Verso la fine del 2000, nella scuola dell’infanzia dove insegnavo, lavorava anche una educatrice scolastica che spesso veniva chiamata, anche da colleghe con molta esperienza, per portare una riflessione e un parere su problematiche di gestione della classe o legate alle varie criticità che si riscontrano sempre più spesso nei bambini, anche in età prescolare. Ebbi modo, conoscendola, di apprezzare anche io il suo approccio ai bambini e agli adulti e, quando le chiesi del suo percorso di formazione, mi parlò del Master post-univeristario in Pedagogia Clinica che aveva seguito e che, oltre a fornirle i metodi e le tecniche specifiche di questa scienza, le aveva dato la chiave per utilizzare in modo innovativo anche le conoscenze e le esperienze pregresse. Mi iscrissi alla formazione e ricordo ancora l’entusiasmo delle prime lezioni rispetto ad una scienza che prometteva la possibilità di fare cose magnifiche: la voce del prof. Guido Pesci incantava me e gli altri corsisti con la sua energia e apriva orizzonti sconfinati di aiuto alla persona. Ricordo molto bene anche i dubbi e le tante incertezze che si sono succedute, insieme alla frustrazione di non ricevere “ricette”: ci venivano fornite in quantità esperienze, metodi e tecniche, ma non protocolli di intervento e questo in principio è stato destabilizzante. È stata l’esperienza, anzi sono state le tante esperienze, che hanno dato un senso a quell’assenza di protocollo ed hanno reso valore a quegli strumenti da sarto dell’educazione, capace di personalizzare i percorsi sui bisogni di ciascuno, sulle possibilità, abilità e disponibilità che si andavano a sollecitare con la partecipazione attiva della persona stessa. Destabilizzante è stato talvolta anche uscire dalla mia zona protetta, per sperimentare in prima persona metodi e tecniche, così come talvolta lo è stato vivere la vicinanza e la condivisione con corsisti di ogni età e provenienza: una crescita ed un arricchimento personale, prima che professionale, che ha inciso profondamente anche nelle relazioni quotidiane in famiglia e a lavoro. Il tirocinio poi, che ho avuto l’onore ed il piacere di svolgere con la professoressa Mani, ha sicuramente avvallato le possibilità intuite con la constatazione pratica degli effetti che questa scienza è in grado di produrre. Durante il tirocinio ho avuto inoltre la possibilità di riflettere sulle mie inclinazioni e sulle resistenze, che sono parte importante del processo di crescita che siamo chiamati a stimolare in chi si rivolge a noi e che è indispensabile conoscere, in modo che possano valorizzare e non ostacolare la relazione di cura. A questo proposito nel tempo ho avuto modo di constatare come la relazione di cura sia dinamica e bidirezionale e come il porsi accanto alle persone nel percorso di crescita sia nutrimento e arricchimento anche per il professionista. Una delle prime persone che mi ha contattata era una signora di almeno venticinque anni più grande di me e con una serie di esperienze lontanissime dai miei vissuti. Cercava aiuto per affrontare quelli che lei definiva “attacchi di panico”, che in diverse occasioni le avevano creato difficoltà e che quindi le impedivano di vivere serenamente. Ho pensato seriamente di indirizzarla a colleghi più esperti: temevo di non poterla aiutare e non mi sembrava corretto farle perdere tempo, poi ho deciso di dare un senso a tutte le esperienze e le conoscenze che il Master per la formazione di Pedagogista Clinico® mi aveva fornito, insieme a metodi e tecniche a marchio brevettato. Ho specificato in modo molto chiaro che il Pedagogista Clinico® non utilizza descrizioni nosografiche e che il percorso che potevamo fare insieme era di tipo educativo e non sanitario, che avrebbe avuto l’opportunità di cercare le proprie possibilità, abilità e disponibilità e che se durante gli incontri ci fossimo rese conto di avere bisogno del supporto di altre discipline, lo avremmo valutato onestamente insieme, in quanto il Pedagogista Clinico® dialoga e lavora spesso in team con altri professionisti. L’intervento con l’ausilio del metodo Reflecting® ha dato la possibilità a Tania (nome di fantasia) di sentirsi accolta, ascoltata e supportata. Il risveglio della disponibilità al contatto ha permesso attraverso il Bodywork® e le Immagini mentali di sostare con sé stessa e di rappresentarsi positivamente in divenire. L’energia e la curiosità ritrovate sono state fondamentali nel percorso e mentre nello studio trovava le modalità per riflettere su alcuni vissuti, ascoltarsi e raccontarsi, io crescevo con la sua esperienza e la vita di cui mi rendeva partecipe. In questi anni ho continuato ad aggiornarmi e seguire corsi di formazione oltre a confrontarmi con colleghi e professionisti diversi, potenziando sempre più il bagaglio di conoscenze pedagogico-cliniche. La necessità del costante nutrimento viene dalla consapevolezza di essere parte attiva del processo di cambiamento che il Pedagogista Clinico® è portato a cercare e promuovere non solo nel proprio studio professionale, ma anche nella propria persona, come prima cellula di una nuova società
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