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Paura di non sapere amare

giugno 1, 2020
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donna 4 (2)piLa paura di non sapere amare era molto frequente dopo il ’68 e tanti gli uomini che chiedevano aiuto al Pedagogista Clinico® per sviluppare le intenzionalità e vincere l’insuccesso. Il maschio manipolato, cresciuto nel segno della violenza di una società con rituali di comunicazione prét-à porter al femminile vive l’immagine della virilità costretta all’insuccesso, al rimpianto e alla vergogna.

Il ruolo maschile è reso timido, con scarse capacità reattive, affranto dalla paura di “non essere all’altezza” con frequenti recessi nel vittimismo e nell’autoerotismo. Uomini che dichiarano la fatica di essere moderni, diretti a identificare il sesso con il dinamismo, con la bellezza fisica e l’ostentazione, riconoscimenti in mancanza dei quali giungono perfino a spiegare l’incomprensione della donna, moglie o convivente e perfino la ragione di “essere messo da parte”.

Cresciuti con il timore dell’insuccesso pur desiderosi di essere uomini di “carattere” declinano nella segreta sofferenza, senza più risposte alla domanda: chi è l’uomo? E il sesso diventa ossessione con crescenti difficoltà pratiche tra confusione indotta e funzione.

È il momento storico in cui la precettistica dell’amore esce allo scoperto su quotidiani e riviste da imbarazzare la scelta e rendere facile l’acquisto di ricettari del matrimonio perfetto con descrittivi vademecum sulle posizioni, i ritmi, le frequenze, le astuzie nel copulare ove si voglia il massimo rendimento; confezioni gastronomiche dell’amore per incrementare il reciproco gaudio.

Gli uomini sopraffatti da questo vortice di insensibilità, offensivo o semplicistico, confusi, si presentano negli studi alla ricerca di una via d’uscita e in alcune occasioni viene loro proposto il riposo e la distrazione e perfino diete appropriate e indicate pomate e farmaci per una maggior frequenza degli amplessi e giochi, con durate da record.

Fin da quei tempi lontani il Pedagogista Clinico® si proponeva di aiutare l’uomo a riflettere sulle insidie, a riconoscere le barriere e le contraddizioni, e promuovere l’evoluzione e maturazione della dinamica espressiva che consentiva di vivere le esperienze con sentimento ludico-sessuale. All’utilizzo della riflessione (metodo che più tardi si consoliderà nel Reflecting®), tenuto presente come la comunicazione della coppia sia un codice fatto di segni, un lessico che racchiude un significato profondo per l’altro che li riceve capace di creare stimoli e comunicare sensazioni ed emozioni, il Pedagogista Clinico® aggiunge l’utilizzo di immagini mentali con effetto richiamo traducibile in ammirazione di dati da imitare e sollecitazione di stimoli sesso-affettivi;  istanze attrattive e seducenti da catturare e consolidare, idonee a promuovere disponibilità al dialogo valorizzate da positive condotte in modo che ogni occasione di scambio possa mutare in accessi alla soddisfazione erotica. Si tratta di immagini per sviluppare un’attrazione eccitatoria consolidata da amore, reazione emotiva che aumenta la capacità di azione del corpo e rende fluida la dinamica affettiva a cui corrisponde quella dell’azione e del pensiero. Questi nuovi orientamenti giungono dalla Pedagogia Clinica , giustificati dalla consapevolezza che le azioni e i pensieri dell’individuo non nascono senza motivo, bensì si generano anche in base ai sentimenti e alle emozioni, specie se derivate dal clima che si instaura con gli altri, e i suoi metodi, nell’intervento di aiuto, permettono di sperimentare tutte le sensazioni che confluiscono nell’affettività e le manifestazioni emotive che migrano fra sé e gli altri, fino alla possibilità di aprirsi e distribuirsi espressivamente con abilità comunicazionali.

È la capacità, perseguita dalla Pedagogia Clinica, e offerta all’uomo per sviluppare l’iniziativa e l’intenzionalità, per affermarsi e avere il ruolo che gli compete.

Guido Pesci


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