Progetto, nascita e sviluppo del bambino: dalla parte del bambino

di Giuseppe Talamucci

 

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Il progetto di genitorialità, la nascita biologica e lo sviluppo del bambino, mi hanno portato, in un articolo precedente (vedi n. 11 della rivista), a fare alcune riflessioni in merito all’“attesa” nell’ottica dei futuri genitori. Ora, invece, è utile porre l’attenzione al modo in cui essa viene vissuta dal bambino, entrando con rispetto in quell’“appartamento” accogliente, protettivo, contenente, in cui si svolge la sua vita per nove mesi: l’utero materno. Osserveremo così come gradualmente da un’unica cellula si arriva ad un essere maturo pronto ad affrontare la vita extra-uterina. Comprendere questi avvenimenti, e portarli a conoscenza dei genitori, può essere utile per favorire fin dall’inizio l’attaccamento, in un progetto di aiuto più vasto nei programmi di preparazione alla nascita.

Mentre i due genitori vivono l’attesa più o meno tranquillamente, oppure talvolta con paure, ansie, solitudine, frustrazioni, ed elaborano le loro fantasie, il bambino vive una sua vita autonoma, seppure strettamente dipendente da quella materna e, in modo più allargato da quella di ambedue i genitori. Quando essi ancora non sanno di essere in attesa di un figlio, questi inizia a vivere; non si vede, ma c’è.

È dalla nascita biologica alla fine della terza settimana (periodo blastemico) che i genitori vengono a sapere di essere in attesa di un bambino, il quale nel frattempo ha già superato la fase iniziale della sua vita intra-uterina. Ed ecco che nascono le reazioni più diverse: di accettazione, gioia o, talora drammatiche, di disperazione. È in queste situazioni che il Pedagogista Clinico® può intervenire.

Avvenuta la fecondazione, ossia la penetrazione di uno spermatozoo all’interno di una cellula uovo, i pronuclei maschile e femminile si fondono e si forma così una nuova cellula che si chiama zigote.

Questo contiene in sé le potenzialità progettuali del nuovo essere umano, che è codificato con il materiale genetico di entrambi i genitori. In questo programma di crescita è già determinato, per esempio, l’ovale del volto che avrà il bambino, il colore dei capelli, la statura adulta, l’età in cui terminerà la sua crescita, l’età in cui la bambina avrà la sua prima mestruazione. Questo programma genetico, può realizzarsi completamente oppure no. Dalla fecondazione alla fine della crescita, il bambino è sottoposto ai fattori ambientali: alcuni favoriranno il suo sviluppo, altri invece agiranno in senso perturbante, altri ancora non avranno alcuna influenza.

La fecondazione e la fusione dei due pronuclei con la formazione dello zigote, avvengono nel terzo esterno della tuba. Nei giorni successivi lo zigote migra verso la cavità uterina e subisce una serie di divisioni cellulari fino a raggiungere lo stadio di morula. A questo punto il piccolo agglomerato di cellule provenienti dalla cellula uovo fecondata, subisce una serie di metamorfosi che gli consentono di svilupparsi gradatamente in un bambino dotato di un cuore, un cervello e poi di intelligenza.

Le cellule si moltiplicano rapidamente arrivando allo stadio di blastocisti. Per un paio di giorni la blastocisti fluttua nella cavità uterina alla ricerca di un punto cui ancorarsi. Ciò avviene alla fine della prima settimana dalla fecondazione; inizia a svilupparsi la placenta. Avvenuto l’impianto, si avvia il processo di differenziazione dell’embrione che dà luogo alla formazione di tre distinti foglietti embrionali (endoderma, ectoderma e mesoderma) dai quali deriveranno in varia successione tutti i tessuti e gli organi del bambino. La comune origine della cute e del Sistema Nervoso dall’ectoderma, è la ragione per cui alcune malattie genetiche, chiamate malattie neuro-cutanee o facomatosi, hanno evidenze patologiche a carico, sia della cute che del Sistema Nervoso (sclerosi tuberosa, malattia di Sturge Weber, neurofibromatosi…).

Nei primi tre mesi della vita prenatale (periodo embrionario) ha luogo l’organogenesi, ovvero la formazione di tutti gli organi del corpo. Alla fine di questo periodo il bambino ha un cuore che batte, dei muscoli che si contraggono, un intestino capace di assorbire liquidi, delle fibre atte a condurre impulsi nervosi.

Date le caratteristiche dei primi tre mesi, le interferenze sulla crescita avranno gravi conseguenze perché agendo sulla formazione degli organi, possono produrre malformazioni, soprattutto in organi sensibili come il cervello e il cuore.

Il cuore comincia a pulsare intorno al venticinquesimo giorno di vita. Al ventottesimo circa fa la sua prima apparizione il futuro cervello come struttura riconoscibile: la parte terminale anteriore del tubo neurale presenta un’espansione globulare che successivamente si divide in due espansioni laterali rappresentanti l’inizio dello sviluppo dei due emisferi cerebrali.

Nel corso del secondo mese fanno la loro comparsa gli abbozzi degli arti superiori e poco dopo quelli degli arti inferiori.

Dalla formazione e lo sviluppo degli arti, il bambino inizia ad esprimersi con movimenti rapidi, interessanti l’intero corpo che cambia la sua posizione nella cavità amniotica, o piccoli, probabilmente degli arti, che non creano modificazioni della posizione nel sacco gestazionale.

