Una risposta alla malattia di Parkinson

L’idea di proporre un progetto  pedagogico clinico alle persone con malattia di Parkinson, scaturisce dall’incontro con l’Associazione di Promozione Sociale “Progetto Parkinson” della provincia di Treviso. Non trovando particolari aiuti dagli ospedali, il cui servizio è pressoché limitato alla diagnosi iniziale della malattia e alla terapia farmacologica, le persone colpite da Parkinson vivono una situazione di dispersione e uno stato di solitudine, a cui l’Associazione si è proposta di dare servizi alternativi e complementari. Il gruppo di tale progetto, nasce e si sviluppa intorno alla persona di Nevio, un insegnante, malato di Parkinson da più di dieci anni, che ha  studiato e sperimentato su se stesso i farmaci e ha sentito il bisogno  di promuovere nuove scienze e nuovi metodi, credendo in questo progetto come una opportunità innovativa.
Il nostro contributo di Pedagogisti clinici è stato ed è quello di realizzare un intervento rivolto alla persona che, nonostante la malattia, possiede comunque potenzialità che possono originare, se adeguatamente stimolate, effetti positivi e miglioramenti.
Le esperienze hanno tenuto conto dei principi e delle tecnologie pedagogico cliniche tratte da vari metodi, dimostratesi fondamentali per abbattere le barriere inibitorie, favorire scambi e interessi e creare un clima di partecipazione attiva.
Nelle persone malate di Parkinson si può osservare rigidità nei movimenti, uno scarso controllo dei segmenti corporei, scarsa capacità ad aumentare tensione e dinamismo ai movimenti. Alle difficoltà legate al movimento e al tremore, a cui si aggiunge spesso un sentimento di malessere e inquietudine e una scarsa accettazione del proprio stato, hanno trovato risposta le tecniche che costituiscono il metodo Edumovement®, offrendo al gruppo un diverso modo di comunicare e di cooperare, di sperimentare la spontaneità, la plasticità, di incrementare la fiducia nell’altro, di abbattere barriere legate alla malattia. In particolare le  coreografie di gruppo hanno alimentato rinnovati piaceri e promosse energie che li hanno spinti a organizzare quei  movimenti resi più difficoltosi dalla malattia.
Le tecniche del metodo Musicopedagogia® hanno originato e sviluppato cambiamenti, ridotta  l’ansia e migliorato il tono dell’umore. Opportunità confermate anche dalle ricerche effettuate negli Stati Uniti che dimostrano come “la musica permette ai malati di Parkinson di riguadagnare la capacità di organizzare ed eseguire i movimenti compromessi dalla malattia. La musica evoca una risposta in ogni persona che viene sfruttata per aiutarla a emanare uno specifico movimento fisiologico, come ad esempio il camminare. Il ritmo deve essere stimolante e la musica facile da ricordare.” (Michael Thaut, direttore del progetto della Colorado State University, 1994). Un particolare successo è stato raggiunto per mezzo delle “Forme Sonore” che permettono alla persona di immaginare e rappresentare i movimenti suggeriti dalla musica, anche quelli che quotidianamente sono più difficili da realizzare. Ulteriori stimoli sonoro-musicali hanno facilitato la concentrazione e il controllo dei segmenti corporei con esperienze posturali e di equilibrio che richiedono di sostenere e mantenere il corpo in una postura per poi con gradualità e con movimenti lenti giungere a mutazioni ed evoluzioni posturali. Fondamentali sono state anche le esperienze dinamico-respiratorie ed espressivo-vocaliche, al fine di vincere le rigidità e le alterazioni vibro-vocalico-sonore dovute al ridotto coordinamento dei muscoli e ogni processo di produzione che insidia la respirazione, la fonazione, l’articolazione e la prosodia.
Interart® e BonGeste sono altri due metodi tenuti presenti nel corollario degli aiuti per il ripristino di nuovi equilibri psico-fisici ed emotivo relazionali. L’Interart®utilizza diverse tecniche espressive rendendole parti integranti del proprio linguaggio, mette in scena come in un teatro, oggetti e personaggi, testi recitati a gesti, movimenti per rompere la staticità dell’immagine, poteri che costruiscono l’espansione delle descrizioni, caratterizzano personaggi e situazioni, enfatizzano determinate emozioni o stati d’animo”(…) “Il metodo prende in considerazione tutte le forme espressive: musica, poesia, pittura, scultura, disegno, danza. Il corpo, respirato, mobilizzato, risvegliato da sensibilità tattile e propriocettiva, liberato da condizionamenti, capace di armonia organizzativa, diventa passione e libertà di descrivere i propri moti interiori”. (A. Pesci, Metodo Inter Art®, edizioni Scientifiche Isfar, Firenze2005 pag. 7). Il metodo InterArt® è teso perciò a sviluppare le capacità espressivo-creative del soggetto e a far rimanere traccia della sua azione, mentre testimonia ogni suo benessere fisico e psichico. Il vissuto di Nevio, coordinatore del gruppo, ci ha ben introdotto sull’importanza di aiutare il soggetto a non assumere la classica postura china e curva in avanti, ciò che è stato possibile realizzare con il BonGeste, “un metodo che può favorire la prevenzione di quei soggetti che si propongono con scarse abilità e disponibilità negli apprendimenti e con alterazioni comportamentali. Individui spesso frenati, inibiti, ostacolati, limitati nell’attenzione, nella faticabilità, insufficienti nei processi mnestici, incerti nella discriminazione, nell’esplorazione, nell’inseguimento, con disordini cinetico-gestuali, con una immagine approssimativa del proprio schema corporeo e tante altre possibili difficoltà che  possono trovare nel Bon Geste un valido aiuto.
Il metodo coglie e valorizza le attitudini e la plasticità delle consistenze potenziali presenti nel soggetto fino ad aiutarlo, gradualmente, a giungere alla scoperta, alla conoscenza e alla valorizzazione di sé. Una preziosa ed insostituibile modalità di aiuto che si consolida con l’educazione al ritmo, al suono e al movimento fino a far conoscere e riconoscere alla persona il valore del gesto, reso visibile dalle tracce lasciate, inizialmente, in campo vuoto e poi sull’universo della parete attrezzata.” (G. Pesci, M. Mani , BON GESTE -Rappresentazione grafica dell’espressività gestuale, Edizioni Scientifiche Isfar-Firenze 2006, pag 4).
Il “Progetto Parkinson” ha dimostrato la validità degli aiuti pedagogico clinici che agiscono positivamente sulle potenzialità della persona; nel gruppo si sono evidenziati risultati assai significativi. Un successo che si può cogliere anche dalla richiesta da parte dell’’Associazione di Promozione Sociale “Progetto Parkinson”, di presentare il progetto alla commissione scientifica della seconda edizione dell’Incontro Internazionale “Unidos contra el Parkinson” che avrà luogo il prossimo Ottobre 2009 in Barcellona.

Giovanna Giacobini
Pedagogista Clinico®
Dalila Da Lio
 Pedagogista Clinico®