Relazioni in …gioco” con gli ospiti della struttura “Dono di speranza” Corato (BA)

Considerazioni socio-demografiche sull’invecchiamento
Risulta di particolare importanza la valutazione dei recenti dati statistici: gli ultrasessantacinquenni cresceranno del 200% entro il 2050; nel frattempo, la popolazione tra i 15 e i 64 anni crescerà del 16% e il gruppo inferiore ai 15 anni solo del 5%.
La crescita maggiore riguarderà gli ultraottantenni che aumenteranno del 400%. Sappiamo inoltre che in questo scenario l’Italia è il paese con il maggior numero di over 65, e lo sarà anche nel 2050. E questa è una conquista. Il problema è che le statistiche dicono che gli italiani ormai passano gli ultimi quattro anni della loro vita nella non autosufficienza. La sfida è contenere la crescita dei bisogni con una efficace lotta preventiva all’invecchiamento patologico e alle malattie età-associate per migliorare la qualità della vita dell’anziano. Adesso che stiamo assistendo alle prime conseguenze riguardanti l’invecchiamento della popolazione, sorge la necessità di riflettere maggiormente sulla funzione preventiva degli interventi d’aiuto al fine del miglioramento della qualità della vita nelle fasce d’età più a rischio.
Spesso è possibile notare che molti anziani (ma anche meno anziani) non riconoscono e/o non riferiscono la presenza di disagi psico-sociali, mentre enfatizzano la sintomatologia fisica, spesso dolorosa, come unico problema. Pertanto, tale condizione si traduce nella mancanza di partecipazione e nel calo di motivazione e inevitabile passività; la perdita di contatti sociali provoca isolamento, depressione e senso di inadeguatezza. Si viene a creare, dunque, per la persona fragile, un vero e proprio circolo vizioso che può condurre il soggetto verso lo stato di non autosufficienza. Si ribadisce, quindi, la valenza preventiva dell’intervento d’aiuto poiché il mantenere la capacità di autonomia nelle attività di vita quotidiana è fondamentale per gli anziani e contribuisce al loro senso generale di benessere emotivo. Da ciò viene spontaneo e doveroso porsi alcune domande: Nei prossimi decenni la nostra società avrà i mezzi per mantenere un numero crescente di anziani in condizioni di malattia e di dipendenza che graveranno sui bilanci pubblici? Ci saranno nel contesto della struttura sociale le condizioni perché si possa davvero prefigurare un aiuto agli anziani degno di questo nome? Ci saranno le condizioni culturali e sociali perché la nostra società consenta di organizzare adeguatamente la crescente domanda di aiuto alla persona? Tutti quesiti, questi, che restano aperti, ma siamo convinte che nessun pessimismo caratterizza la nostra professione di pedagogisti clinici, perché essa possiede gli strumenti umani, culturali, scientifici ed organizzativi per affrontare anche le sfide più drammatiche.

Motivazioni pedagogico-cliniche del progetto
L’anziano spesso vive in situazione di disagio per una perdita anche parziale della propria autonomia, mostrandosi poco reattivo agli stimoli, ricoprendo il ruolo di assistito e bisognoso di sostegno. “L’agire” del Pedagogista Clinico® si sostanzia nella capacità di comprendere ed assumere il punto di vista dell’anziano, di mettersi in sintonia con le sue modalità di comunicazione, di saper rispondere in modo appropriato alle sue richieste ed aspettative di avvicinamento e verifica, in itinere, l’adeguatezza della risposta. Per contrastare sofferenza, rassegnazione e depressione occorre alimentare nella persona anziana il senso della vita, mentre la si accompagna lungo un percorso rivolto a trasmettere piacere, speranza, ma soprattutto desideri  di vivere.
Il Pedagogista Clinico® mira a sollecitare nella persona esperienze che le consentono di esprimere le potenzialità creative, il proprio mondo interiore e valorizzare la dimensione artistica, creativa e spirituale, stimolando la memoria, risvegliando la curiosità e sollecitando la capacità di comunicare.
Fondamentale per l’anziano è lo sviluppo di una buona autoregolazione, cioè l’abilità di modulare le proprie azioni in funzione di valori, scopi e benessere personali. Sono di conseguenza chiamate in causa le capacità meta cognitive, l’autosservazione, autovalutazione e gestione di emozione e impulsi. L’autoregolazione e l’autonomia sono senz’altro fattori determinanti per la qualità della vita di una persona. È proprio partendo da queste svariate considerazioni che si è deciso di proporre il progetto pedagogico clinico “Relazione in gioco” presso la struttura per anziani “Dono di speranza” – Corato (BA).
Un percorso che si è snodato dal mese di ottobre al mese di dicembre con un incontro di un’ora e trenta una volta a settimana. Gli ospiti sono stati selezionati in base alle rispettive abilità residue. Gli Obiettivi inseguiti sono stati quelli di stimolare la memoria, migliorare le relazioni interpersonali (tra gli ospiti e con il personale della struttura), mantenimento delle abilità cognitive di base, migliorare la percezione sensoriale, potenziare le capacità attentive, stimolare l’orientamento spazio-temporale, l’autonomia, e nutrire l’autostima.

