Professional Act

Il Pedagogista Clinico® si indirizza al vasto panorama dei bisogni della persona con l’intento di soddisfarli con modalità educative indispensabili al rafforzamento delle capacità individuali e al progresso culturale e sociale. L’accezione di “clinico” in estensione alla pedagogia definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto alla persona e al gruppo.

PROFESSIONAL ACT – PEDAGOGIA IN AIUTO ALLA PERSONA

(Versione aggiornata al 15 luglio 2018)

Da quando nel 1974 l’ortopedagogia lasciò il posto a quella che da allora è stata definita Pedagogia Clinica ne è passato di tempo. All’epoca si trattava di uscire da un modello eccessivamente sanitarizzante oltre che sanitario per riappropriarsi del campo epistemologico educativo indirizzato ai bisogni dell’individuo, un individuo non più e non solo bambino da traghettare all’età adulta, ma persona in sviluppo costante in ogni momento del percorso di vita. Oggi, a quaranta anni da quella data, il panorama delle professioni che si rivolgono alla persona è notevolmente cambiato: così, nell’ambito dell’evoluzione di questa scienza, il termine “clinico”, da qualcuno a volte frainteso in senso sanitario, si palesa nella sua vera essenza per assumere, rinnovato, il valore di aiuto educativo alla persona di ogni età. Un momento che chiede una riflessione profonda non soltanto da un punto di vista semantico, ma anche operativo-prassico: un nuovo passo nell’evoluzione della terminologia scientifica, dunque, capace ora di sottolineare ancor più la natura pedagogica dell’epistemologia di base, e, inoltre, qualche cambiamento nel modus operandi che preservi e al tempo stesso sottolinei ed ispessisca i confini professionali, non percepiti come limiti, ma come l’opportunità di collocarsi nella società e al contempo riconoscere, collaborando, l’importanza delle altre professioni, più o meno nuove e organizzate.
Scopo del presente testo è illustrare i punti cardine di questo “divenire”: primo i cambiamenti semantico-lessicali, secondo gli accorgimenti operativo-professionali.

Dalla “diagnosi” alla “verifica delle PAD”
Come scrive Pesci in ripetute occasioni diversamente dal sanitario, il Pedagogista Clinico® non si limita alle singole manifestazioni o ad accogliere un’elencazione di sintomi, non si basa su sistemi di classificazione dei disordini secondo particolari rubriche, non si limita alla constatazione della gravità del deficit …; e si oppone alla frantumazione dell’uomo sezionato in disturbi, turbe, disabilità, paure o complessi, darilevare e classificare con un criterio teleologico-nosografico-classificatorio.
Il Pedagogista Clinico® ha il dovere di osservare, leggere, conoscere le Potenzialità, le Abilità e le Disponibilità (PAD), le caratteristiche psicofisiche e lo stile comportamentale della persona, muovere con una Verifica suffragata da una diffusa cultura tratta da una struttura epistemologica il cui impegno a favore dell’uomo è improntato a principi e prassi di rispetto che rispondono con concretezza alle sue esigenze. Il Pedagogista Clinico®   sa che per aiutare la persona occorre conoscerla, prendere coscienza e tener conto di tutte le sue esigenze, eseguire una verifica seria e sistematica che richiede uno studio complesso, integrale e globale. Un momento conoscitivo realizzato in un clima simpatetico in modo tale che la persona possa offrire in lettura le caratteristiche psicofisiche, lo stile comportamentale, le capacità acquisite e quelle potenziali. Una verifica delle PAD, ovvero di quegli aspetti “positivi”, capaci di descrivere l’individuo secondo un’ottica “prossimale” (cfr. Vygotskij), orientata al futuro, e individuare le aree di educabilità della persona, cioè quegli aspetti che in un processo globale di sviluppo possono essere più di altri “tratti fuori” attraverso modalità educative che, come tali, implicano una dimensione relazionale di “simpatia”.
La verifica delle PAD si svolge lungo un percorso che prevede l’Accoglienza, l’Analisi Storica Personale e una un’espansione conoscitiva sostenuta da complesse analisi.

Analisi Storica Personale Vs anamnesi
L’Analisi Storica Personale (ASP) è il rac­conto della storia di vita di un individuo, la rilevazione delle transizioni principali del suo sviluppo, degli eventi significativi e le rea­zioni ad essi. Un racconto da cui poter riassumere ogni con­dizione di vita e capire come l’agio e il disagio prodotto abbiano influenzato il suo modo attuale di vivere e di agire. Tale Analisi è l’occasione di un incontro, di uno scambio svi­luppato in una situazione di uguaglianza in cui si im­pone l’abilità nella decodifica di ogni comu­nicazione, utile per raccogliere notizie anche per mezzo di messaggi silenziosi che rivelano e svelano ciò che altrimenti può essere taciuto, la lettura dei contenuti dell’espressione categoriale verbale, dell’azione ed espressione non verbale che possono ben avviarci alla conoscenza. Analisi condotta in antitesi ai metodi autoritari che consolidano l’anamnesi, senza i criteri dell’inchiesta, che troppo risente della condizione di valutazione e di esame e neppure dell’intervista in cui vengono presentate le domande con prelievo di informazioni, secondo un ordine prestabilito da particolari rubriche. La persona in questo importante processo deve essere aiutata ad approfondire e ampliare le sue conoscenze per svelare la propria verità e sviluppare i propri confini, seguendo la disciplina del Reflecting. Un aiuto a riflettere che porta a essere essenzialmente attivi, disposti a interrogarsi e ad ascoltarsi con attenzione e rispetto, disponibili a scandagliare per vedere e scoprire le trame segrete, le leggi d’affinità, di trasmissione, le analogie, le influenze, le relazioni, le risonanze, il gioco degli istinti, le radici delle abitudini, le catene della memoria. Fare chiarezza su ciascuno degli indici referenziali della biografia, penetrare e sostare su aspetti il cui contenuto può riguardare ciò che la persona sa, che ha fatto o conta di fare, che pensa o sente, crede, spera, ammira, teme o biasima, e con quale intensità. Questo lo spirito con cui potrà essere aiutata a soffermarsi sul proprio sviluppo, sugli antecedenti familiari, sulle condizioni generali circa il livello socio-economico e culturale, la qualità delle relazioni sociali, il modo di vita, le caratteristiche inscritte nel patrimonio personale, l’insieme delle relazioni, delle risonanze affettive, tante occasioni di conoscenza che permetteranno di strutturare interventi di aiuto finalizzati.

