Pedagogia del movimento

Sviluppare la crescita verso la libertà e l’autonomia sulla base dei talenti personali e delle possibilità. Questo è ciò che si propone la pedagogia del movimento praticata in Belgio; un rapporto pedagogico in cui accompagnatori e bambini entrano in un dialogo equivalente, in una relazione in cui ciascuno vive in uno scambio dialettico senza prevalere sull’altro.
La pedagogia del movimento ritiene essenziale:
− sviluppare una confidenza di base forte;
− sviluppare una medesima espressione creativa.
Condividendo le esperienze di movimento, si sviluppano le potenzialità e si stimolano relazioni positive, principio, questo, sostanziato dalla filosofia e dalla teoria dell’human movement di Rudolf Laban, a cui Veronica Sherborne, allieva personale di Laban, si è rivolta per tradurre idee valide finalizzate al lavoro con i bambini con handicap mentale. Una modalità che attualmente in Belgio è utilizzata con persone di diverse età e difficoltà.
Per poter evolvere verso l’indipendenza e la libertà, sostiene la Sherborne, il bambino ha bisogno di avere una grande fiducia, di conoscere il suo corpo ed essere in grado di usufruire di tutte le possibilità che ogni movimento gli può offrire. Un bambino che, nel suo corpo, si sente a casa propria, può contare su una base forte per esplorare l’ambiente, le persone e gli oggetti intorno a lui. Con semplici esperienze di movimento è possibile aiutarlo a concentrarsi e conformarsi al proprio corpo, ad ascoltare le sensazioni fisiche e divenire consapevole delle proprie abilità e dei propri limiti corporei, un’opportunità che gli consente di accrescere la fiducia in se stesso ed avere relazioni utili. E’ solo attraverso le relazioni con gli altri che l’individuo arriva a conoscere meglio la propria identità. Il bambino cresce ed assume la sua indipendenza dai genitori grazie allo stare assieme ad altri. Perciò i giochi di movimento ed ogni sperimentazione che richiedono forme di interazione diverse, possono assai bene contribuire a costruire fiducia e sicurezza, un impulso ad esplorare sempre più, che avvia alla conoscenza dello spazio (vicino-lontano), della grandezza e delle proporzioni (grande-piccolo), del tempo (veloce-lento) e di ogni caratteristica e proprietà.
Qui di seguito vengono illustrati alcuni fra i tanti giochi proposti ai soggetti con handicap fisico, a dimostrazione di come è possibile, pur in una situazione di handicap grave, fornire occasioni esperenziali utili:
a) La persona si trova per terra (in decubito ventrale), con le mani afferra il malleolo dell’accompagnatore, il quale fa dei passi all’indietro dandole modo di spostarsi nell’ambiente. Una semplice esperienza che permette di favorire la presa di coscienza di sé, dell’altro e dello spazio.

 

b) L’accompagnatore aiuta la persona a stendersi sul tappeto e fa muovere su di essa una stoffa. Un’occasione che favorisce la presa di coscienza dell’altro e di se stessi, fa vivere stimolazioni tattili e di abbattimento tensionale.

 

 

c) L’accompagnatore posiziona la persona fra le sue gambe, la abbraccia e assieme dondolano. Egli propone l’esperienza sedendosi ogni volta con orientazioni differenti, in modo che il soggetto possa assistere l’ambiente con angolazioni diverse. Questa esperienza promuove la conoscenza, la fiducia nell’altro e l’orientamento nello spazio.
d) Gli accompagnatori aiutano le persone a mettersi sedute a terra l’una fra le gambe dell’altra che le sta dietro. Ciascuno ha una palla, che fa roteare sulla schiena e sulla testa di chi ha davanti. L’esperienza permette la conoscenza di sé e della parte posteriore dell’altro.
e) Le persone con handicap fisico, capaci solo di usare le braccia, vengono poste in decubito ventrale per muoversi nello spazio con l’uso di questi settori corporei utili. Un’opportunità per promuovere la coscienza di se stessi, del peso corporeo, della forza e dell’energia del corpo, oltre alla coscienza di orientamento nello spazio.
f) L’accompagnatore aiuta la persona a mettersi seduta appoggiata al muro, si posiziona davanti a lei ed assieme provano, soffiando, a mantenere una piuma sospesa nell’aria. Questa esperienza agevola la collaborazione e l’intesa.

Rita Ciarlo
Pedagogista Clinico®