prova

Le basi teoriche dell’ortopedagogia rimandano ad un lontano passato, precisamente al 1800, anno in cui Jean Marc Gaspard Itard iniziò ad impegnarsi intensamente al recupero di un giovane, Victor, descritto come “uno strano essere subumano: incapace di parlare e comprendere il linguaggio degli uomini, abituato a nutrirsi di ghiande e radici, ignaro di ogni usanza civile”.
All’Itard è seguita l’opera preziosa di Eduard Séguin, tradotta in un metodo per il recupero degli idioti, cui faranno seguito il metodo didattico del Montesano e quello per l’educazione dei deficienti di Sante De Sanctis, esposto in un libro (L’educazione dei deficienti, Vallardi, Milano, 1915) dedicato “alle persone che amano la scienza anche quando essa reclami umili mansioni; a quelle che sentono la simpatia anche pei fanciulli brutti, molesti, viziosi, ottusi e inconsapevoli del bene che ne ricevono”. Tali metodi rappresentavano modalità afferenti alla pedagogia emendativa a cui farà seguito la pedagogia differenziale e, nei paesi dell’Est, la difettologia.

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