Stefania Rubio

Il mio sogno da laureanda era quello di diventare una Pedagogista Clinica che imparava la sua professione lavorando sul campo, affiancata dagli specialisti-tutor che erano esperti in ciò che mi insegnavano. Questo è quello che mi prospettavo negli anni 1998-99 quando l’ISFAR pubblicizzava anche in Sardegna, la Scuola Internazionale di Pedagogia Clinica. Ma in quell’anno ancora prima di laurearmi, un incidente stradale ha fatto slittare la data di laurea. Un cambiamento nella mia vita privata che ha modificato il percorso dei miei piani professionali. Dopo il mio risveglio e il recupero psicofisico, motorio e logopedico, nell’estate 2001 ho svolto il tirocinio in una struttura rieducativa e pedagogica rivolta a tutti i soggetti in difficoltà, dagli infanti agli adulti. Mi sono laureata in Scienze dell’educazione all’ultima sessione dell’anno scolastico 2001. Sono trascorsi anni in cui le incertezze su me stessa e i miei progetti di vita non esistevano perché io non mi riconoscevo più con la Stefania di prima. Vedevo solo le inadeguatezze fisiche, motorie e linguistiche. Un aiuto celestiale mi ha acceso le speranze su un possibile cambiamento, quando nel 2005 mi giunge per posta una brochure che annuncia il corso di Reflecting® tenuto dall’ISFAR, metodo che gode del principio di “trovare in se stessi da se stessi le risposte da dare a se stessi”. Dal Metodo ne traggo grandi vantaggi personali. Nel 2007 finalmente mi iscrivo alla formazione in Pedagogia Clinica e sono i metodi, le tecniche d’intervento e gli strumenti del Pedagogista Clinico® che mi hanno aiutato ad ascoltare il mio corpo, a percepirlo, parlargli e ascoltarlo in ogni sua tensione, fino a padroneggiare abilità, potenzialità e disponibilità verso me stessa e verso le altre persone. Dal 2009, anno in cui ho sostenuto la tesi in Pedagogia Clinica e iscritta nell’Elenco dei pedagogisti clinici sono passati
quindici anni in cui sono riuscita a conquistarmi il lavoro di insegnante primaria e lavorare con i bambini. Dico grazie al grande maestro Guido Pesci che con arte maieutica ha tirato fuori il meglio di me. Ho capito che oltre me e l’evento tragico, c’era altro a cui dovevo prestare attenzione. È proprio così, “vola solo chi osa farlo”. Un lavoro introspettivo che il prof. Guido Pesci ha attuato con poche frasi in una delle ultime lezioni di Pedagogia Clinica, in cui ognuno esponeva il tema della propria tesi d’esame. Quanto accaduto mi ha permesso di comprendere le affermazioni nette, sicure e taglienti del professore che esprimevano il disappunto di parlare e pensare solo di me che vivevo una situazione di stallo, tanto da dimostrargli in sede d’esame che avevo capito la sua lezione di vita. La Pedagogia Clinica mi ha garantito negli anni della formazione il vero risveglio interiore, in cui IO dovevo cambiare le strategie di intervento. Ho continuato a crescere in conoscenze e abilità per prendere nuove decisioni. Mettendo avanti la massima greca “La prima persona sono io”, ho avuto costanti cambiamenti fisici, psicologici e tutti gli effetti positivi che queste due formazioni mi stavano garantendo.
Posso dire che in questi anni che lavoro come insegnante, utilizzo la Pedagogia Clinica come un abito, leggero e morbido, che riesce a vestire le richieste dei bambini e dei genitori. Le garanzie di successo verso i miei alunni emergono perché faccio vivere le mie lezioni come un tempo utile a scoprirsi, essere felici di rappresentare se stessi, il loro prodotto artistico come qualcosa di unico e personale. Il mio tempo di arte, di musica o altro che dedico a loro, è un momento di serenità in cui loro risvegliano e tirano fuori le sensibilità emotive, tattili, propriocettive e toniche, anche in un foglio di carta o altri materiali e strumenti. Ulteriori emozioni positivele ho raccolte quest’anno nel rimettermi in contatto con i miei colleghi pedagogisti clinici che ho ritrovato a Firenze in occasione di un aggiornamento acquisendo altri metodi efficaci.