Lavoro nella scuola come docente per il sostegno da diciotto anni e da dieci rivesto il ruolo di referente dell’area inclusione. Negli ultimi anni sono nati in me il desiderio e l’esigenza professionale di ampliare la mia formazione per poter da un lato riconoscermi un ruolo specifico, che desse un valore anche formale al mio incarico scolastico e che non coincidesse con la sola funzione di docente, dall’altro ho sentito l’esigenza di una maggiore formazione personale legata alla modalità dello stare con l’altro, inteso come bambini, genitori e colleghi, quindi non strettamente una formazione dal punto di vista didattico.
Ho inoltre sentito il desiderio di ripensare al mio futuro lavorativo, andando a intraprendere un percorso di studio che mi offrisse la possibilità di ampliare determinate conoscenze ma che nel contempo mi desse la possibilità di allontanarmi dallo stesso mondo dell’insegnamento. Nonostante io abbia sempre desiderato essere una docente di scuola primaria, sento infatti il desiderio di sperimentarmi professionalmente anche in altri contesti: alcuni aspetti come la burocratizzazione della scuola, la perenne mancanza di risorse, la svalorizzazione del ruolo del docente, la medicalizzazione degli alunni, anno dopo anno mi hanno portato alla ricerca di un nuovo posto nel mondo educativo.
Il mio lavoro come funzione strumentale prevede in gran parte un lavoro di tipo relazionale con i colleghi, con i genitori degli alunni con disabilità o che hanno una particolare fragilità, con gli enti esterni che siano specialisti delle NPI o operatori del comune. Questo aspetto relazionale prevede da parte mia una grande capacità di ascolto e di mediazione e credo che siano il mio punto di forza.
Ho capito che se avessi voluto rimettermi in gioco lavorativamente, avrei avuto bisogno di intraprendere un nuovo percorso formativo. Così, dopo aver valutato alcune opzioni, ho deciso che la professione del Pedagogista Clinico® potesse essere quella giusta per me. Credo infatti che il modo in cui opera questo professionista, attraverso una valida relazione con l’altro, stando con la persona per individuarne le risorse e per accompagnarlo nell’affrontare le sfide della vita, sia un intervento che ben si sposa con le mie competenze. Il fatto poi di poter operare avendo a disposizione una serie metodi e tecniche scientificamente collaudati per poter progettare un intervento di aiuto alla persona, credo sia un valore aggiunto.
Il percorso di formazione è stato arricchente non solo dal punto di vista professionale ma anche personale. Ho avuto l’occasione di conoscere persone con le quali ho condiviso profonde esperienze. “Consoci te stesso” non rappresenta solo una delle tensioni del percorso pedagogico clinico ma è il primo passo che ci viene richiesto in formazione, da compiere su noi stessi.
La formazione è un continuo nella mia vita anche grazie alle tante e diverse proposte che il mondo ISFAR propone. Per il futuro i progetti sono molti, e le opportunità nelle quali mettersi in gioco sono varie. Grazie a questo percorso sento di aver arricchito sia la mia persona che la mia professione e mi sento pronta per tutto quello che verrà.