Setting
Il luogo in cui effettuare le attività risulta di enorme importanza.   La struttura, pur non disponendo di grandi spazi, è riuscita a mettere a disposizione un’ampia rientranza del corridoio, che, a seconda delle attività proposte, veniva adeguata con materiali occorrenti (come ad esempio il tavolo centrale rotondo che permette la “circolarità”). Tale spazio è divenuto un ambiente familiare, rilassante, lontano da stimoli esterni distraenti. Di fondamentale importanza l’espletamento dell’attività sempre nello stesso giorno della settimana, perché l’ospite potesse conservare un orientamento temporale costante.

Descrizione di alcune attività e modalità operative
Ogni incontro ha, in alcune sue parti, una sua struttura “rituale”.
Nel momento dell’accoglienza (di fondamentale importanza), per esempio, viene dato il benvenuto a tutti i membri del gruppo a uno a uno, chiamandoli per nome e attivando ogni volta un’attività differente. Inoltre si sottolinea la fascia temporale nella quale ci si trova (analoga cosa viene fatta nell’annunciare l’incontro successivo). Si passa poi alle attività programmate riferibili di volta in volta ad uno o più punti previsti negli obiettivi. In un gran numero di attività si cerca di attivare la reminescenza, stimolando i ricordi passati, condividendoli con il gruppo. Per fare ciò si sono utilizzati proiezioni audio / video di “pezzi” adeguatamente selezionati nella considerazione dell’epoca storica vissuta dagli ospiti. Inoltre ci si è cimentati con il potenziamento della memoria olfattiva, preparando barattolini contenenti svariati odori. Tutto ciò, presentato come “gioco a squadre”, ha avuto anche la finalità di migliorare gli aspetti emotivi-relazionali. Molto gradita agli ospiti e stimolante è risultata l’esperienza derivata dalle sollecitazioni tattili che hanno rivitalizzato e divertito in particolare gli ospiti ipovedenti e ipoacusici. Dovendo operare nel periodo prenatalizio si è pensato al potenziamento delle abilità domestiche con attività di rievocazione delle preparazione di cibi, della tavola, delle tradizioni locali legate alla festa, compresa la lettura di testi in vernacolo che raccontano tali aspetti in, maniera vivace e motivante. Attivati da tali stimoli, non sono mancati i racconti personali.  Momenti, questi, di rilevante importanza, poiché si è promosso il riconoscimento delle emozioni altrui e il conseguente adeguamento del proprio comportamento, modulandosi agli altri e alla situazione. Tante sono state le attività di prassia costruttiva e quelle di movimento con la musica. Da quanto descritto, è facile desumere che l’uso dei metodi applicabili che il Pedagogista Clinico® possiede come “prezioso corredo” è stato vario e articolato: Edumovement®, InterArt®, Memory Power Improvement®, Discover Project® che ha particolarmente favorito esperienze corporee di contrazione e decontrazione muscolare oltre che la presa di coscienza di sé. Infine, analizzando la modalità organizzativa del progetto, si ritiene che la presenza negli incontri di alcune figure operanti nella struttura affiancate alle due pedagogiste cliniche oltre che a favorire il passaggio di informazioni e di collaborazione tra le varie figure professionali, abbia migliorato gli aspetti relazionali tra ospiti e personale operante. Conclusioni Nel corso dei vari incontri, si sono messi in rilievo i punti di forza dell’anziano allo scopo di aumentare la sua autostima, ottimizzando le potenzialità di ognuno e rafforzando le relazioni interne al gruppo (comprese le figure degli operatori professionali della struttura). La partecipazione del gruppo è stata continuativa, il clima sereno e collaborante. In riferimento all’inizio si sono riscontrati alcuni atteggiamenti di opposizione e si sono registrati apatia, vocalizzazioni, ridotta attenzione nello svolgimento delle attività; nello scorrere degli incontri, tali aspetti si sono visibilmente attenuati, gli ospiti hanno sempre portato a termine le attività, c’è stato un aumento nel livello di attenzione, stimolazione della memoria a lungo termine, riconoscimento di brani musicali e di testi delle canzoni, non sono emersi stati di agitazione e irrequietezza. Inoltre gli operatori hanno riferito che gli ospiti hanno sempre atteso con impazienza il venerdì (giorno previsto per gli incontri). Nel prosieguo di tali progetti si auspica un maggiore coinvolgimento dei familiari in modo da far loro visionare elaborati, foto, video e per poter avviare un proficuo confronto che possa contribuire ad appianare le problematiche vissute giorno per giorno.

Rosaria Di Gennaro
Pedagogista Clinico® 
Maria Giacinta Tarricone
Pedagogista Clinico®