Scuola secondaria e cultura della cittadinanza attiva

di Giuseppina Calia

 

Sulla Scuola si concentrano legittimamente le aspettative della collettività riguardo alla messa in atto di tutte quelle strategie pedagogiche che consentano di tradurre i processi formativi in validi percorsi di esplorazione dello scibile e di espansione di una dimensione civica solidamente ancorata ad una consapevole adesione valoriale.

Intanto, la efficacia della strategia educativa, spesso semplicisticamente ricondotta a impostazioni paradigmatiche rigide e cristallizzate, non può prescindere dalla qualità del sostrato relazionale, non può eludere l’importante dimensione della comunicazione come tessuto connettivo primario sul quale innestare saperi, competenze, conoscenze, abilità; di qui la necessità di cogliere la centralità dello “stare in relazione” in una condizione di ascolto attivo rispetto alla realtà dell’altro, che conduca a tradurre euristicamente la complessità del dato umano in significativi percorsi di crescita.

Di conseguenza, gli espedienti educativi non possono costituire un dato eteronomo rispetto alla persona del docente, poiché la sua dimensione di autorevolezza si costruisce nel coraggio di essere sé stessi, nell’autenticità della comunicazione, nel rispetto della dignità dell’alunno, nella qualità del rapporto docente –discente, oltre che nel possesso di conoscenze epistemologiche, di competenze metodologico –didattiche e di capacità gestionali, insomma una polivalente dimensione deontologica sulla quale poter innestare una rassicurante quotidianità scolastica che si nutre di gesti, azioni, esempi e comportamenti. Da ciò l’opportunità di riflettere sulla reale aderenza della professionalità docente ad una dimensione di autocritica come prodromo di un profondo ripensamento strutturale che parta innanzitutto dalla volontà di affrancarsi da una anacronistica logica autoreferenziale da sacrificare invece sull’altare di una rinnovata condizione dialogica e sinergica.

E proprio negli spazi determinati dall’emersione di tali rinnovate consapevolezze, la Pedagogia Clinica  può accampare il suo diritto di cittadinanza ed esercitarlo legittimamente attraverso l’elaborazione di validi percorsi di aiuto ad alunni ed operatori scolastici, che dispieghino la loro efficacia nella sollecitazione di responsabili atteggiamenti di riflessione sulle dinamiche educative, favorendo, dunque, un sensibile miglioramento delle relazioni nell’ambito delle comunità scolastiche.

Il Pedagogista Clinico® può porsi, infatti, come una concreta opportunità di aiuto e di riscatto da vissuti di disagio, di demotivazione allo studio, di generale indisciplinatezza e di mancanza di costrutti relazionali ispirati da dinamiche inclusive che si riscontrano in diverse realtà del nostro microcosmo scolastico, ove l’esistenza di una bassa motivazione al successo formativo e di una flebile spinta verso tensioni progettuali di realizzazione personale, rende estremamente delicato e complesso l’intervento educativo – didattico del docente.

Si ritiene possibile, dunque, potenziare le abilità interattive e incoraggiare una autentica dimensione dialogica ove motivare la libera espressione e partecipazione personale, contribuendo a ridurre, in misura assai significativa, le situazioni di ansia e di incertezza e ad aumentare le disponibilità affettive e relazionali di ognuno.

Le maggiori opportunità di condivisione, garantite da una operatività progettuale che si esplica attraverso condizioni esperienziali attive e coinvolgenti, possono favorire una crescita significativa di dinamiche interpersonali orientate verso un’accresciuta unità di gruppo e una più decisa emersione di cambiamenti qualitativi nelle istanze di auto – espressione, con ricadute assai positive sul piano della percezione del sé e degli investimenti emotivi nelle dinamiche relazionali, perché solidamente impiantate sulla progressiva riduzione degli elementi di diffidenza e di ritrosia e sulla costruzione di autentiche forme di scambio e di intesa sorrette da una maggiore tranquillità emotiva e da un clima di fiducia e serenità.

