di Olga Piemontese Pedagogista Clinico®

Alice in Wonderland di L. Carroll inizia con l’inseguimento di un bianconiglio da parte della piccola protagonista. Un viaggio allegorico che ha tanto fatto discutere, ma che certamente è conosciuto da molti come un sogno che la piccola protagonista vive e attraverso il quale ci conduce in mondi fantastici.
Inseguire conigli potrebbe apparire come una cosa sciocca; ma potrebbe anche essere una buona idea… Certo, potrebbe comportare qualche rischio, ma oltremodo risultare una buona strada se ci abbandoniamo alla sorpresa e alla volontà di esplorare mondi ignoti e fantastici.
Dietro a questa storia apparentemente confusa, si nascondo molti insegnamenti: ma perché, oggi, per noi è di interesse questa narrazione mentre siamo chiamati a riflettere sul disagio emotivo e relazionale?
La Pedagogia Clinica, non è certo una scienza che si accontenta di aspetti teorici, pertanto ho scelto di giocare con le sei celebri affermazioni della protagonista di Carroll, per raccontare il percorso che F., una ragazzina arrivata al mio Studio con importanti difficoltà emotive e relazionali, ha affrontato per oltre due anni: seguitemi!
Vi presento il suo cammino, in questa parentesi della sua vita dove, sostenuta da una costellazione di aiuti sanitari e con il supporto della proposta pedagogico-clinica a lei dedicata, ha raggiunto successi e trionfi personali.
I suoi piccoli grandi traguardi sono la chiave per comprendere il potenziale della scienza che rappresento e che ogni giorno mi permette di sostenere la crescita di molti suoi coetanei, ma anche adulti e bambini che incontrano la necessità di abbracciare e riconoscere le loro potenzialità.
Crescere è un processo che richiede disponibilità; è un cambiamento che fa parte della vita, ma non sempre si è preparati a gestire con armonia i passaggi che investono le transizioni.
F. è arrivata al mio Studio all’età di 14 anni, un’età delicata, dove si lasciava alle spalle l’infanzia per affacciarsi all’adolescenza, un passaggio nel passaggio che l’ha vista in disarmonia con il suo corpo che mutava aspetto e che faticava a trovare un suo equilibrio. Provava rabbia per il suo aspetto e il tutto veniva accentuato dal riconoscersi, sempre più, simile alla madre che non c’era e che con la sua perdita aveva lasciato un vuoto ancora non compreso, non elaborato.
E’ arrivata la prima volta insieme al papà. Quel giorno, oltre a loro, c’era il suo personale “amico” Bunny e F., ricordo avermi dedicato il suo sguardo solo un attimo, di sfuggita, sperando di non essere vista.
“14 anni, sensibilità elevata e sguardo sfuggente, incapacità relazionale e scatti di rabbia inspiegabile”: questi gli aggettivi con cui viene descritta F. dal padre riprendendo anche ciò che la scuola ne definisce ai colloqui.
L’incontro conoscitivo è stata per me l’importante opportunità per raccogliere la storia di F., comprenderne gli avvenimenti rilevanti dichiarati dall’adulto di riferimento, sostenendolo in una ricerca ancora più scopica. Importanti sollecitazioni offerte grazie alle tecniche del metodo ReflectingⓇ, hanno sostenuto il papà M. nel fare lettura di quegli eventi apparentemente non ritenuti importanti, ma che invece, già in quella prima occasione, hanno efficacemente dato alla figlia l’occasione di sentirsi riconosciuta e vista.
Il Pedagogista ClinicoⓇ sa quanto già nel primo incontro, che vede un ampio spazio dedicato all’analisi della domanda e una minuziosa attenzione all’analisi storico personale, sia il tempo per gli individui che vi partecipano, e uno spazio che questi si offrono, per stare, sostenuti dal professionista, in narrazione di sé e attraverso il nucleo di appartenenza: F. in quell’importante occasione ha dato avvio ad un processo di lettura differente dal solito, si è percepita narrata attraverso le parole del padre, quel padre presente, ma che nel tran tran quotidiano fatica a prestare attenzioni più scopiche e in distinguo da quelle prettamente fisiologiche o superficiali.
C’è una pozione che ti fa rimpicciolire: F. spesso desidera sparire, farsi microscopica, essere invisibile e nel suo quotidiano ha tentato di metterlo in pratica diminuendo le porzioni alimentari, portando il suo corpo ad essere sempre più minuto. E’ iniziata così la sua difficoltà alimentare e l’ingresso ad un percorso per contrastare i Disturbi del Comportamento Alimentare.
