Suoni e segni

L’esperienza musicale nasce dall’incontro tra la percezione e l’emotività, come i nostri gesti intrecciano un linguaggio espressivo tra movimento e vissuti interiori. La musica esplora eventi simultanei e successivi che segnano punti di arrivo e di stasi, di stacco e di continuità; attraverso il suono, essa fluisce nel tempo e su questo si ricrea.
In musica lo spazio ha una direzione verticale, il tempo ne ha una orizzontale ed i suoni prendono forma in questo rapporto dinamico ed energetico, rappresentato nel movimento temporale del battere e levare. Il gesto possiede la stessa direzionalità spaziale verticale.
Il nostro corpo produce e recepisce suoni: segue e si sviluppa assieme alle sollecitazioni sonore della realtà parlando, attraverso il movimento, della nostra interiorità. È principalmente esperienza, è vita che svela capacità e sottolinea scelte, intesse il linguaggio più antico che possediamo e come il suono è un nucleo semplice, un’unità primordiale raffinatissima e in sé completa.
Il suono alimenta la musica e il corpo nutre la nostra esistenza: è una gemma che ha sfumature e tonalità. Quando si esprime tocca intensità di ascese e cadute, crea lunghi e brevi legami tra le cose della vita che succedono, lascia tracce con gesti pesanti o solidi (gravi), leggeri o delicati (acuti). Un qualsiasi atto che si fa pulsante, procedendo tra momenti di slancio e di quiete, richiama la categoria percettiva del ritmo.
Il movimento parla della nostra interezza: ne testimonia la vitalità e ci qualifica di realtà. Il suono è un segno del movimento – una modalità dell’energia che si manifesta nel tempo e nello spazio – ed ha una tensione per il fatto di possedere una durata. Susseguendosi, i suoni occupano un tratto temporale tra il loro inizio e la loro fine; protendono con continuità in avanti e delineano una forma sonora. Creano un movimento, un flusso temporale che si affianca al sopravvenire della realtà negli attimi. Nella sua essenza il moto è un cambiamento di luogo nel tempo, come progressivo nel tempo è lo spostamento delle note musicali. La dimensione sonora ha un andamento in verticale che, sia in ascendere (dal grave all’acuto) che in discendere (dall’acuto al grave), permette il dispiegarsi delle sfumature.
Così come in musica la melodia rappresenta l’unità strutturale complessiva e  l’armonia la forma globale dei suoni, anche il nostro corpo ha stati melodici ed armonici, dai quali tendiamo a distanziarci se restiamo staccati da come siamo: nella nostra individualità, corporea e psichica. Ritrovare o riconquistare gesti di per sé naturali, ma talvolta dimenticati come parti essenziali della nostra poliedrica dimensione unitaria, può arricchire l’espressione corporea.
La forma gestuale ha caratteristiche propriamente armoniche che si dispiegano dalla chiusura all’apertura in continuità, relativamente a ciò che vogliamo significare nell’ambiente. La struttura dei gesti segue il nostro dinamismo emozionale e pone le proprie basi su momenti di slancio e di quiete, a ritmo di un battere e levare. Con tale spessore musicale la carica affettiva e l’espressione corporea si coordinano in tensioni e distensioni muscolari, con intensità e tonicità variabili.
L’affinità più grande che il movimento umano ha con la realtà musicale è la potenzialità di vibrare: avere accenti e toni, esprimere successioni di gesti secondo propri ritmi interni (melodia) ed essere, nel profondo, in simultanea consonanza (armonia) con tutti gli altri movimenti del reale.
L’affettività, il piano fisiologico e la tonicità muscolare interagiscono per significare la nostra unità espressiva, accompagnandone il divenire creativo. Il gesto manifesta sempre il nostro tempo interiore: le fasi ascendenti della gioia e della realizzazione, dei momenti di felicità e di pienezza; le cadute nelle successioni di eventi tristi e dolorosi; le stasi e i punti fermi nelle ricomposizioni emotive, nella quiete e nella serenità ritrovate. Tutto questo accadere è come un evento sonoro della vita, che il nostro corpo riconosce e testimonia.