In un contesto temporale quale quello attuale ove la quotidianità tende a trasformarsi in un pericoloso teatro di scontro tra differenti tensioni di realizzazione, e ove l’indolenza imperante indotta da certa cultura politica e mediatica abbassa pericolosamente la soglia della partecipazione e dell’interesse attivo allo svolgimento dei processi decisionali, l’emersione di una rinnovata cultura della cittadinanza attiva deve necessariamente innestarsi su un sostrato di consapevolezze che venga nutrito dal consolidamento della dimensione della condivisione, della compartecipazione,

ma anche dall’incoraggiamento di autentici stimoli conoscitivi in grado di proiettare i giovani verso pregnanti istanze di autorealizzazione, sempre più scevre da condizionamenti esterni. Nella duplice indicazione operativa del “condurre fuori nella direzione dello svelamento del sé” e nel “prendersi cura di sé”, l’accezione educativa della Pedagogia Clinica si esplica, appunto, nell’aiutare la persona a riappropriarsi di una condizione di maggiore consapevolezza del proprio Sé corporeo nei suoi molteplici correlati psichici ed emotivo – affettivi, e per questa via a sviluppare una convinta decisionalità e una critica capacità di decodifica in grado di resistere alla forza persuasiva e dirompente di messaggi fuorvianti che eludono la logica del contraddittorio e del confronto sereno e costruttivo. L’animus che soggiace all’intervento pedagogico – clinico da attuare con i gruppi classe è quello di responsabilizzare gli alunni a rendersi protagonisti attivi della vita scolastica, in una dimensione di fiduciosa espansione delle proprie istanze di auto realizzazione, acquisendo maggiore consapevolezza della centralità dello stare in relazione, in attenzione agli stati di necessità dell’altro e nel rispetto condiviso delle più importanti

regole di cooperazione. L’attenzione posta al riequilibrio tonico attraverso i contributi offerti dal metodo Discover Project® si salda strettamente alla valorizzazione della dimensione relazionale attraverso la proposta di esperienze attinte dal metodo Edumovement®; di qui la creazione di situazioni motivanti e stimolanti solidamente autentica dimensione dialogica…agganciate al rispetto delle disponibilità espressivo-corporee di ognuno e dunque prive del riferimento a forme di “ammaestramento” o “allenamento”.

Una più adeguata percezione del Sé corporeo nei suoi correlati emotivo-affettivi, attraverso giochi di esplorazione dell’ambiente circostante, ma soprattutto esperienze di riscoperta del proprio asse corporeo e di distribuzione del corpo nello spazio vissuto e percepito, è un obiettivo da raggiungere con i contributi offerti dal metodo Educromo®; segue poi la polivalente sollecitazione al rinforzo ergico dell’Io proveniente dalla CyberClinica® che si pone quale momento di valorizzazione della conquista di un’immagine di sé più positiva perché redatta su un diverso stato di sicurezza, di emotività e di interindividualità.

La possibilità di pervenire ad una espressione di sé più libera e creativa giunge dai contributi offerti dai metodi Ritmo Fonico®, Coreografia Fonetica e per mezzo di una attenta educazione al ritmo, al suono e al movimento, favorita dai metodi BonGeste® e Prismograph® con cui poter raggiungere una più equilibrata distribuzione della propria tonicità muscolare e del proprio dinamismo respiratorio e per questa via una più armonica organizzazione cinetico–segnica come processo di una maggiore disponibilità a vincere forme di inibizione o di imbarazzo nell’esperire vissuti spazio– temporali e nell’impulso alla scoperta, conoscenza e valorizzazionedel proprio Sé.

Lo sviluppo di autentiche dinamiche di condivisione si configura come momento di coagulo di esperienze di scoperta, conoscenza ed espansione per il raggiungimento

di una maggiore tranquillità psichica ed emotiva e dunque l’accrescimento di apertura e di disponibilità verso l’altro, ma anche proiezione progettuale pervadente e trasversale.

Nasce da ciò la necessità di proporre esperienze di pedagogia creativa come momento propedeutico e introduttivo al fine di favorire lo sviluppo di abilità interattive e partecipative che promuovano spinte più energiche verso l’auto realizzazione, favorendo un graduale percorso di autorivelazione in una dimensione di tranquillità emotiva ove rendersi disponibili ad una spontanea condivisione di vissuti.

L’orizzonte di senso di una cultura della cittadinanza attiva si basa sul riconoscimento di sé stessi quali soggetti capaci di progredire verso istanze di crescita

e di realizzazione a cui ben concorre il pedagogista clinico che aiuta a recuperare una condizione di tranquillità psichica ed emotiva ove sviluppare più responsabilmente logiche di dialogo, di condivisione e progetti di vita e mettere in discussione un modello di società i cui punti di criticità risiedono proprio nella presenza di soggettività facilmente omologabili, plasmabili e dunque estremamente sensibili al “canto delle sirene”.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n.24/2011).

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