I medici ed i professionisti della struttura alla quale era affidata hanno poi successivamente pensato di supportare il percorso di riabilitazione e reinserimento, con un aiuto educativo e pertanto hanno fatto l’invio al mio Studio.
Un percorso in salita, dove F. sentiva che il mondo era nemico. La difficoltà iniziale per la costruzione della relazione simpatetica, ha richiesto un impegno sostanzioso, che ha trovato il canale di accesso proprio nella storia di Alice e del suo mondo delle meraviglie. Impegno che mi ha investita nel tessere una trama che parte da un comune incontro: trovare quel particolare che permetta l’avvio per andare verso, non sorpassando, non trainando, ma sostando, attendendo. Questa ricerca di con-tatto, talvolta può richiedere tempi lunghi, ma l’educazione non ha fretta, sa che per veder germogliare il seme è necessaria pazienza, cura e non invasione.
F., catapultata senza consapevolezza verso l’adolescenza, quando è arrivata la prima volta era minuta e diffidente, sfidante e non disponibile al contatto fisico, ma portava con sé un coniglietto, un peluche portachiavi che stava sempre attaccato al suo zaino. Notai che, seduta sulla sedia, provando a nascondersi dietro alla sua borsa, teneva il bianconiglio tra le mani giocherellando. Questo oggetto è stata l’occasione che mi ha offerto di creare un contatto con la ragazzina, che piano piano ha aperto uno spiraglio permettendomi di entrare nella sua sfera.
Una torta che ti fa ingrandire: Nel corso dei primi incontri, durante la verifica delle potenzialità, abilità e disponibilità (PAD) F. si è dichiarata con importanti contrazioni respiratorie e frenaggi tonico muscolari, una scarsa armonia con i propri sentimenti e in disomogeneità con la lettura dei propri bisogni. Sono apparse ottime qualità organizzative ed espositive, spiccata fantasia e passione per la lettura e la creatività.
F. è primogenita, dopo di lei una sorella di 4 anni più piccola. Il padre è un uomo che al primo incontro conoscitivo si è dimostrato presente e amorevole, ma chiaramente spossato da un quotidiano impegno nella gestione delle due figlie e della casa. L’uomo è infatti vedovo, F. ha perso la madre quando aveva 10 anni.
Durante l’analisi storico personale comprendo quanto la ragazza fosse circondata di attenzioni; attenzioni che probabilmente non guardavano ai suoi reali bisogni, ma a quegli aspetti prettamente fisiologici e materiali che hanno contribuito nella costruzione di meccanismi comportamentali che l’hanno portata nel tempo ad orientarsi nel mondo in modo alterato, concentrando attenzioni sul livello prestazionale e in costante misurazione, contribuendo così a disarmonie emotive e ad una scarsa disponibilità relazionale.
F. non ha amicizie e le frequentazioni con i pari sono legate quasi esclusivamente ai rapporti scolastici. I suoi risultati negli apprendimenti sono eccellenti tanto che più avanti comprenderò essere un traguardo nel quale F. non vuole fallire: il suo costante impegno per ottenere l’eccellenza scolastica la porta in una serie di difficoltà relazionali con se stessa e con gli altri, non accettando voti inferiori all’8 e le modalità dei compagni di scuola nelle proprie organizzazioni. Spesso evidenzia gli altri ragazzi come maleducati e superficiali e perciò non interessata a passare del tempo con loro: “non saprei proprio cosa dire se dovessi parlare fuori da scuola, si soffermano su cose che a me non interessano e che non condivido”. Talvolta il giudizio è presente anche verso alcuni docenti a suo avviso poco preparati e inadatti a svolgere il loro lavoro.
F. a volte ha provato a definirsi: un definirsi grande per sentirsi invincibile, sicura. Nel tempo, nel lavoro svolto insieme attraverso attenzioni all’organizzazione corporea e respiratoria, alle tante opportunità di rinforzo ergico e di ricerca per sostenere le personali qualità, quelle più sopite e meno osservate, F. ha trovato spazio nella sua classe, rendendosi disponibile nelle conversazioni e mettendo a disposizione le sue qualità scolastiche per vivere momenti di scambio con gli altri, allontanandosi sempre più dal giudizio per far prevalere le disponibiltà verso gli altri. I momenti di conflitto interiore sono andati diminuendo e i compagni hanno iniziato a coinvolgerla nelle conversazioni.
Gli animali parlano: Il suo amico Bunny è quell’imago che crea un ponte tra il suo essere bambina e la consapevolezza della crescita. “A volte parlare con qualcuno che non può rispondere sembra davvero essere la soluzione vincente”.
