La scienza è il risultato delle operazioni del pensiero, costante elaborazione, impegno del sentimento, della passione, prodotto del sacrificio nel coniugare l’osservazione, la ricerca e la sperimentazione. Operazioni ed esperienze da cui lo scienziato traduce teoria, pratica e progresso nel sapere e nel saper dare.
La ricerca scientifica, propria della transdisciplinarità della Pedagogia Clinica, è l’oggettiva garanzia per individuare i bisogni e migliorare la vita, offrire alla Cellula sociale conoscenze ed esperienze verificate, per garantirle un’esistenza non emarginante; un grande contributo nel trovare soluzioni che tengano assieme i bisogni di oggi e quelli delle generazioni future.
Lo strumento più potente di cui disponiamo per migliorare la qualità e la prospettiva di vita delle persone è dunque la scienza. Chi può accumulare avversione nei confronti dell’innovazione, di una nuova conoscenza, dello sviluppo della capacità di rispondere alle difficoltà e governare i cambiamenti?
Chi soffre del logorante vizio chiamato “accidia”. L’accidioso, incapace di apprezzare, di prendersi la responsabilità delle proprie azioni, con una disposizione d’animo ostile, senza il desiderio di migliorarsi, è soffocato dal “non fare il bene”, prigioniero del proprio Io. È colui che, vinto dall’inerzia, dal disinteresse, avverso ad ogni iniziativa, associato al tedio, è oppositore perfino alla nobile causa della ricerca scientifica.
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