Myriam Perseo

Dopo la Laurea in Pedagogia sono venuta a conoscenza dell’attivazione della formazione del Pedagogista Clinico® presso la città di Cagliari. Era il primo corso tenuto in Sardegna e un’importante occasione per vivere nuovi e significativi percorsi di crescita personale e professionale, ma anche di relazione e scambio fra pedagogisti e futuri Pedagogisti Clinici sardi. Il percorso formativo mi ha offerto l’opportunità di riflettere sulla pratica educativa. La Pedagogia Clinica ha, infatti, favorito l’interazione fra sapere, saper-essere, saper-fare, saper-stare con gli altri, fra Corpo-Pensiero-Emozioni, fra apprendimento e relazione.
Durante gli anni della formazione in Pedagogia Clinica ero già docente della scuola dell’infanzia, successivamente ho ottenuto un distacco dall’insegnamento per lavorare come supervisore/tutor del tirocinio nel Corso di Studi in Scienze della Formazione Primaria di Cagliari e mi sono laureata in psicologia dello sviluppo e dell’educazione. Durante i 12 anni da supervisore/tutor universitario ho sperimentato, messo in azione e riflettuto sulle competenze acquisite durante la formazione da Pedagogista Clinico®. Ho proposto, ai futuri docenti, attività laboratoriali che prendevano avvio dalla formazione pedagogico-clinica, all’interno dei quali le domande, i dubbi, le riflessioni sono emerse in maniera spontanea: come acquisire strategie che promuovano l’accoglienza, la motivazione, l’autostima degli alunni? Come apprendere attività per la gestione del gruppo classe-sezione? Come imparare a favorire l’apprendimento delle competenze emotivo-relazionali? Con quali strumenti è possibile osservare le dinamiche relazionali utili per fronteggiare le situazioni che si vengono a creare dentro le classi/sezioni?  Il bisogno dei futuri docenti di porre tante domande per avere risposte utilizzabili nella pratica scolastica, ha lasciato nel tempo spazio a nuove proposte che si trasformano in esperienze dotate di senso, vissuti di cambiamento, desiderio di movimento, di gioco, di relazione: il Corpo è divenuto un tramite attraverso il quale vivere esperienze concrete anche all’Università. Sono, ancora, tanti i futuri maestri convinti che il sapere si debba trasmettere e che ciò avvenga solo attraverso l’uso delle parole. Essere maestri non significa, solamente, lavorare con i bambini, non si tratta, quindi, di acquisire esclusivamente competenze educative, metodologiche e didattiche, ma di prendere consapevolezza dell’importanza di stabilire un’autentica relazione con i bambini e, soprattutto, di dare valore alla relazione corporea. Durante il percorso di tirocinio ho, quindi, potuto offrire agli studenti nuove esperienze di coinvolgimento corporeo ed emotivo. Quando si lavora con e fra gli adulti, fondando le proprie proposte sulla corporeità, diviene rilevante sperimentare il Corpo mettendosi in gioco personalmente, sentendosi liberi di utilizzare espressività e linguaggi differenti, scoprendo il valore del lasciarsi andare. Per lasciarsi andare vi è bisogno di tempo e, fondamentalmente, di accoglienza e fiducia, abbandonando quella ricerca intellettuale e cognitiva, tipica del contesto universitario tradizionale, per soffermarsi sul piacere del giocare per sperimentare nuovi ruoli. Negli anni da supervisore/tutor del tirocinio ho proposto, in collaborazione con colleghe Pedagogiste Cliniche e Psicomotriciste Funzionali, degli interventi formativi nelle scuole sulla Corporeità e l’autobiografia corporea convita che un docente che riveli atteggiamenti di cura e disponibilità, che si mostri in quanto persona, che sappia coinvolgere e coinvolgersi, che sia pronto a riflettere per cambiare è certamente un docente che attraversa la vita dei propri alunni con serietà e leggerezza, lasciando un segno, una traccia positiva. Da qualche anno ho ripreso a lavorare alla scuola dell’infanzia e, come docente-Pedagogista Clinico®, che opera in stretta connessione e collaborazione con i colleghi, per prendersi cura, con disponibilità e attenzione, della persona in formazione, credo di favorire un cambiamento di prospettiva sui percorsi progettati nella scuola dell’infanzia. In quanto pedagogia del concreto, applicata, pratica, attiva e autentica, la Pedagogia Clinica trova nella dimensione scolastica del laboratorio la propria modalità attuativa privilegiata. Il laboratorio è pensato per mettere in atto momenti adatti a valorizzare la persona-bambino nella sua interezza, “spazio” flessibile, partecipato e attivo, modificabile in base alle esigenze concrete da sperimentare. Come docente-Pedagogista Clinico® sono disponibile a ricevere, accogliere e ascoltare ogni bambino e bambina nella propria originalità e individualità irripetibile, offrendo occasioni di interazione con il gruppo, di relazioni autentiche e significative, di espressione creativa, dinamica, libera. Alcune mie riflessioni sono pubblicate nella rivista Pedagogia Clinica Pedagogista Clinico®.