Vivendo – percependo, muovendoci, relazionandoci, comunicando – facciamo esperienza di ciò che avviene e attraverso i gesti lasciamo uscire ciò che proviamo. La realtà interiore coinvolge l’intero organismo e ne sostanzia l’unità. È un dialogo tonico e tonale, di apertura e chiusura, abbassamenti e innalzamenti, nei quali si intrecciano i tempi della soggettività.
Il corpo veicola ogni emozione che, come cosa viva, ha un tempo e uno spazio nei quali dispiegarsi. Sono sempre le condizioni dello stare tra gli altri e tra gli eventi a caratterizzare ogni nostro rapporto: con l’identità, con le scelte e i desideri, con i modi di esprimerci.
Nel processo emozionale il nostro corpo è parte dell’ambiente in cui ci troviamo ma è anche un vissuto immediato della coscienza. La motricità espressiva richiede un accomodamento prassico e il controllo del corpo sotto forma di intenzionalità, di movimento volontario capace di tingere d’autenticità i nostri atti comunicativi, in una spontaneità cosciente. Le emozioni attivano i gradi della nostra vitalità, accompagnano la motivazione nelle attitudini affettive e, in tale continuo scambio energetico, permeano gli spazi che abitiamo.
La percezione del nostro baricentro, la postura e le possibili combinazioni gestuali di braccia e di mani possono ricevere espressività dal suono e dare a questo, contemporaneamente, sostanza corporea. La nostra destra e sinistra corrispondono alla parte razionale e alla parte emozionale, alla fisicità e alla spiritualità. Porre attenzione percettivo-sonora ai due emisomi coinvolge tutto il nostro sentire.
Il contatto con il suolo e l’elevazione verso il cielo fanno del nostro corpo una forma del reale. Con i piedi aderiamo alla realtà, tramite le gambe ci sosteniamo e ci spostiamo in essa percorrendola; le braccia sono la nostra protensione verso gli altri, i rami che ci fanno orientare nello spazio percependo coordinate psicofisiche; le mani comunicano ciò che siamo, diamo e prendiamo dall’ambiente esterno.
A livello emotivo il simbolismo musicale crea una sintesi di impressioni sensoriali diverse, coinvolgendo i sensi in maniera plastica: i suoni gravi vengono percepiti pesanti; quelli acuti, leggeri; i suoni veloci, liquidi. Un suono acuto caratterizza un movimento sottile, snello, rapido, ha apertura e mobilità. Un suono grave dà spessore ad un atto pesante, cupo, triste, radicato. Un suono lungo sottolinea la stasi, il bisogno di appoggio, la distensione, l’attesa, un senso di calore e di accoglienza. Uno breve parla a un movimento agile, frettoloso o sicuro. Un suono forte pone l’accento, allontana, invita alla pesantezza, sorprende, afferma, s’impone. Uno piano si accosta a un movimento di vicinanza, discrezione, gentilezza, timore, sospensione, attesa.
Le caratteristiche dei suoni, rispetto alla loro struttura spazio-temporale (alti o bassi, ascendenti o discendenti, vicini o lontani) e nei legami di identità, similitudine, equivalenza, opposizione e gradualità, sono colte dalla nostra organizzazione sensorio-percettiva. Gli schemi visivo-spaziali che in essa s’inseriscono, ci fanno immaginare i suoni che, propriamente, non hanno sostanzialità.
Così, le affinità tra suono e gesto possono diventare modi per sostanziare la nostra espressività corporea, attraverso l’ausilio dell’accordo tonico DO (Tonica) – MI (Caratteristica) – SOL (Dominante).
La Tonica dà un senso di stabilità, fermezza, sicura presenza, pienezza; dà inizio.
La Caratteristica aggiunge qualcosa, si fa vedere, sottolinea con espressività; prosegue e tiene in sospeso.
La Dominante chiarifica, chiude, tranquillizza con potere; completa.
Il tempo, quello a noi esterno e quello interiore, è il grado del movimento e le note musicali sono gradi che per analogia possono unirsi alla capacità espressiva dei nostri gesti secondo le categorie di:

altezza                   (grave/acuto)                basso/alto  –  ascendente/discendente

durata                  (lungo/breve)                lungo/corto

        

intensità       F P   (forte/piano)                 pesante/leggero   

 

Le tre note (gradi) dell’accordo possono essere suonate singolarmente:                

-La Tonica può sostanziare la posizione di gambe e piedi a terra;

-La Caratteristica può determinare la chiusura e l’apertura delle braccia;

-La Dominante può seguire il gesto delle mani.

