Ortofrenia: una rilettura senza commento

Ortofrenia per l’educazione dei fanciulli frenastenici o deficienti” è il titolo del libro di Parise edito nel 1899, ed è in orientamento al contributo di questo autore che mi piace estrapolare alcuni aspetti significativi sul metodo speciale di istruzione e educazione ortofrenica a cui fa riferimento (P. Parise, Ortofrenia, Hoepli, Milano 1899). Significativo è quanto si legge nella prefazione “ Quando nel maggio  del 1894 fui chiamato come Vice-Direttore e maestro nel Primo Istituto Italiano pei frenastenici in Verturago (Bergamo), fondato e diretto dall’egregio cav. prof. Antonio Gonnelli Cioni, non mi erano del tutto nuovi i fanciulli frenastenici, avendo avuto spesso occasione nella mia lunga pratica di insegnante, di dover istruire anche parecchi di questi infelici. 2) Mi credeva quindi che non sarebbe poi stato tanto difficile il nuovo insegnamento a cui era per dedicarmi. Ma quando dovetti mettermi all’opera e mi vidi in mezzo a tanti disgraziati, ciascuno dei quali rappresentava per così dire un piccolo mondo a sé pei diversi difetti psico-fisiologici, e tutti insieme un caos infinito di varietà, dovetti confessare che l’impresa nonché difficile, era tale da scoraggiare qualunque maestro.
Io aveva ancora da studiare la natura dei soggetti nelle loro differenti psicopatie e da conoscere partitamente, in tutta la sua estensione, il metodo speciale d’insegnamento.
Mio primo maestro fu il valente prof. Gonnelli, il quale ebbe cura di darmi tutti gli ammaestramenti necessari ad esercitare con profitto l’arduo insegnamento; e maestri mi furono in seguito gli stessi individui che doveva istruire ed educare, poiché uno dei migliori mezzi per imparare si è quello di dover insegnare agli altri.” 
Lo spigolare tra le pagine del testo mi ha imposto di soffermarmi laddove Parise scrive della pedagogia moderna elevatasi a scienza sociale, a cui seguono interessanti annotazioni compresa la paternità del nome di Ortofrenia riconosciuta al Gonnelli Cioni, “La Pedagogia moderna, elevatasi a scienza sociale, ha oggi abbandonati i vecchi metodi per seguire altri ideali più conformi ai bisogni della vita reale. Questi sono determinati dalla evoluzione delle leggi organiche di eredità e di adattamento per cui l’uomo, avanzando maggiormente nella conquista del vero, ha perfezionato la propria natura e si è fatto persona libera, che ha bisogno di essere educata in conformità alle proprie tendenze e all’ambiente fisico e morale in cui vive. È quindi necessario che l’educatore conosca intimamente l’individuo in tutte le sue attività fisio-psichiche in sé e nei rapporti col mondo esteriore, e il modo di svolgerle, per applicare quei principi di educazione e d’istruzione, che meglio si uniformano al metodo unico della natura.
Questi principi applicati ai fanciulli anormali, le menti dei quali < per difetti congeniti o acquisiti si trovano ottenebrate e non predisposte come le altre ad essere educate, costituiscono un ramo speciale di pedagogia>, a cui il professor Gonnelli diede il nome di Ortofrenia <a significare il raddrizzamento della mente per avviarla alla sua educazione.>”  
La possibilità dell’educazione dei frenastenici trova nel volume riflessioni assai stimolanti ed alcune ancora attuali come “ Se l’educazione generale della gioventù fu in ogni tempo avuta in pregio, come quella da cui dipende il benessere dell’individuo e della società, e se, col progredire della scienza e della civiltà anche gli infelici privi della vista e dell’udito furono oggetto delle cure affettuose di eminenti filantropi e pedagogisti, sì che da tutti oggi si commisera lo stato del cieco e del sordomuto e si applaude, a buon diritto, agli sforzi dei generosi che cercano di alleviarne la sventura, non meno caritatevole, non meno importante deve considerarsi l’educazione dei fanciulli idioti e degenerati, educazione in Italia non ancora abbastanza compresa dalla grande massa del pubblico e spesso anche da persone chiare per scienza e posizione sociale. Nessuno pensa se questi esseri, che sembrano destinati a rimanere nel loro stato miserando per tutta la vita, inutili a se stessi, nocivi sempre alla famiglia ed alla società, o a dare più tardi un abbondante contingente al manicomio, alle case di correzione ed alle carceri, siano suscettibili d’educazione o di miglioramento. L’educazione di questi diseredati si impone ad ogni uomo di cuore, qualunque sia il suo partito politico o religioso, come uno dei più importanti quesiti sociali, come il mezzo più efficace per far diminuire il delitto, ostacolo gravissimo alla gloria ed al benessere di ogni nazione. Sollevare questi disgraziati, privi la maggior parte anche del solo ricovero, ed abbandonati alla loro miseria, sottrarli al vizio ed alla colpa, e preparare così alla patria una generazione di uomini onesti e laboriosi, questo è lo scopo a cui deve tendere il nostro socialismo per redimere l’umanità da una miseria che l’opprime e l’umilia. Per gli idioti il problema dell’educazione non consiste nel sostituire un modo di percezione insolita ad un’altra che non esiste, ma semplicemente nella possibilità di regolare l’uso dei sensi, di moltiplicare le nozioni, fecondare le idee, i desideri, le passioni di creature che abbandonate a sé stesse resterebbero senza legame, senza rapporti col mondo esteriore, resterebbero…idioti: è una questione di dinamica vitale.
