Nadia Di Lorenzo

Essere un Pedagogista Clinico® è stato il completamento di un percorso di studi e di formazione lungo tutta la vita! Sono un avvocato, anzi ero un avvocato: abilitata a 24 anni e battagliera nelle aule di tribunale, volontaria in centri minorili salesiani sin da piccola. Ed è stata proprio la mia esperienza nel contesto giovanile che mi ha portato a sviluppare il desiderio di formazione personale e professionale per rendere di più, per sapere rispondere ai bisogni di queste persone meravigliose che sono i giovani. La ricerca è stata lunga…corsi di formazione di stampo cognitivo comportamentale sull’apprendimento mi hanno portata a pensare che lo sviluppo di abilità scolastiche sia legato a un potenziamento o a un esercizio, perdendo di vista l’importanza e la centralità della persona. Cosi continuando a cercare in questo bisogno di trovare una collocazione mi sono imbattuta nella formazione ISFAR. Scegliere di partecipare alla Scuola di Pedagogia clinica è stato semplice, perché già le informazioni generali stuzzicavano la mia attenzione e mi mettevano “in movimento” verso una prospettiva che guarda la persona e non la somma delle sue capacità. Ma non mi aspettavo di trovare quello che mi si è presentato durante il periodo di formazione. Sono stati i docenti a trasformare il mio modo di vedere, a trasmettermi passione e nuovi costrutti mentali, a comprendere l’universo immenso della persona e la sua unicità.
E così ho anche ricominciato a studiare, mi sono iscritta nuovamente all’università e sono diventata Pedagogista, e poi Pedagogista Clinico®. Oggi sono convinta che incontrare l’ISFAR – Formazione post-universitaria delle professioni abbia cambiato la mia vita  e abbia concluso un ciclo di ricerche personali: non mi sento arrivata, continuo a formarmi con l’aggiornamento permanente e le tante opportunità formative ISFAR, ma la formazione ricevuta e il titolo che posso spendere nel mio contesto quotidiano di servizio e lavoro mi hanno dato “la veste” che cercavo. Seduta a terra nel tappeto con i bambini che incontro, mentre scriviamo su un muro, mentre percorriamo spazi tra musiche accennate ed equilibri statici e dinamici, mentre racconto una storia o disegniamo un pensiero, penso di aver trovato la modalità e l’essenza di una relazione di aiuto che non impone, non misura, non etichetta, ma si pone in ascolto di un universo unico e meraviglioso, la persona, per spingerla a trovare dentro di sé le risposte per uno stato di agio e benessere personale.