Questi movimenti (lente contrazioni, calci improvvisi, piccoli colpi ritmici) sono percepiti dalla madre, tra la sedicesima e la ventunesima settimana.

I piccoli colpi ritmici si susseguono con una frequenza costante dal quinto al nono mese di gravidanza: i calci improvvisi aumentano fino al settimo mese e poi diminuiscono.

Sempre nel secondo mese compaiono gli organi genitali interni: le cellule sessuali primitive si trasformano nelle gonadi, ancora indifferenziate. La differenziazione della gonade in senso maschile o femminile dipende essenzialmente dal sesso genetico (XX, XY). Invece l’evoluzione morfologica degli organi genitali esterni dipende in gran parte da influenze ormonali. È il testosterone prodotto dalla gonade maschile (testicolo), a determinare la comparsa di un abbozzo genitale di tipo maschile, mentre se la gonade si è differenziata in senso femminile (ovaio) la mancanza di secrezione di ormoni dà vita ad un apparato genitale morfologicamente femminile.

Alla nona settimana, la crescita del cranio, lo sviluppo del volto e degli occhi, la diminuzione della curva cervicale e dell’estremità caudale conferiscono un aspetto umano.

Durante i primi tre mesi di gravidanza, alla fine dei quali il bambino misura solo dodici centimetri, molte mamme aumentano di peso – ciò dipende da una maggiore assunzione di cibo per il falso convincimento di dover mangiare per due o da fattori emozionali – o dimagriscono a causa del vomito ripetuto.

È quindi evidente che in questa fase dell’attesa può rivelarsi utile un aiuto pedagogico clinico essenzialmente rivolto alla donna, per ridurre l’eccessivo ricorso al cibo e abbassare il livello di ansia, affinché possa continuare la sua vita normale.

Solo dopo questo periodo il peso della madre cresce in relazione all’aumento ponderale del bambino, e può arrivare fino a 8-13 kg durante tutta la gravidanza.

L’aiuto pedagogico clinico dopo i tre mesi può mirare all’accettazione da parte della donna del nuovo sé corporeo e alla rimozione nella coppia della frustrazione che può derivare dalla modifica del corpo e dal cambiamento delle abitudini sessuali. L’intervento di aiuto è dunque rivolto a favorire la disponibilità nello scambio dialettico corporeo.

Al quarto mese il bambino è già perfettamente formato nonostante pesi solo circa 250 grammi e misuri dai 20 ai 25 cm. Comincia la sua crescita dimensionale dovuta allo sviluppo degli organi già formati e inizia la sua vita di relazione per mezzo di esperienze senso-percettive, risposte motorie e movimenti di rotazione. Gli stimoli provenienti da una fonte emittente vengono ricevuti e ad essi risponde per mezzo del movimento, a conferma del principio che è alla base della comunicazione umana.

Il piccolo diventa curioso e comincia ad utilizzare il tatto; si possono osservare i primi atti di deglutizione del liquido amniotico e di suzione; inizialmente quando le mani toccano la bocca, la apre ma gira la testa dall’altra parte; più tardi ruota la testa verso le mani, mette il dito in bocca e infine lo succhia. Tocca il cordone ombelicale, la parete uterina, abbozza movimenti di prensione e assume curiose espressioni del volto.

I rumori interni provenienti dai borborigmi intestinali e dal polso placentare della madre vengono percepiti dal bambino; lo stimolo uditivo rappresentato dal polso placentare lascia una sua memoria e il lattante lo riconosce e si calma quando viene appoggiato, durante la poppata, al seno sinistro, cioè dalla parte del cuore. Gli stimoli rumorosi esterni sono percepiti con due modalità diverse di risposta: i suoni a bassa frequenza tendono ad inibire i movimenti, mentre i suoni ad alta frequenza li aumentano. Il piccolo è sensibile al dolore e l’attività è maggiore quando la madre è sottoposta a stress emotivo o fisico.

Il Pedagogista Clinico con adeguati metodi e tecniche, tra cui la Musicopedagogia®, può intervenire oltre che per vincere lo stress della madre o la sua stanchezza, anche per modulare l’attività motoria del bambino.

Durante l’ultimo periodo di gestazione il piccolo è in grado di percepire la luce e di cogliere gli stimoli luminosi che passano attraverso la parete uterina e il liquido amniotico. Quelli molto intensi fanno aumentare i suoi movimenti.

Dalla ventottesima settimana si alternano periodi di sonno tranquillo, di sonno attivo e di veglia. Contemporaneamente possono essere evidenziati dei rapidi movimenti oculari al di sotto delle palpebre chiuse, interpretabili come primo indice di attività onirica.

Quando la gravidanza volge al termine, l’attesa termina per entrambi i protagonisti: i genitori e il bambino.

Quest’ultimo ha organizzato gli strumenti senso-percettivi (tatto, vista, udito) con cui processare e selezionare attivamente le informazioni sensoriali che gli giungono dall’ambiente. La sensibilità cutanea gli permette di soddisfare il suo bisogno di contatto e di calore, la percezione visiva orienta la sua attenzione verso il volto umano, quella uditiva gli consente una risposta selettiva ai suoni caratteristici del linguaggio. I pattern motori (la reazione di sostegno e la deambulazione automatica) lo aiutano a venire al mondo e perdurano per un paio di mesi dopo la nascita.

Una volta nato il bambino, sta all’adulto interagire e attuare con lui il meccanismo di attaccamento. Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 13/2005)

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