Esperienza formativa e professionale di Pedagogista Clinico®. Appena laureata in Pedagogia alla giovane età di 21 anni, discutendo la tesi sperimentale di Neuropischiatria Infatile, felice del percorso di studio intrapreso all’università, ebbi fin da subito le idee sulla carriera professionale che avrei intrapreso: la libera professione rivolta ad un lavoro soprattutto di natura sociale ed educativa. Pur essendomi successivamente abilitata ed aver svolto l’insegnamento tramite concorso per la scuola primaria e dell’infanzia, rinunciai e tornai con determinazione nel mio percorso personale di formazione educativa e di lavoro sociale. Mi accinsi così a lavorare in un Centro Diurno per adulti diversamente abili. Il confronto con essi alla mia età, determinò un impatto immediato che scosse i miei dinamismi ed equilibri interiori, i quali invece di impaurirmi mi spronarono a reagire, a capire, a confrontarmi con disagi altrui che risultavano per un verso anche affascinanti. Da lì a poco misi in atto una serie di programmi educativi che riguardavano l’autonomia funzionale. Da pedagogista diventai coordinatrice di tutti i servizi per quei ragazzi (più grandi di me). Ho redatto dei manuali specifici per loro che avevano come caratteristica principale le immagini con riferimenti reali, le sequenze e gli strumenti da adoperare. Questo era ciò di cui avevano bisogno maggiormente insieme ad attività di stimolazione cognitiva, di recupero delle abilità residue e di possibili inserimenti sociali. Iniziai così a stilare un elenco per soddisfare i bisogni e le necessità. Lavorai nel tempo a settori curando per ciascun ambito specifici obiettivi a lungo e medio termine. Mi accorsi subito che i ragazzi pur essendo precedentemente scolarizzati, non possedevano quelle capacità necessarie per un armonico sviluppo della loro persona. Pur essendo piuttosto grandi, colmarono le lacune e riuscirono a seguire i miei progetti con ottimi risultati. Nessun campo fu tralasciato, compreso il gioco ed il divertimento in gruppo, nonché forme semplici di rappresentazioni teatrali, percorsi socio-affettivi tramite immaginazione ed i giochi di ruolo per esprimere liberamente il proprio sé. Identificarsi a volte o sconfiggere le proprie paure attraverso le emozioni. Particolare attenzione ed osservazione rivolgevo all’aspetto comportamentale, determinante per i ragazzi e di insegnamento per me. Io mi sono adeguata a loro in un lavoro reciproco di scambio e conoscenze attraverso esperienze. Questo racconto ho scelto di renderlo pubblico per far capire come certi percorsi possono aprire varchi e sovrastare ponti e a volte anche strutture mentali. Continuai ad istruirmi professionalmente sempre più convinta che la mia strada fosse questa e pertanto continuai gli studi frequentando il corso di diritto minorile per CTU al tribunale di Reggio Calabria. Diventai anche Mediatore Familiare e iniziai una specializzazione importante in Psicologia Di Consultazione presso Ateneo Pontificio “R.A.” di Roma. Da quel momento potei occuparmi di aiuto psicologico che mi permise dopo tante ore di laboratori svolti di osservare, capire, analizzare la struttura motivazionale della persona e la sua reazione cognitivo-comportamentale agli eventi e alle situazioni. Ciò insieme alle dinamiche di coppia e di lavoro svolto presso spazi di incontri genitori-figli con perizie che ho effettuato, mi hanno permesso di acquisire competenze per il singolo, per la coppia, e per la famiglia. Incominciai a lavorare in centri specifici di Mediazione Familiare e di Ascolto nella mia città; in entrambi i posti si presentarono situazioni varie e interessanti da risolvere che richiedevano tanta maturità negli interventi e nella responsabilità per esercitare il proprio ruolo. Decisi di continuare con qualcosa di attinente a quello che avevo appreso. Sentì l’esigenza di fortificare le mie conoscenze a livello analitico. Mi misi sul Web per vedere cosa avrei potuto aggiungere e venni a conoscenza del “Istituto Superiore per l’aggiornamento, ricerca e formazione Post-Universitaria delle Professioni per l’Esercizio alla Professione” meglio conosciuta come Pedagogia Clinica. Lessi qualcosa sulla tematica e mi incuriosì subito. Il riferimento per la mia città era la Dott.ssa Francesca Cartellà. La contattai subito e chiesi notizie in meito facendo tutte le domande del caso e capì che era pertinente al mio lavoro. Imparai quindi dei metodi brevettati dall’ente ISFAR e accreditati alla professione di Pedagogista Clinico® e dall’ANPEC. Il percorso di Pedagogista Clinico® permette di conoscere bene i fondamenti, i principi, le teorie su cui si fonda questa disciplina. Sono davvero contenta di aver intrapreso questo cammino sapendo quindi il grande contributo dato alla società definendosi Scienza a tutti gli effetti. Il Pedagogista Clinico® dà l’opportunità alla persona di provvedere a se stessa formando la sua libera espressione. Attraverso un’azione che va verso l’altro senza imporsi, poiché l’individuo è già persona inserita con altre nella società. È cellula sociale, così si può definire già presente in relazione con l’altro. La Pedagogia Clinica è quindi una scienza dinamica ricca di strumenti, rispettosa dell’altro favorendo la libertà di espressione, rendendo ogni individuo autore del proprio aiuto. La Pedagogia Clinica ha sempre guardato alla persona nella sua globalità, non ha mai centrato l’attenzione al solo deficit. Ha posto le basi dell’inclusività rispettando a pieno ritmi e tracce personali; attraversando un’attenta analisi delle potenzialità, abilità, e disponibilità ad apprendere. Pertanto non può mai essere paragonata a nessun’altra disciplina. Oggi tutti abbiamo infatti bisogno di tempo a qualsiasi età. Aprì un mio studio privato anni fa che continuo a gestire oggi soddisfatta del mio intero percorso svolto. È proprio vero che nella vita bisogna scegliere il bivio giusto con consapevolezza e determinazione. Io ci sono riuscita. La Pedagogia Clinica mi ha dato anche personalmente la capacità di vedute critiche e di pensiero strutturato che si è fuso alla riflessività e alla metodologia strategica che va al di là dei metodi e delle tecniche acquisite. Come ci ha insegnato il Prof. G. Pesci non dimentico mai la persona che ho di fronte a me in studio e mi metto in ascolto continuo, in osservazione ed accomodamento dei suoi tempi senza fretta e senza la smania di applicare conoscenze o rincorrere la persona. Tutto questo finora esplicitato e ciò che avevo intuito io vivendo la Pedagogia Clinica all’interno della formazione fatta, hanno reso la mia scelta sicuramente non diversa da quella fatta. Infine diventando anche Facilitatore in Mindfulness, quindi facendo applicare anche l’arte della consapevolezza di essere in ogni momento presente, ho ulteriori input da offrire in aiuto a ciò che già sapevo. Ultimamente grazie alla Pedagogia Clinica anche con gli anziani (o diversamente giovani, come è giusto oggi dire) applicando l’InterArt® in una casa di riposo. Sto ottenendo ottimi risultati
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