La strada di F. è un cammino arduo e complesso, fatto di alti e bassi dove si è allungata e ridotta molte volte, davvero come se una pozione magica potesse agire sul suo corpo e sulla sua mente. Crescere è una trasformazione, il cambiamento fa parte della vita, ma è necessario interiorizzare ciò che avviene al corpo e al pensiero durante lo sviluppo per non lasciarsi sopraffare.
Avanzando nel suo percorso di aiuto, F. ha imparato a sfruttare i suoi “cambi” di statura, a cogliere il mutamento come opportunità e non più come ostacolo.
I gatti evaporano: “Posso essere qualcun altro?” la domanda ricorrente che la ragazzina poneva a se stessa.
Piano piano ha desiderato sempre di più immergersi nella sua storia, portando a casa sempre più successi. In questa “avventura” F. è stata la protagonista indiscussa e, come Alice davanti ai differenti incontri nel suo paese delle meraviglie, anche F. ha scoperto se stessa grazie alle costanti opportunità dialogiche corporee, le occasioni verbali sostenute da tecniche che si sostanziano di arti e linguistica, ma anche attraverso gli stimoli legati alle senso percezioni, entrando nelle sfere più emotive e appassionanti che le hanno offerto importanti occasioni per mettersi in discussione e scoprire se stessa come ricca di qualità meravigliose. Dialogare con se stessa le ha richiesto di osservarsi sull’apparente caratteristica negativa che si attribuiva per scorgere finalmente potenzialità e abilità strettamente personali da offrirsi in nuove disponibilità. La sua nuova identità ha preso una forma che ancora oggi continua a maturare.
Esiste un paese delle meraviglie: “Se potessi cambierei certe cose; ma a pensarci bene, oggi sento di poterci stare in questi panni!” Non è molto importante la direzione, qualsiasi strada per F. è diventata una buona strada, imparando a vedere il suo cammino con una prospettiva che la può condurre ovunque lei voglia.
Dopo oltre due anni di lavoro costante, dove l’entusiasmo è andato aumentando, le stimolazioni fornite dai metodi dialogico corporei per il perseguimento dell’equilibrio tonico, i rinforzi ergici offerti dalle tecniche fantasmagoriche, l’aumento delle disponibilità espressive raggiunte attraverso l’impiego dei tanti canali sollecitatori che hanno offerto esperienze estrapolate dalla musica, dall’arte, dalla drammatizzazione e organizzazione corporea nello spazio, hanno dato a F. l’opportunità di un maggiore controllo emotivo ed una più adeguata lettura e percezione di sé.
Il percorso sanitario, che parallelamente ha scongiurato il pericolo per la vita di F., ha evidenziato quanto il lavoro svolto in termini pedagogico clinici fosse stato l’occasione per consolidare un’attenzione globale alle esigenze della ragazza contribuendo agli ottimi risultati raggiunti per le sue autonomie.
Posso sconfiggere il Ciciarampa: F. oggi pesa 54 kg, la sua passione più grande è partecipare alle feste con i suoi amici, dove non manca mai di deliziare tutti con qualche sua creazione. La scuola oggi sottolinea gli ottimi rendimenti negli apprendimenti della ragazza, ma i quali, finalmente, vengono gestiti con armonia emotiva e con disponibilità equilibrate, discostandosi da esasperazione e frustrazione.
F. ha una propria e definita identità, si guarda allo specchio con com-passione e quei tratti che le ricordano la madre oggi, li evidenzia cercando di ritrovare collegamenti e ricordi con ciò che le ha lasciato dei momenti passati insieme.
“Olga c’era Vincenzo…”
Così ha esordito F. quando è arrivata allo Studio per il suo solito appuntamento. Ma questa volta i suoi occhi erano brillanti, l’espressione piena di entusiasmo e l’irrefrenabile voglia di condividere il suo racconto era lampante.
E io sapevo: sapevo che non era solo per una chiacchiera, per rompere il ghiaccio o riempire il tempo… ero a conoscenza che quell’evento era tanto significativo quanto demarcativo. Rappresentava il traguardo di un percorso lungo, pieno di saliscendi su strade che avevano visto F. impegnata in un lavoro di incontro con se stessa e le sue particolarità.
Oggi Bunny è stato lavato e riposto nella libreria della sua camera: sognare e coltivare i propri desideri è importante, ma per raggiungerli F. ha scelto di essere presente nell’oggi e camminare ad occhi aperti per non perdersi niente. Il lavoro svolto le ha permesso di entrare prima di tutto in relazione sincera con se stessa, apprendendo una percezione corporea ed emotiva adeguate alla sua età ed in particolare alle sue peculiarità, aprendo così le porte alle disponibilità verso gli altri.

