze esecutive delle allieve. La novità dell’uso del pianoforte da parte dell’insegnante come strumento conduttore ha incentivato la motivazione di entrambe le allieve.

7.Esperienze da effettuare assegnate nella lezione precedente.  Nell’insieme si è riscontrato un buon miglioramento anche nelle attività di studio condotte autonomamente.

Osservazioni conclusive
I problemi di apprendimento non sono stati “risolti” ma gli evidenti miglioramenti presenti nei vari ambiti di esperienza nella pratica musicale hanno dato alla bambina la convinzione di potere giungere a risultati ancora maggiori, in termini di abilità esecutiva e di controllo delle proprie ‘performances’.  L’approccio pedagogico clinico ha cercato di svincolare le modalità di insegnamento e apprendimento dello strumento musicale dagli obiettivi strettamente disciplinari per aprire il campo di attenzione dell’insegnante (e della stessa allieva) verso un’osservazione più ampia delle difficoltà  e delle possibilità di apprendimento. Questo ha indotto l’insegnante a rapportarsi all’allieva in quanto persona con precise istanze espressive e altrettanto precise e complesse problematiche nel vivere l’esperienza della prassi musicale.
Nello specifico possiamo dire che l’articolazione in Pattern ha favorito il mantenimento del livello attentivo; la memorizzazione (a breve e medio termine) è stata stimolata dalla diversificazione delle attività con un mantenimento delle capacità raggiunte; è mutata la consapevolezza della propria postura durante l’esecuzione al flauto, cercando aggiustamenti che la facessero sentire più a suo agio; è migliorata in modo evidente la comprensione linguistica e terminologica; nella sincronizzazione ritmico-motoria si evidenzia il maggiore cambiamento; il livello di autostima è cresciuto insieme a gratificazioni ed  esiti positivi; la lettura musicale è stata aiutata dall’uso di “spartito allargato” e “finestra”; lo stile educativo dell’insegnante e la sua attenzione relazionale sono mutate in meglio, la sua capacità di organizzare la lezione è maturata in modo più adeguato alle esigenze espressive e cognitive della allieva.

Nota 5)
L’attività risulta essere molto gratificante per entrambe le allieve, anche in relazione all’uso di diversi strumenti ritmici per l’accompagnamento (claves, triangolo, bongos).

Mauro Carboni 
Pedagogista Clinico®