Riflettere per fecondare pensieri e azioni

di Guido Pesci

 

Il Reflecting® è una disciplina che riconosce alla persona una riserva di forze, di energie e di potenzialità, spesso sopite, che aspettano di essere rintracciate per fecondare pensieri e azioni e farli diventare realtà. È una scienza sostanziata da principi e modalità che sollecitano l’individuo a riflettere su di sé e trovare nelle proprie risorse personali le risposte per innalzare l’edificio della propria personalità, promuovere lo sviluppo di abilità e disponibilità, raggiungere nuovi equilibri.

La persona viene aiutata a riflettere e a trovare in se stessa, da se stessa, con l’esplorazione interiore, l’opportunità di far affiorare dai ricordi del passato, le tante percezioni indefinite per poter dare loro una conformazione autentica. Un paradigma pedagogico che, disgiunto dai cristallizzati criteri di intervento terapeutico, propone un’identità aperta su cui poggia la logica della libertà che alimenta i criteri di rinnovamento del Reflecting.

I risultati degli interventi confermano con ampia eco che l’investimento sulle risorse della persona, perseguito da questo metodo e sostenuto dal patrimonio della pedagogia attiva, offre immense possibilità per aiutarla a gestire le proprie difficoltà e i propri disagi, a promuoversi per realizzare un sostenuto progetto di integrazione.

Le opere scritte che avviano alla conoscenza del Reflecting sono ormai un buon numero e da esse è possibile apprendere che “solo una molteplicità di stimoli può realmente produrre nella persona la forza e il desiderio di interrompere il circolo vizioso che alimenta la persistenza del problema e di aprire la strada al cambiamento. Responsabile di questo impegno è il Pedagogista Clinico®, specializzato nel mettere in pratica il metodo, egli è colui che non fa né insegna, si limita a stimolare la persona affinché promuova idonee riflessioni sul proprio essere e sul proprio esistere e a raggiungere una personale adeguatezza nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi” (Pesci, Pesci, Viviani, 2003, pp. 7-8). Iniziare un lavoro di riflessione su se stesso, porta un accrescimento della consapevolezza, dell’autostima e dell’indipendenza nell’individuo, gli schiude una realtà più ampia e più profonda, lo conduce a intraprendere una sfida nel presente per un futuro da lui scelto che lo vede protagonista. “La riflessione è un caleidoscopio di pensieri che illumina la mente, che crea chiarezza, un processo di traduzione, di riconoscimento, che permette alle domande di emergere, di fare una lettura di quel diario delle insidie, di vecchie convinzioni, reazioni e paure che affiorano come barriere della propria personalità; è un lento processo di consapevolezza, di crescente coscienza dei sussurri interiori” (Pesci, 2005, p. 17).

Il Reflecting propone una Nuova Maieutica, contrapposta a quella socratica. L’esortazione “conosci te stesso” viene però pienamente soddisfatta da questa disciplina che mira a svegliare, sviluppare e organizzare nell’uomo l’azione della volontà, la coscienza e la padronanza di sé, il dominio delle circostanze e il superamento degli ostacoli. Nell’assolvere tale impegno ci si affida a una diversa architettura di pensiero e di azione, alla disciplina semiotica, a tutti i contenuti espressivi e comunicativi, siano essi linguistici, visivi, gestuali, posturali ecc. e a una molteplicità di canali informatori. Tante “occasioni per scoprire e distinguere le diverse tonalità affettive e i differenti stili di vita, nonché l’opportunità di interrogarsi per conoscere e riconoscere i significati complessi delle modalità con cui le esperienze di ciascuna componente possono averne modellato la personalità attuale” (Pesci, Viviani, 2008, p. 239).

Attraverso la riflessione sulla complessità, la pluralità di situazioni che costituiscono il tessuto su cui s’innesta l’esperienza, il sostare su ogni singolo evento che ha creato e crea una risonanza porterà pian piano al delinearsi di essa, a dar vita connessioni o intuizioni, rivelando, mediante una significante ricerca, gli aspetti più intimi per una nuova, diversa, comprensione. Un iter educativo, questo, che aiuta la persona a leggere la mappa del percorso da seguire per entrare in contatto con le proprie esigenze, rafforzare la consapevolezza individuale, possedere una volontà capace di condurre azioni in modo libero e responsabile.

