Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto conveniente a lui (genesi 2:18)

di Antonio Caruso

 

Paul Valery poeta e scrittore francese scrisse: “Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia” Cast Away Tom Hanks  anno 2000  naufrago dopo la caduta dell’aereo dell’azienda in cui lavorava, su un’isola deserta, per non impazzire il protagonista del film, fa di un pallone ritrovato tra i resti dell’aereo, un amico con cui parlare confidandogli ogni cosa, lo considera come un compagno di sventura a tal punto che, un giorno, dopo  essere riuscito a oltrepassare la barriera corallina grazie ad una zattera, Chuck Noland, questo è il nome del protagonista, pur di salvarlo visto che, accidentalmente era caduto in mare e la corrente lo stava portando via, rischia di affogare senza però riuscire a raggiungere Wilson”. Questo, è un esempio di solitudine forzata ma, quali sono i motivi per cui un uomo si chiude nella solitudine? Possono essere molteplici: perdita del lavoro, perdita della persona amata, perdita della stima di se stesso ma, qualunque  sia la causa scatenante, la Parola di Dio ci insegna che: Non è bene che l’uomo sia solo. C’è da dire che un momento di solitudine cioè l’azione di appartarsi, allo scopo di recuperare le forze fisiche, di avere un momento per riordinare le idee, di stare fuori dalla confusione per guardarci dentro e riflettere, è opportuno ed utile per ognuno di noi ma, devono essere solo dei momenti. Gesù diceva: (Matteo 6:6) “ Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo che è nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente.” Gesù faceva: (Matteo 14:23) “E dopo averle congedate, salì sul monte in disparte per pregare. E, fattosi sera, era là tutto solo.”  Chi ha con sè un cellulare, cuffia o tablet? Cellulari – Cuffie – Tablet – Computer –  Strumenti che avrebbero dovuto avvicinarci in modo considerevole ad ogni angolo del mondo (globalizzazione) e l’hanno fatto ma in compenso hanno portato e stanno portando solitudine in tutti coloro che ne fanno un uso sconsiderato. E tutti noi, chi più chi meno, ne siamo coinvolti soprattutto all’interno delle nostre famiglie. Non di rado, ci troviamo ad osservare i comportamenti di giovani ed anche meno giovani che camminano in mezzo alla folla con un cellulare in mano senza accorgersi di coloro che gli stanno accanto e che a volte vengono travolte dalla sbadataggine di questi. Quante volte ci troviamo con i figli in macchina e ponendo loro una domanda non riceviamo alcuna risposta? Questo accade perché appena saliti in auto, si sono immediatamente “isolati” indossando delle cuffie o degli auricolari perché oltre ad ascoltare musica, sono intenti a chattare su facebook o twitter con qualcuno. E che dire quando, entrando in un ristorante vediamo una comitiva di persone sedute a tavola, uno accanto a l’altro, non a dialogare con la persona accanto, ma, tutti intenti a guardare lo schermo di un cellulare o di un tablet? La solitudine: Chi cade nella trappola della solitudine ed ha la possibilità di essere sostenuto  da una famiglia che se ne  occupa, magari portandolo da uno psicologo, può ritenersi “ fortunato”.  Il medico, a sua volta l’aiuta a curarsi prescrivendogli una cura fatta di psicofarmaci e quant’altro. Ma, a quelle persone che non hanno  qualcuno che se ne prende cura, cosa accade loro? Da più di trenta anni, svolgo l’attività d’operatore di Polizia e grazie al mio lavoro, ho girato per varie città e regioni d’Italia: Lombardia – Brescia , Puglia-Bari,  Campania: Napoli-Salerno, Calabria–Reggio, Sardegna: Cagliari-Nuoro, Sicilia: tutte le provincie.  Questo girovagare mi ha portato ad un confronto con varie realtà  a conoscere, anche se non in un modo approfondito, mentalità, usanze, modi di dire, modi di agire, culture diverse e contrastanti.  Solitamente, noi poliziotti siamo inviati in quei luoghi dove c’è maggior degrado e dove la legalità è utopia. Cittadini stranieri, contrabbandieri, camorra, ndrangheta, anonima sequestri, mafia. Tutte persone che sono nella piena è completa solitudine perché non riescono e non possono fidarsi di nessuno, e purtroppo, sono rassegnati alla loro condizione, non vedono alcuna via d’uscita o per meglio dire, non la vogliono vedere né considerare, di conseguenza non può avvenire alcun cambiamento. Qui a Catania abbiamo un simbolo del nostro degrado: Il purtroppo tristemente famoso “palazzo di cemento” che non è nulla se rapportato alle “Vele“ di Secondigliano, a Napoli, meta di persone o meglio di quello che ne resta, dedite alla tossicodipendenza. Sono coinvolti uomini, donne, giovani di tutte le nazionalità ed estrazioni sociali, arrivano consapevoli che quello, potrebbe essere l’ultimo istante della loro vita ma, questo a loro poco importa. Li fermi, cerchi di parlare con loro perché non sono loro i nostri obiettivi ma, naturalmente alcuni scappano, altri si infastidiscono, altri ancora invece, accettano il dialogo, ti raccontano la loro vita, di come mille e una volta hanno tentato di venirne fuori con il SERT con vari Centri specializzati ma, nonostante questo, non sono riusciti a liberarsi di questa mortale dipendenza. Ti raccontano di come è iniziato quest’ inferno  affermando tutti la stessa identica cosa: Stavano vivendo un momento difficile e “Si sentivano soli”. Ti dicono che il ragazzo o la ragazza lo ha tradito; Che la famiglia l’aveva lasciato/a a se stesso/a senza che nessuno dei genitori se ne prendesse cura perché totalmente immersi nell’ambito lavorativo. Che a causa della morte di un genitore la depressione era entrata nella loro vita. Solo una piccola percentuale asserisce di ritrovarsi nel vortice della droga per la curiosità di averla voluto provare.