Processi di analisi
Durante la formazione i Pedagogisti Clinici attualmente apprendono le modalità per proporre e leggere nello specifico un insieme di molteplici processi di analisi rivolti a particolari aspetti della persona: Analisi dell’autonomia e coscienza di sé, Analisi dell’espressività grafica e cromatica, Analisi delle abilità espressivo verbali, Analisi dell’espressività motoria, Analisi delle abilità e disponibilità ad apprendere (Grafia, Scrittura, Lettura, -Matematica), Analisi delle manifestazioni ansiose e depressive, Analisi sul Self-concept, Analisi sul riadattamento sociale, Analisi delle abilità nell’organizzazione grafo-percettiva, Analisi delle abilità mnestiche, Analisi dell’attenzione e faticabilità, Analisi sulla maturità logica, Analisi delle capacità intellettive, Analisi del pensiero creativo, Lettera di presentazione di sé.

L’utilizzo del Metodo Reflecting®
Una precisazione investe anche l’uso del Metodo Reflecting® in Pedagogia Clinica.
Attraverso forme comunicative prevalentemente, ma non esclusivamente, non verbali il Metodo Reflecting® si rivolge a persone, coppie, gruppi per promuovere una riflessione circa i loro modi di affrontare alcuni eventi di vita e per sviluppare una evoluzione positiva. I tre pilastri su cui si fonda la teoria della tecnica del Reflecting® sono il silenzio (non soltanto nello stare in ascolto, ma l’uso attivo del silenzio come modalità comunicante), la parola (il cui uso è parcellizzato tanto da essere definibile come “attrice non protagonista”) e la comunicazione non verbale (non soltanto letta, osservata, ma usata intenzionalmente per veicolare stimoli).
Il Metodo Reflecting®, che ha una matrice educativa di riferimento, rappresenta una modalità usata dal Pedagogista Clinico® in tutte quelle occasioni di scambio comunicativo con l’altro, ma è anche un mezzo che, a partire dall’adolescenza, con singoli, coppie e/o genitori e gruppi può essere usato in modo preminente rispetto ad altri metodi. Nel contesto di ridefinizione del modus operandi che oggi siamo chiamati a fare è bene precisare che il Metodo Reflecting® è un metodo ausiliario all’intervento pedagogico clinico, pertanto solo con i gruppi può essere usato senza ulteriori metodi a corredo. Ciò ha una duplice importanza, una che riguarda più propriamente il professionista, l’altra che riguarda l’utenza: in entrambi i casi l’utilizzo congiunto di tale metodologia con altre complementari consente di rimarcare (soprattutto quando si lavora in uno studio privato) una differenza anche operativa con altri professionisti, alcuni dei quali riconosciuti, magari in maniera riduttiva e semplicistica, come esperti dell’arte della parola e del colloquio. Ciò è tanto più vero considerando che tale metodo non è esclusivo della professione di Pedagogista Clinico®, ma può essere usato, se opportunamente conosciuto e qualora se ne possieda autorizzazione, da diverse figure professionali, ognuna delle quali è chiamata ad inserirlo nella propria cornice di riferimento.

Conclusioni
Una volta messi in evidenza i punti cardine del “divenire” della Pedagogia Clinica è facile considerare che i cambiamenti semantico-lessicali e gli accorgimenti operativi raccontano una storia di impegno costante nel mantenimento di correttezza scientifica e rispetto dei confini professionali. Una storia dalla quale si capisce che a differenziare l’educazione dalla sanità, professioni sanitarie e professioni socio-educative, non sono tanto e soltanto i metodi che si utilizzano, anche se questi sono esclusivi, coperti da marchio registrato e appartenenti ad un “pacchetto” completo e sufficientemente esaustivo, bensì sono gli obiettivi che ci si pongono e l’epistemologia che sostiene le modalità per raggiungere tali scopi.
Quanto esposto è solo il cambiamento più evidente di un sapere scientifico, quello che più facilmente ciascun professionista può sentire sulla propria pelle, un mutamento che non si può arrestare qui e che anzi deve accompagnare i prossimi decenni cogliendo da essi le sfide e le opportunità che differenti modi di costruire il sapere scientifico e le professioni attualmente operanti nell’ambito dell’aiuto alla persona potranno mostrare, poiché una professione che sa cambiare e sa mettersi in discussione è più viva e vitale di una che crede graniticamente in se stessa e si contenta della (in-)certezza di esistere nel modo in cui ora si mostra.

Guido Pesci
Simone Pesci