Ognuna resta comunque interscambiabile con i segmenti corporei, secondo la scelta individuale di chi esegue i movimenti; in coppia, rispetto alle scelte comunicative di entrambi.
L’accordo può, inoltre, essere realizzato in successione; così che ogni nota affianchi un singolo movimento e l’espressione globale in tre tempi riceva le tre note in progressione melodica:

-La Tonica per la postura dei piedi;

-La Caratteristica per le braccia;

-La Dominante per le mani.

Per l’armonia del movimento, le note eseguite simultaneamente sostanzieranno la forma gestuale – in chiusura e in apertura – di piedi, braccia e mani assieme.
Le qualità dei suoni affiancano le qualità dei movimenti nel tono, nella spazialità e nella successione temporale. Altezza, durata ed intensità seguono la stessa libertà nelle combinazioni, in rapporto a ciò che si desidera comunicare o scoprire di sé.
Le seguenti posizioni, inferiori e superiori, possono aiutare nella consapevolezza del proprio schema corporeo – attraverso la percezione dei singoli segmenti – ed integrare il senso dell’equilibrio statico. Con l’ausilio del suono possono caratterizzare sfumature toniche e sintetizzare una forma emozionale. Sono esemplificate in successione da uno stato di completa chiusura ad uno di totale apertura statica, senza per questo imporsi fini rieducativi. Cercano, principalmente, di far esperire le possibilità gestuali che la nostra unità corporea possiede, senza progressioni fisse. Ognuno di noi ha sempre da scegliere, secondo proprie misure e motivazioni, ciò di cui desidera fare esperienza.
Il suono può coadiuvare tutti i significati impliciti, e in sé molto naturali, di questa gestualità vicina ad una sensorialità originaria.
La distinzione nelle due categorie di chiusura e di apertura è utile per sostanziare le modalità di introversione e di estroversione con le quali intessiamo relazioni personali, ci muoviamo e grazie alle quali ci identifichiamo. Scegliere di percepire maggiormente una o l’altra è in rispetto a cosa di noi desideriamo scoprire, migliorare, consolidare, liberare.
In musica la chiusura è percepita come un carattere dell’intero flusso sonoro, un movimento chiaroscurale tra un punto superiore ed uno immediatamente inferiore. Per analogia, le nostre chiusure partecipano allo spazio vitale e alla storia personale con la possibilità di evolversi rispetto agli eventi passati, per diventare apertura, incontro e vicinanza. Sfumando attraverso le relazioni umane che, nutrendoci, hanno il potere di modificarci ed arricchirci anche nel corpo.
Avere gesti è respirare assieme alla vita, liberamente, in un movimento antico ed essenziale. Il respiro è il nostro primo movimento; presiede nella comunicazione con tutto il nostro essere e assieme al tempo e allo spazio ci unisce alla realtà, nella percezione di ciò che avviene.
L’atto respiratorio coordina le nostre azioni e influisce sul plesso solare, nostro centro energetico direzionale. Accordandosi con i tempi interiori segue il dinamismo cardiaco e può arricchire di libertà espressiva ogni movimento.
Secondo Steiner la respirazione è un processo che si svolge nel sistema ritmico, mediato dall’organizzazione umana, su due versanti: da una parte nell’azione che avviene tra il sistema ritmico e il sistema neuro-sensoriale, dall’altra nel confine del sistema ritmico con l’intero sistema del ricambio e delle membra. Quando inspiriamo spingiamo il diaframma verso il basso e il liquido cefalo-rachidiano verso la testa, cosicché nel processo respiratorio abbiamo un continuo salire e scendere di questo liquido, in un movimento ritmico che si unisce alla facoltà di rappresentazione mentale. Nella sua discesa, invece, il liquido cefalo-rachidiano si affianca a tutto quello che si svolge nel sistema del ricambio del sangue. Questa esperienza interiore, pensata organicamente, si ricollega al fatto musicale nella misura in cui il respiro si avvicina alla vita neuro-sensoriale in maniera melodica – in mutua collaborazione – e al sistema delle membra in maniera propriamente ritmica.
La nostra regolazione di inspirazione ed espirazione si canalizza inoltre sulle emozioni così, unire alle seguenti posizioni gestuali una respirazione ritmica, adeguata ai nostri spostamenti espressivi, completa quest’incontro tra l’evento sonoro e la nostra forma gestuale.
Relativamente alla posizione del baricentro a terra, accanto alla diversa qualità sonora di intensità (forte/piano) si pone la diversa modulazione e percezione del peso (pesante/leggero), che può ricevere una respirazione lunga o breve – sia in inspirazione che in espirazione. Così come le altre categorie di altezza e durata sonore possono ricevere le stesse distinte modalità respiratorie (lunga/breve).
Riguardo alla posizione dei piedi in appoggio a terra, delle mani e delle braccia valgono le stesse due diversificazioni in lungo/breve, che per il suono diventano forte/piano per l’intensità, lungo/corto per la durata, grave/acuto per l’altezza. L’inspirazione e l’espirazione si accordano nella stessa distinzione lunga/breve.
Un gesto ampio può inoltre unirsi ad una respirazione lunga per ricevere maggiore carica espressiva ed uno chiuso può meglio accordarsi con la brevità in inspirazione/espirazione. Nella ricerca gestuale armonica, si possono sperimentare in successione tutte le posture con modalità respiratoria lunga e tutte quelle con modalità breve.
Ritengo, comunque, che anche la scelta nella respirazione si conservi libera, secondo le caratteristiche individuali: nel rispetto della realtà emotiva personale.
Attraverso passaggi intermedi, combinazioni, realizzazioni singole e a coppia questa griglia di movimenti e suoni ha l’intenzione di suggerire un’idea per una forma gestuale che tenda ad un’espressione di sé autentica e naturale, capace di esprimere, attraverso i due poli di chiusura ed apertura, stati d’animo desiderati, bloccati, inibiti, da ricompattare, da evidenziare e a cui dare valore.
Ogni successione può inoltre unirsi in uno scambio gestuale a coppia, secondo due parametri:

-In equivalenza : impiego di uno, due o tutti i segmenti corporei uguali tra i componenti della coppia.

-In opposizione : impiego di uno, due o tutti i segmenti corporei opposti (chiusura / apertura; piedi / mani; pugno / palmo; braccia in basso / in alto; braccia incrociate / protese) tra i componenti della coppia. Parimenti, il suono può seguire due dimensioni:

-In equivalenza : altezza; durata; intensità uguali.

-In opposizione : altezza; durata; intensità opposte (grave/acuto; lungo/breve; forte/debole).

La scelta può prevedere tante varianti, secondo ciò che le due persone desiderano esprimere e sperimentare tra loro. Le equivalenze e le opposizioni dei gesti possono essere di una sola posizione, di due o di tutte.
Importante è vivere il significato gestuale sostanziato dal suono, senza movimenti meccanici su imitazione né su sincronizzazione sensomotoria. Tutto il nostro corpo può percepire le varie qualità sonore dell’accordo tonico e lasciarsene inondare, accettandole come entità caratteristiche dell’espressione gestuale.
Con sincerità, fiducia e rispetto verso il nostro corpo possiamo creare i modi giusti, diversi per ciascuno, e permettere alle emozioni di svelarsi. Forti di quanto preziosa sia per gli altri l’espressione autentica, possiamo incontrare ed accogliere i nostri gesti per riconoscerne la dimensione personale più vera.

Flavia Pacini
Pedagogista Clinico®