Alla fine cosa fai, li esorti ad andare via, consigliandogli di riprovarci ancora una volta perché potrebbe essere quella buona. A loro volta, dopo aver ascoltato, ti guardano come per dire (ma mi vedi come sono?)  fanno finta di allontanarsi ma dopo un po’ ritornano perché devono acquistare la loro dose a qualsiasi costo e purtroppo  a volte capita che la persona con cui hai parlato un istante prima, la ritrovi riversa a terra bisognevole del medico perché in overdose ed è in arresto cardiaco. I medici arrivano, gli somministrano con una puntura contenente dell’ adrenalina  e questi come se nulla fosse accaduto, si alza e va via.  Ho avuto a che fare con persone dedite alla droga, all’alcool, con persone che avevano svariati tipi di problemi sia di natura economica che di natura fisica e psicologica. Famiglie con un nucleo familiare eccessivo per una casa di 40 metri quadri dove, nonostante ci fossero molte donne non c’era nessun ordine all’interno di questa. Persone comunque rassegnate alla loro condizione senza avere più alcuna forza per reagire. Droga, alcool, vita dissoluta, tutte cose che producono lacrime, afflizione, vuoto dentro. Da nord a sud, da est ad ovest tutto il mondo ha lo stesso sintomo: un vuoto dentro chiamato solitudine. La mia attività lavorativa, mi porta a stare a contatto con queste persone solamente per dei minuti, la mia fede, invece, mi porta a stare a contatto con queste persone per giorni, mesi, anni. Con questo, non vuol dire che la solitudine è una peculiarità delle persone indigenti questo male, prende anche le persone che non hanno alcun problema economico e che sono Famiglie normali”. Questa condizione di solitudine  accomuna o se volete può anche accomunare le nostre famiglie. Blaise Pascal: matematico, fisico, filosofo e teologo francese scrisse: “Nel cuore di ogni uomo c’è un vuoto che ha la forma di Dio”.  Dio diceva non è bene che l’uomo sia solo proprio perchè potrebbe accadere tutto ciò ad ognuno di noi per questo Gesù parlando con i suoi discepoli disse: (Giovanni 14:15-16)Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, che rimanga con voi per sempre”. Gesù parlava con cognizione di causa sapendo che anche lui da lì a poco, avrebbe sperimentato la solitudine e non volendo che i suoi discepoli ne fossero coinvolti disse loro: (Giovanni 16: 32-33) “Ecco l’ora viene, anzi è già venuta, in cui sarete dispersi, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho dette queste cose, affinché abbiate pace in me; nel mondo avete tribolazione, ma fatevi animo, io ho vinto il mondo”. Da circa 16 anni, ho conosciuto una persona molto speciale che si chiama Gesù Cristo che cerco di servire e rappresentare in modo degno nonostante la mia imperfezione riconoscendo che solo attraverso la Sua opera possiamo superare il baratro non solo della solitudine ma da ogni circostanza che cerca di distruggere le nostre vite.

