Un percorso “anti-bullismo”

di Mariangela Semenzato

 

L’esperienza persegue un obiettivo in comune con diversi professionisti nell’ambito educativo: accompagnare gli adolescenti verso uno sviluppo emotivo e relazionale armonico e cosciente, che possa procurare loro uno stato di benessere fisico, psichico, emotivo e relazionale.

Il percorso denominato “anti-bullismo” è stato creato dal maestro Spillere, responsabile di una palestra ed esperto di arti marziali e di difesa personale che lavora da decenni con bambini e ragazzi e dalla sottoscritta come Pedagogista Clinico® e presentato ad una professoressa di educazione fisica, sensibile alle esperienze di crescita degli studenti della scuola secondaria di primo grado, che si è resa referente all’interno del consiglio d’istituto. Tre diverse figure che si sono impegnate sia nella riflessione sulla realtà vissuta dagli adolescenti, dentro e fuori l’istituto scolastico, che nella proposta di forme innovative di comunicazione e sensibilizzazione degli stessi ragazzi verso la prevenzione, la relazione interpersonale e l’emotività. Il percorso desidera affrontare il tema sociale del “bullismo”, conosciuto dalla maggioranza dei ragazzi attraverso televisione, giornali, radio e riviste per teen-ager, in modo creativo e dinamico, stimolando così curiosità e partecipazione nei ragazzi.

L’esperienza si è svolta in palestra durante le ore di educazione fisica: questo è stato molto importante perché ha reso possibile lo svolgimento di alcune attività di gruppo in uno spazio adeguato, ed inoltre il progetto è stato così integrato all’interno del programma educativo annuale della materia di educazione fisica.  Gli incontri hanno coinvolto i ragazzi di due classi terze per 10 ore totali, suddivise in 5 incontri settimanali, durante i quali sono stati coinvolti in modo pratico nelle attività a coppie e di gruppo. Le ultime due ore del percorso si sono svolte in aula audiovisivi, per presentare alcuni argomenti con il supporto di audiovisivi ed attività di lettura e confronto.

Durante le prime due ore in palestra, importanti per comunicare il filo conduttore del percorso ed incentivare la partecipazione dei ragazzi, sono state presentate esperienze mirate sulla percezione spaziale ed attività pedagogico cliniche per stimolare il senso di appartenenza al gruppo. Questo primo incontro è basilare per osservare eventuali dinamiche relazionali tra i compagni e per dare l’opportunità a persone introverse di stabilire un contatto con gli altri membri del gruppo. Si è osservato infatti che molti dei ragazzi coinvolti, pur avendo vissuto esperienze di due anni scolastici, non avevano mai avuto occasione di avere un contatto fisico, ed inoltre dimostravano difficoltà a mantenere il contatto oculare con tutti i loro compagni.

Proponendo attività di Edumovement® i ragazzi hanno potuto avere esperienza concreta della spazialità, del rispetto dello spazio vitale proprio ed altrui, del contatto fisico ed oculare reciproco e soprattutto hanno potuto condividere le proprie sensazioni. Ho proposto giochi di relazione, per riflettere sull’importanza dello “spazio vitale” e della privacy propria ed altrui, e giochi che stimolassero i sensi  sollecitando il loro uso per diminuire la propria vulnerabilità ed aumentare così il livello di attenzione.

Al temine delle proposte veniva offerto un momento per esprimere il proprio vissuto: pian piano i ragazzi  hanno iniziato ad esternare ciò che avevano provato in modo sempre più disinvolto.

Il maestro Spillere ha accompagnato nei successivi 3 incontri i ragazzi ad apprendere atteggiamenti preventivi, che potessero così aiutarli ad evitare episodi di aggressività e violenza. Successivamente ha introdotto alcune semplici tecniche per contrastare comportamenti prepotenti: queste lezioni hanno coinvolto attivamente ogni singolo ragazzo, che liberamente poteva esercitarsi con i compagni in un ambiente sicuro e protetto.

L’ultimo incontro è stato completamente centrato sulla presentazione del fenomeno sociale del “bullismo”, già affrontato durante le esercitazioni in palestra dal maestro e dalla professoressa, momento in cui alcuni ragazzi sono riusciti a raccontare in modo spontaneo le loro esperienze personali, introducendo così inconsapevolmente la tematica dell’ultimo incontro. Anche la trattazione di questo argomento è stata  volutamente resa coinvolgente, presentando ed analizzando alcuni episodi di adolescenti tratti dal sito della Polizia di Stato, ed attraverso la presentazione di slide che focalizzavano l’attenzione sulla sfera emotiva. Si è voluto infatti accompagnare i ragazzi ad una riflessione sulle emozioni delle persone coinvolte in un possibile episodio di bullismo, siano esse vittima o bullo, aiutanti o spettatori. I ragazzi hanno così potuto collegare le nozioni pratiche apprese in palestra con le argomentazioni sulla sfera emotiva e relazionale. Ho inoltre presentato ai ragazzi un questionario, da compilare in modo facoltativo ed anonimo, con domande sul rapporto interpersonale, sui propri stili di relazione e su eventuali esperienze di bullismo vissuto in prima persona o come spettatore. È stato positivo osservare che tutti i ragazzi, avendo compreso la finalità del percorso, hanno compilato il questionario, da cui si è potuto evincere che su un totale di 42 alunni, 11 hanno subito prepotenze (a livello verbale) e altrettanti ne hanno assistito, 15 ragazzi hanno subito aggressioni, comunicate nella maggioranza agli amici e solo in 5 casi agli adulti. Questi dati sono stati la base della relazione pedagogico clinica redatta e consegnata al Preside per delineare sia le finalità del percorso svolto e le osservazioni effettuate che i dati raccolti dal questionario che hanno permesso di avvalorare così l’importanza di questo percorso pratico educativo. 

Al termine dell’ultimo incontro alcuni ragazzi hanno piacevolmente espresso le loro idee, in particolare ha attirato l’attenzione di tutti una ragazza che ha proposto alla sua professoressa di suggerire al Preside di introdurre altri percorsi strutturati come quello appena vissuto da sviluppare in tutto l’anno scolastico. Un altro punto forza del percorso è stata la sinergia tra le tre diverse agenzie formative ed educative che, collaborando per lo stesso obiettivo, sono riuscite a trasmettere agli studenti di terza media il concetto di “persona”, come corpo e mente in un tutt’uno armonico.

Il tema del bullismo è stato affrontato in modo pratico e creativo, stimolando nella stessa persona un ascolto partecipato  ed una condivisione con gli altri: non sono state presentate nozioni da “mettere dentro” la propria sfera conoscitiva, ma le riflessioni sono nate dall’esperienza mirata e protetta svolta nell’ambiente scolastico, preposto alla crescita ed allo sviluppo della persona.

Partendo da un fenomeno sociale negativo, come il bullismo, si è camminato per giungere alla consapevolezza di un sé positivo ed armonico, capace di difendersi e di perseguire serenità e sana convivenza.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n.24/2011).

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