Nevrosi fobico ossessiva

La signora, una casalinga di 35 anni, sposata senza figli, si presenta dichiarando una nevrosi ansioso fobica, con un corteo sintomatologico  regredito solo in lieve misura dalle cure farmacologiche. L’incontro, dopo l’accoglienza, ha permesso alla persona di inoltrarsi, con gradualità, nella descrizione dei propri disagi; essa dichiara di essere particolarmente emotiva e apprensiva, facile allo scoraggiamento  e di dover convivere, da qualche tempo, con incubi notturni e conseguenti risvegli, cefalea, palpitazioni, sudorazioni e vertigini.
L’approfondimento diagnostico fa rilevare evidenti sofferenze interiori che si enunciano in complessi di inferiorità, mancanza di fiducia in se stessa e insufficiente coscienza di sé. Desidera vivere in un ambiente calmo e ordinato, capace di favorire la dispersione delle tensioni, idoneo a soddisfare  i suoi bisogni e le sue speranze, ricevere una maggiore considerazione e conquistare un maggior prestigio. Egocentrica, facile ad offendersi.
La signora mostra una scarsa forza ergica dell’Io che le impedisce di muoversi con volontà e determinazione verso il raggiungimento dei propri obiettivi. Vive un clima di autoinsufficienza e inadeguatezza, oppresso dalle richieste e dall’impossibilità di soddisfarle; una persona i cui intimi disagi e le difficoltà non le permettono di trovare gli equilibri necessari per organizzarsi e rispondere oltre che a se stessa alle esigenze del proprio mondo circostante.
Al Self-Concept, un test di autovalutazione mirato ad analizzare l’insieme delle esperienze, delle fantasie delle diverse istanze personali, dei rapporti affettivi e sociali, espone un ampio disagio e un senso di rifiuto nei confronti della propria identità, del proprio ruolo e del proprio aspetto.
Queste le complesse difficoltà che la persona testimonia di sé e che non trovano ragione di essere ridotte e costrette nella classificazione nosografica: “nevrosi ansioso fobica”. La signora ha già un nome proprio che la distingue e l’intervento che qui riferiamo è quello che abbiamo seguito per aiutarla, si chiama Lucia.
Lo stato di necessità di Lucia è complesso ed ha richiesto di muoverci tenendo conto in particolare di due metodi che sono propri del Pedagogista Clinico®: il Colloquio Anamnestico e il Touch-Ball.
La signora durante il momento conoscitivo, nel riferire le proprie patematiche, si è mostrata lucida, ben orientata, mnesica, si sintona con l’ambiente e capace di polarizzare l’attenzione per lungo tempo, una narrazione durante la quale non sfuggivano tuttavia quei messaggi di  instabilità che hanno permesso di dare significato a ogni reazione emotiva. Si è trattato di un’esplorazione attiva, orientata alla ricostruzione del passato delineandone ogni aspetto dello sviluppo e della struttura della personalità e evidenziando, oltre al passato storico, abitudini, aspirazioni e conflitti; un riflettere su di sé, sul proprio essere e sul proprio esistere, sviluppare nella persona una profonda comprensione di se stessa, la coscienza e la padronanza di sé, destare ed organizzare l’azione della volontà, agevolare lo slancio vitale, dominare le circostanze, vincere gli ostacoli e promuovere l’armonia.
L’esplorazione ha permesso a Lucia di analizzare quanto i modelli educativi fossero il risultato di un padre e una madre molto rigidi e autoritari, l’influenza della presenza di numerosi tabù, di una insicurezza di base e un’autostima assai povera. Figlia unica, ha frequentato la scuola terminando con quella dell’obbligo. Coniugata con un laureato in carriera. A seguito del matrimonio si è dedicata con slancio alla casa e alla famiglia  “volevo dimostrare a mio marito che, nonostante non avessi studiato, sapevo comunque fare molte cose importanti… in verità per me non erano importanti e mi sentivo inferiore a lui”. Un’atmosfera che, come annota Lucia, pregiudica anche le intese sessuali. Un disinteresse per il marito, peraltro malcelato, accompagnato da un compromesso nell’aspetto confidenziale. Una instabilità che ha procurato nel soggetto forti sensi di colpa.
Lucia sente di non aver raggiunto gli obiettivi desiderati e questo alimenta in lei una notevole demotivazione ad agire, un senso di insicurezza e un sentimento di inferiorità che le appaiono difficilmente recuperabili, se non vengono immediatamente rafforzati  da altri successi. Autodisciplinata in modo eccessivo rispetta dei parametri stabiliti e ciò la porta a considerare che le sue aspettative siano troppo elevate e difficilmente raggiungibili, con conseguenti comportamenti confittivi. 
Al Colloquio Anamnestico è seguito il  Touch-Ball, metodo che si avvale del contributo di una palla vibrocromatica®, dotata di acqua e di un ausilio sonoro, capace di comunicazione tattile, di organizzare ampie esperienze sensorie ed emotive, idoneo a far riscoprire alla persona la propria somaticità, liberandola dalla repressione e facendole  acquisire un maggior controllo, una conoscenza del proprio schema corporeo, raggiungere la coscienza di una immagine perfetta di sé.
La palla vibrocromatica® ha aiutato la persona a godere il senso di esistenza, a prendere coscienza della propria corporeità, a vivere importanti emozioni, soddisfatto il bisogno di tornare a vivere la propria corporeità come esistenza soggettiva, fino a conseguire una consapevolezza in termini di immagine corporea e il recupero della personale individualità. Una occasione per importanti riflessioni e integrazioni al modo di essere e di esistere della persona, nonché l’opportunità di sviluppare fiducia, consapevolezza e autostima, estendere sensazioni di benessere, risvegliare caratteristiche utili per una azione riequilibratrice.
A seguito di un prolungato intervento di aiuto la signora ha ritrovato fiducia in se stessa ed è uscita dal suo habitat per raggiungere in cultura il compagno.

Guido Pesci
Pedagogista Clinico®