Umberto Manunta

“Fin dalle scuole medie, ho sentito un forte desiderio di aiutare e ascoltare gli altri. I miei compagni e amici venivano a me per momenti di confronto, confidenze e conforto, che affrontavo con attenta sensibilità. Le tematiche che volevano condividere erano molteplici: dai primi amori e le delusioni alle difficoltà scolastiche e ai problemi familiari. Ricordo perfettamente quei giorni e le sensazioni che ne derivavano, contribuendo a definire le mie future scelte accademiche e professionali.
All’età di 19 anni ho iniziato a frequentare l’Università degli Studi di Sassari e dopo aver conseguito la laurea magistrale in Pedagogia, sentii il bisogno di approfondire ulteriormente le mie conoscenze. Più volte mi sono immerso in articoli scientifici, studi e ricerche documentate, alla ricerca di metodi e strumenti per arricchire la mia pratica professionale. Per quanto il percorso accademico avesse contribuito a formare le mie competenze e la pratica lavorativa mi avesse portato alla costruzione di materiali e metodologie operative, sentivo che non era abbastanza per affrontare i più svariati bisogni educativi. Il mio desiderio era quello di estendere il mio intervento di sostegno a tutte le fasce d’età, dunque non solo limitarmi al supporto dei giovani.
Nel 2015, una scoperta diede ulteriore vigore alla mia volontà di espansione professionale: nella biblioteca del mio Comune, trovai del materiale pubblicitario che invitava a conoscere la Pedagogia Clinica. Frequentavo spesso quell’ambiente per arricchire i miei studi e questa scoperta alimentò la mia passione e curiosità.
Le scienze dell’educazione e sociali hanno sempre avuto per me un valore centrale nella vita dell’individuo, mantenendo viva la motivazione per crescere professionalmente, tanto che la curiosità per la scienza Pedagogico Clinica e l’approfondimento dei suoi postulati mi coinvolsero completamente.
Il mio percorso formativo proseguì grazie all’ISFAR – Formazione post-universitaria delle professioni di Firenze, che contattai nel 2016 per iscrivermi alla Scuola Internazionale di Pedagogia Clinica. Questa formazione triennale, fatta di scienza e ricerca, mi offrì una visione comprensiva e globale dell’individuo, considerato nella sua interezza e unicità. Fin da subito, il professor Guido Pesci, fondatore della Pedagogia Clinica, e la dottoressa Marta Mani trasmisero la forza, l’energia e le potenzialità di questa disciplina, concedendomi l’opportunità di immaginare fin da subito la mia futura realizzazione. Gli incontri con tutti i docenti del corso mi portarono a conoscenza di tecniche, metodologie e strumenti esclusivi per la professione, rispondendo al vasto panorama dei bisogni educativi della persona. Le docenze del dottor Antonio Viviani e della dottoressa Monica Maressi aggiunsero ulteriore valore, sottolineando l’importanza del corpo, del movimento e della riflessione per questa nuova scienza. Ricordo con altrettanto piacere tutti gli incontri e le conoscenze nate con i nuovi colleghi, corsisti provenienti da tutta Italia.
La mia formazione universitaria ha gettato le basi per un’intensa esperienza lavorativa che iniziò agli albori del 2000, offrendo supporto didattico ai bambini ospiti di comunità. Forte degli studi accademici, continuai ad operare in vari contesti socio-educativi, includendo comunità residenziali per minori a rischio di devianza, gestanti e donne vittime di violenza, contesti dedicati alle disabilità fisiche, intellettive e psichiatriche, minori stranieri non accompagnati, servizi di educativa domiciliare e territoriale, Centri per la giustizia minorile. Racconto del mio lavoro sul campo perché mi ha permesso di osservare direttamente i vari contesti di fragilità e i bisogni annessi, rendendomi consapevole delle diverse prospettive dalle quali può essere osservato il disagio dell’uomo. In questo, la formazione post-universitaria in Pedagogia Clinica mi ha permesso di osservare con occhio clinico la specificità individuale, non più rinchiusa sotto il profilo delle diversità o dei disturbi, bensì attraverso la considerazione dell’unicità e irripetibilità della persona.
Nel 2019, ho conseguito il titolo di Pedagogista Clinico® e nel febbraio di quell’anno aprii il mio studio privato: non vedevo l’ora di immergermi nella nuova veste professionale. Iniziai ad accogliere richieste di aiuto, inizialmente rivolgendo gli interventi a bambini e adolescenti, per poi abbracciare anche le necessità di adulti, coppie, genitori e anziani. Nel contempo, in collaborazione con altri colleghi, abbiamo programmato interventi rivolti ai gruppi, in contesti sportivi, ludico-ricreativi e scolastici. Tra questi, il progetto “Conoscersi”, realizzato nelle scuole del circondario per contrastare la dispersione scolastica, ha portato alla pubblicazione della mia esperienza professionale insieme a quella di altri colleghi all’interno della collana di Armando Editore nel libro intitolato “Professione Pedagogista Clinico®: La molteplicità degli interventi di aiuto”, a cura di M. Mani.
Le mie competenze professionali si sono ulteriormente rinnovate e specializzate attraverso vari percorsi di aggiornamento promossi da ISFAR, tra cui le formazioni in ambito genitoriale, giuridico, emotivo e comportamentale, clinico e didattico. Queste opportunità mi hanno permesso di mettere la mia crescita professionale al servizio della comunità, arricchendo le mie capacità di analisi, verifica e intervento.
Il percorso in Pedagogia Clinica ha arricchito il mio modus operandi e rafforzato la mia professionalità, definendo positivamente i miei confini professionali, permettendomi di collaborare con figure specialistiche di altri ambiti e con una più ampia varietà di servizi di rete, tra cui servizi socio-educativi, sanitari, giuridici, sociali, scolastici, sportivi, culturali e molti altri”