Salvatore Massimo Fazio

Tra i tanti dubbi dopo aver conseguito una laurea in Scienze dell’Educazione, presso l’ Università degli Studi di Catania, vi era quello del non capire cosa fare. Seppur ebbi a trovare un lavoro presso una struttura psichiatrica come animatore, mi ritrovai tra le mani un brochure trovata chissà dove, che motivava e spiegava la professione del Pedagogista Clinico®. Lessi pure che vi era la possibilità di seguire questa formazione nelle città di Palermo e di Catania, ma proprio quell’anno che mi ritrovai la brochure, ecco che non si teneva a Catania. Non mi scoraggia e iniziai il percorso su Palermo, seppur dopo poche lezioni abbandonai. Ebbi la possibilità di continuare a seguire le lezioni l’anno successivo che si riattivarono a Catania. Notevole l’impatto e l’interesse delle varie tecniche e degli strumenti che davano una marcia diversa nonché in più alla professione del Pedagogista o dell’Educatore. Seppur nascente da queste due citate, pensavo, la Pedagogia Clinica permetteva di migliorare il rapporto nei processi professionali che non si fermavano al solo supporto alla persona, quanto ad essere bene accolto anche dalle aziende che ricercavano con interesse ciò che poteva fare un addetto alle risorse umane, senza fermarsi a quello stile classico di colloquio, ma intraprendendo attraverso la proposta di alcune modulistiche la possibilità di “leggere” per cosa poteva ad esempio essere portato un candidato che volesse lavorare presso una azienda di qualsivoglia settore. La Pedagogia Clinica pertanto, era la marcia nuova in quella che per troppi secoli, utilizzando la metafora, ti permetteva di ingranare la sesta o la settima non tanto per correre, quanto per verificare l’importanza e la bellezza dello scoprire che le persone si sentivano, perché lo erano, aiutate in quelli he chiamavano problemi se non addirittura difetti. Ebbi modo, grazie ad una comunità per la quale lavorai di proporre alcuni strumenti acquisiti, fra questi quello che ebbe più successo fu il Reflecting che seppur durò poco, diede delle risposte non indifferenti all’utenza più timida, già in difficoltà per patologie psichiche dove l’abbassamento del tono dell’umore sembrava averla relegata in uno spettro di isolamento “necessario”. Oggi provo sempre a inserire dei progetti che non hanno avuto molto successo nel pubblico e l’idea di aprire uno studio privato mi ha spesso coinvolto e interessato, anche se ancora oggi non sono riuscito a decidere. La Pedagogia Clinica è importante e permette alla persona di non sentirsi emarginata anche nel lessario che viene utilizzato, si parla di persona (proprio nelle condizioni burocratiche e plurali rare volte si usa “utenza”), si parla in modalità che dia e restituisca l’origine della dignità della e alla persona. Questo è il passo in più che molte discipline di supporto non usano perché valutano di poca importanza.