Conoscere Gesù, fare un’esperienza con Lui questo è il nostro invito perché abbiamo visto e ancora oggi vediamo che, quando si da spazio a Dio di lavorare nella nostra vita, le persone cambiano. Abbiamo visto giovani arrivare in chiesa come naufraghi, sperduti, che non sanno più cosa fare, a chi rivolgersi sono all’ ultima spiaggia ma questo a Dio non importa, non gli importa se si sono lasciati andare a una vita dissoluta, non gli importa, se si sono dati ad uomini o donne con estrema facilita per non sentirsi soli ed emarginati. A Dio importa solamente che il figliol prodigo torni a casa affinché si possa fare un grande festa. Molti hanno compreso questo e dopo che pian piano si sono tolti la maschera di gente vissuta. di duri, di persone a cui non importa niente di nessuno e soprattutto niente della loro stessa vita, alla fine, hanno deciso di rischiare, di esporsi, mettendo a nudo senza alcun timore la loro fragilità, il loro bisogno di amare e di essere amati. Da questo contesto, Dio ha iniziato ad operare entrando nelle loro vite colmando la loro solitudine, li ha fatti sentire importanti, preziosi,  amati e questo ha portato ognuno di loro ad amare e a dare se stessi per gli altri. Sapete, questo grande miracolo accade ancora oggi per tutti coloro che credono in Gesù poiché  Dio è lo stesso Dio di ieri, di oggi e  in eterno. Cosa ci rimane da fare dunque per ottenere la guarigione dalla solitudine? C’è solo una cura si chiama  “Amore” l’amore, quello vero, quello che ti spinge ad aprirti agli altri,  quello che ti fa considerare la situazione dell’altro peggiore della tua e ti spinge ad aiutarlo,  è vero, si possono correre dei rischi amando ma, anche questo fu sperimentato da Gesù sulla propria pelle ma questo, di certo non gli impedì di compiere la volontà di Dio. Questo non gli impedì di compiere l’opera salvifica per tutti coloro che lo riconoscono come Signore e Salvatore. Il suo sacrificio per il perdono dei nostri peccati fu molto doloroso ma non per quello che ricevette nella carne (sputi, frustate, ingiurie, schiaffi, crocifissione) perché leggiamo che non pronunciò alcun lamento questo perché anche in quel momento difficile non si sentiva solo sentiva che  Dio era con Lui e questo gli dava la forza di resistere al dolore. Alla fine, si sentì solo nello spirito per questo gridò sulla croce e lo fece quando per colpa dei nostri peccati, per un attimo, e solo per un attimo si trovò solo senza la presenza di Dio Padre. (Matteo 27: 46) E verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce, dicendo: “Elì, Elì, lammà sabactanì? Cioè Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” Il peccato ci porta nella condizione di essere da soli e questa società, di certo non ci aiuta portandoci a  credere, ingannandoci, che ogni cosa è lecita per il nostro bene. Vi ho raccontato di persone che sono cadute esanime per overdose, vi ho descritto la povertà in una famiglia,  vi potrei raccontare di storie extraconiugali, di persone dedite all’alcool ma, seppure le vie di fuga per sfuggire alla solitudine siano infinite, il risultato è sempre lo stesso: autocommiserazione e perdita della stima di sé (le scappatoie, danno un lieve sollievo che durano però solo per un breve tempo).

Solo Gesù è eterno come le Sue promesse che sono verità per le nostre vite. “Io non vi lascerò e non vi abbandonerò mai”. Non esiste la solitudine in Cristo perché Gesù ha vinto il peccato e la morte risuscitando il terzo giorno.  In Cristo  esiste solo l’appartarsi, il ritirarsi solo un momento al fine di stare alla sua presenza per leggere la Sua Parola affinché ognuno di noi, attraverso la scrittura, possa finalmente conoscere il nostro Papà celeste e riempire quel vuoto di solitudine che abbiamo nei nostri cuori. Tutto è stato compiuto perché non è bene che l’uomo sia solo a tal fine (Giovanni 3:16) Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio affinché chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia vita eterna”. 

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 36/2017)

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