Il Reflecting contrasta con ogni tentativo di dominare e dirigere la vita dell’uomo, adducendo per questo anche un riconoscimento a quanti nella storia hanno implorato: “Non darmi consigli!!! So come sbagliare da solo!!” e a chi ha sostenuto che non si può insegnare qualcosa a un uomo, ma solo aiutarlo a scoprirla dentro di sé.

Il metodo è sicuramente originale e alternativo e, senza reticenze, si può affermare che segue un criterio inteso a favorire costantemente la ricerca e portare appaganti modificazioni nella pratica che, sostanziata da principi pedagogici, non può favorire confusioni conflittive.

Stare in relazione con una persona che deve essere aiutata a intraprendere un percorso esplorativo, vincere le resistenze, parlare di sé, esporre ogni sua elaborazione e analisi per scoprire progressivamente e confrontarsi con i propri conflitti, i propri impulsi, le proprie difese e motivazioni per la conquista di una personale maturazione e di un conseguente equilibrio, richiede una provata capacità professionale qual è quella del Pedagogista Clinico. Questo professionista, sostanziato dai principi del Reflecting, è in grado di esprimerla in ogni occasione di dinamica relazionale, non solo con singole persone, ma con coppie, famiglie, gruppi, all’interno di un setting, contribuendo così alla soluzione dei problemi riguardanti i rapporti interpersonali e sociali. Il Pedagogista Clinico con la sua acquisita abilità aiuta l’individuo a riflettere e a partorire la propria verità, a decifrare quel geroglifico, apparentemente inintelligibile, del suo passato e del suo presente, premessa per liberarsi dalle inquietudini, dalle concezioni confuse che lo ottenebrano e lo sviano. Per accompagnarlo nella riflessione e nel distinguere da se stesso ogni aspetto dell’universalità che gli appartiene, questo professionista ne tutela la libertà utilizzando occasioni-stimolo tra cui la parola, non più strumento per persuadere, rassicurare o dare consigli, ma per favorire l’espansione delle potenzialità e delle capacità, sviluppare i pensieri e farli divenire idee-forza.

L’uso della comunicazione verbale nel veicolare le sollecitazioni alla riflessione, visti i risultati di quanti hanno abusato e abusano in ogni modo del linguaggio parlato, ha suscitato nel Reflecting una preoccupata attenzione. Le parole sono imprescindibilmente presenti sullo sfondo generale della comunicazione, ma occorre farne un uso consapevole ed efficace. La fruibilità dei mezzi verbali è molto difficile, non solo perché richiede di badare all’argomento, alla rapidità, alla precisione e al “canale” adottato nei confronti dei “riceventi”, ma perché è necessario trovare, tra le parole, quelle che veicolano nel modo più appropriato il senso della sollecitazione che vogliamo esprimere. È questa complessità che induce da sempre a preoccuparci sul mezzo multiforme e complesso del linguaggio con il quale gli uomini influiscono l’uno sull’altro e che nel Reflecting deve essere soltanto motivo di azione per stimoli alla riflessione.

In questi anni abbiamo fatto molto, la ricerca non ha trascurato quanto una persona reagisca alle parole di significato comune, al valore simbolico, alla somiglianza del suono di una parola con quello di un’altra o alle olofrasi; ha posto attenzione ai fenomeni della lingua nella loro flessione, nella sintassi e nei valori semantici, riconducibili all’analisi morfologica, all’antagonismo tra regole e libertà, regolarità e arbitrii e pure all’importanza che assumono il senso e il non senso della frase, le chiacchiere e le banalità. È stata annotata l’influenza che può avere sulla persona una frase “monoreme” rispetto a una costruita con più parole, sono stati rilevati gli effetti dell’utilizzo della “giustapposizione”, del mettere insieme più proposizioni ed evitare così le congiunzioni e altresì si è indagato come impiegare in maniera idonea le congiunzioni coordinanti o avversative (“e”, “ma”) che possono offrire l’opportunità di pause e sospensioni.

L’obbligo per il Pedagogista Clinico di assumere la capacità di utilizzare le sfumature linguistiche che possono essere apprese soltanto avvicinando i vari nessi comunicativi fino a giungere a un appropriato uso del linguaggio verbale, come contenuto, struttura ed effetto e l’indagine indirizzata in tal senso non sono mai venuti meno.

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