Sin dalla fine del corso a tutt’oggi sono impegnata come educatrice presso il semiconvitto del convitto Nazionale Canopoleno della mia città e, sfortuna ha voluto che il dirigente, per una serie di motivi, abbia deciso di bloccare qualsiasi attività che non fosse a lui gradita, relegandoci al mero ruolo di “controllori” della classe a noi assegnata. Due anni orsono, con tutto il mio entusiasmo, ho proposto un progetto basato prevalentemente sul Edumovement®, rivolto alla prima elementare che seguivo, ma ho trovato l’ostilità della maestra del mattino, poco incline alla collaborazione e alla comprensione di qualcosa che non fosse da lei controllabile e valutabile.
Per fortuna, prima di entrare nel mondo scolastico, o per meglio dire in parallelo, ho collaborato con una cooperativa che gestiva un centro psicopedagogico, dove la mia professionalità è stata grandemente apprezzata e messa in pratica in studio, dove seguivo tre bambini con impaccio motorio o iperattività legati a disturbi dell’attenzione. In esterna allo studio mi erano state affidate delle famiglie in difficoltà in ambito educativo (aPl’interno del servizio educativo territoriale) soprattutto nel sostegno alla genitorialità, ambito in cui sono stata particolarmente apprezzata e dove ho ottenuto ottimi risultati. Non pecco di presunzione se aggiungo che la formazione in Pedagogia Clinica mi ha consentito di assumere il coordinamento della equipe di educatori della cooperativa dopo appena un anno di collaborazione, grazie alle competenze apprese anche con il Reflecting®. Non nascondo che sogno un giorno di poter aprire uno studio tutto mio, per poter esercitare la professione in maniera libera e totalmente autonoma, cosa che al momento non mi è materialmente possibile.