Certo, qui non si tratta di fare miracoli, ma sebbene di rendere un individuo, come uomo, nel seno della sua famiglia, corretto delle sue cattive abitudini, più obbediente, più attivo, meglio disposto ed affezionato alle persone che lo circondano. Il fatto poi di rendere un individuo capace di leggere, scrivere, parlare, obbedire, agire in un gran numero di cose, occuparsi liberamente di lavori manuali, non è cosa di poco momento, giacché ciò vuol dire redimere migliaia d’infelici pei quali la scienza di un tempo ripeteva: nulla sperate.
Arrivare a rendere gli idioti capaci di diventare uomini utili, fosse pure nelle posizioni più umili, negli impieghi più semplici e modesti, e renderli capaci di un lavoro il cui valore compensi il loro consumo; ecco lo scopo della loro educazione.
In ragione di questi principi viene proposto il metodo di educazione degli idioti, un metodo che “deve incominciarsi al più presto possibile” e che trova, in una formula speciale, la sua risposta.
L’educazione speciale si vuole che abbracci l’attività, l’intelligenza e la volontà, tre aspetti che, secondo l’autore corrispondono al sentimento, lo spirito, la moralità.
L’educazione dell’attività si vuole che debba precedere quella dell’intelligenza e questa, la volontà, poiché si afferma,” l’uomo si muove e sente prima di sapere, e sa molto tempo prima d’aver coscienza della moralità dei suoi atti e delle sue idee”. Una formula ritenuta l’unica adatta e applicabile agli idioti.
Il metodo che si legge nel volume fa assai riflettere poiché non trascura nessuna opportunità sollecitatoria capace di risvegliare nel soggetto nuove e diverse abilità e disponibilità. Il Parise, espone l’esperienza condotta a fianco del Gonnelli Cioni ed è a lui che si affida nell’enunciare il metodo. Un appello viene rivolto alla ginnastica consacrata allo sviluppo libero e ponderato di tutte le forze, con riguardo speciale per ciascun soggetto. Una ginnastica che tiene conto del potenziamento del tono muscolare, dell’equilibrio statico e dinamico, delle abilità spaziali e temporali oltre che del buon uso delle mani per “ rimediare all’inadeguatezza della prensione “. Il riferimento alla mano non manca di tenere conto del senso del tatto e di ogni necessaria abilità fine. E, sempre in attenzione alla mano ne richiama la necessità di corredarla al movimento dell’occhio. Su ciascuno di questi aspetti l’Autore si sofferma assai a lungo ma egli stesso dichiara che “un volume non basterebbe ad esporre dettagliatamente tutti i processi”. Pur con questa affermazione egli continua la sua esposizione per ben altre 150 pagine in cui continua “a parlare un poco dell’insegnamento e distinzione dei colori”, del senso del gusto, dell’odorato, dell’udito, senza dimenticare il timbro e l’accento della parola. Il problema dell’attenzione viene esposto partendo dal presupposto che “ colui che è incapace di governare i suoi muscoli, è incapace di attenzione”, ed è a partire da questo principio che seguono interessanti esercizi di attenzione che non mancano di annunciare come rimediare l’attenzione influendo  contemporaneamente sulla capacità di fissare lo sguardo.
Il metodo non poteva trascurare l’insegnamento della parola, delle varie forme di sigmatismo, balbuzie, blesità, tartagliamento o di afasia, ecolalia, dislalia, ecc., gli esercizi che vengono definiti preliminari sono ”esercizi delle labbra, dell’articolazione temporo-mascellare, della lingua, dell’apparecchio vocale. Per tal modo si fanno imitare al fanciullo i movimenti del viso”, si potenzia la tonicità e la vibratilità delle labbra, si aumenta la forza del soffio, si comincia col far pronunciare le sillabe e a raddoppiarle ecc., salvo, se necessario “applicare all’individuo una ginnastica delle parole”. Su questa particolare “ginnastica” l’Autore si sofferma a lungo e ne offre  ampia esposizione fino a raggiungere una “grammatica pratica”. Il metodo non dimentica il disegno, la lettura, la scrittura, la matematica e la geometria, come pure sosta con attenzione sui meccanismi della memoria ed ha parole di critica verso l’educazione moderna che “sgraziatamente poggia ancora tutta sulla memoria”. Delle condizioni necessarie alla memoria ci offre un’ampia panoramica fino a dichiarare che “I  metodi comuni della pedagogia non bastano per questi diseredati della natura, non basta la definizione e spiegazione chiara dell’oggetto o della cosa che vuolsi fare imparare a memoria: la ripetizione, l’esercizio ordinato continuo, moderato e graduale, ma bisogna studiare la natura dell’individuo per applicare anche il metodo d’insegnamento più adatto a far destare l’attenzione dell’allievo, sulla quale si poggia la base di questo insegnamento, sempre badando anche fino a quel punto ed in quale maniera trattenere si debba questa attenzione”.
Non sfuggono dalla lettura di quest’opera i principi dell’integrazione, educare un frenastenico, un idiota, dice il Parise, significa “renderlo capace di vivere nella società di individui normali, cagionando loro il meno che sia possibile disturbi e domandando loro assistenza il meno possibile”.

Marta Mani
Pedagogista Clinico®