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Pedagogia Clinica : il problema donna

maggio 29, 2020
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donna pLa Pedagogia Clinica si è impegnata fin dalla sua iniziale esistenza in difesa del rispetto della donna. Negli anni ’70 ha messo in evidenza come l’aiuto alla donna dovesse muovere dalle caratteristiche qualitative che la designano nella sua unicità e globalità rivolgendosi a lei come protagonista di vita. Battersi per riconoscerla contro ogni conformismo, in opposizione ad ogni passiva accettazione e consuetudinario rispetto di norme di condotta imposte dal costume sociale e dall’autorità dello Stato è stato un impegno costante per mezzo del quale la Pedagogia Clinica ha creato la promozione dell’identità e ogni concezione positiva in difesa della sua autonomia.

Una scienza in opposizione, fin da allora, contro chi identifica la donna come “natura” per la facoltà di generare, per la ciclicità del mestruo, per le angosce paniche, per il suo essere oggetto di manipolazione, di scambio, di dominazione; donna-natura che la cultura vuol presupporre limitata in questo binomio di forze parallelamente simbolizzate, immersa in una cultura gerarchica, tecnocrate, che la oscura nella naturalità, nella qualifica autoritaria di casalinga e ne soffoca ogni vera liberazione.

Gli aspetti culturali ed energetico-affettivi dell’oppressione femminile sono stati oggetto di appassionate analisi condotte dal Movimento dei Pedagogisti Clinici e indirizzate ai condizionamenti che gravano sul ruolo e sulla posizione reale nella vita socio-economica, trovando conferme sull’esistente passiva emulsione e seguace accettazione di un conformismo di interessi e aspirazioni.

La Pedagogia Clinica ha aiutato la donna a maturare aspirazioni, prendere coscienza di sé, dei suoi diritti, fino ad impegnarsi socialmente e politicamente, donna sostenuta dal desiderio di riuscire a realizzare qualcosa di nuovo e di autentico in un momento sociale confuso circa i valori fondamentali del rispetto della persona.

Il Pedagogista Clinico® in opposizione a quanti vendevano perfino le miracolosità dei “Cinquantun modi per diventare una donna liberata” ha sostenuto da allora il progresso della donna nella sua emancipazione e l’ha aiutata a farsi parte attiva del rinnovamento della società, riconosciuta nella sua ricchezza interiore espressa per mezzo di disponibilità, interesse, desiderio e piacere nel vivere la vita di relazione. Ciò ha trovato significato nell’assumere in sé una coscienza della propria individualità e acquisita la cognizione di essere causa di certi cambiamenti che si verificano nell’ambiente sociale e con essi di avere la dimostrazione di come la sua condizione è misura della società.

Guido Pesci


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